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Pensionati, tasse più basse per chi si trasferisce nei borghi: la proposta per ripopolare le aree interne

Pubblicato: 22/09/2026 14:22

Agevolazioni fiscali per convincere pensionati italiani e stranieri a trasferirsi nei piccoli borghi che stanno perdendo abitanti. È una delle proposte lanciate da Mario Pepe, presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, in vista della prossima legge di bilancio. L’idea è partire con un progetto pilota che coinvolga mille pensionati e cento piccoli Comuni, utilizzando il fisco come leva per riportare residenti, consumi e attività economiche nei territori più colpiti dallo spopolamento.

Il ragionamento parte da una constatazione semplice: molti pensionati italiani scelgono oggi di trasferire la propria residenza all’estero, approfittando di regimi fiscali convenienti e di un costo della vita più basso. Portogallo, Tunisia e Albania sono tra le destinazioni più citate. Secondo Pepe, invece di ostacolare questa mobilità bisognerebbe creare condizioni altrettanto vantaggiose anche in Italia, indirizzando una parte dei nuovi residenti verso Alpi, Appennini, isole e piccoli centri lontani dai grandi flussi turistici.

Mille pensionati per cento borghi

La proposta del presidente Covip è molto concreta: mille pensionati, ciascuno con una fiscalità fortemente agevolata, distribuiti in cento borghi italiani. Non si tratterebbe soltanto di aumentare il numero degli abitanti, ma di riattivare economie locali che negli ultimi anni hanno perso negozi, servizi, attività produttive e popolazione.

Un pensionato che trasferisce stabilmente la propria residenza porta infatti con sé consumi quotidiani, necessità sanitarie, domanda di servizi e, in molti casi, investimenti nella casa. Anche poche decine di nuovi residenti possono quindi avere un impatto significativo in un Comune di poche centinaia di abitanti.

Per Pepe bisogna fermare quello che definisce lo svuotamento demografico delle aree interne, evitando che piccoli centri continuino a scivolare verso marginalizzazione e abbandono.

Il confronto con chi sceglie di vivere all’estero

Uno dei punti centrali riguarda proprio i pensionati italiani che si trasferiscono fuori dal Paese. In diversi Stati esistono regimi fiscali più favorevoli rispetto a quelli italiani e il costo della vita può essere sensibilmente inferiore.

Per il presidente Covip queste scelte sono del tutto legittime, ma hanno una conseguenza per l’Italia: si perdono residenti, consumi e gettito fiscale. La soluzione, sostiene, non è introdurre vincoli alla libertà di trasferimento, ma rendere nuovamente conveniente scegliere il territorio italiano.

La fiscalità di vantaggio diventerebbe così uno strumento di politica territoriale, destinato soprattutto ai piccoli Comuni che non possono competere con le grandi città o con le località turistiche più ricche.

Case a un euro e incentivi fiscali

La misura potrebbe inoltre essere affiancata alle iniziative già adottate da numerosi Comuni italiani che vendono case abbandonate al prezzo simbolico di un euro, a condizione che gli acquirenti si impegnino a ristrutturarle.

Pepe cita l’esempio di Bellosguardo, in provincia di Salerno, suo paese di origine, che conta circa seicento abitanti. Secondo il presidente Covip, mettere insieme politiche comunali per recuperare il patrimonio immobiliare e incentivi fiscali nazionali per i pensionati potrebbe produrre un effetto molto più forte rispetto alle singole misure prese separatamente.

Il vantaggio sarebbe doppio: recuperare immobili che rischiano di restare vuoti e riportare popolazione stabile nei territori.

Una proposta che guarda alla legge di bilancio

Pepe vorrebbe inserire il tema nel confronto sulla prossima legge di bilancio, sostenendo che previdenza, sanità, demografia e crescita economica non possano più essere affrontate come compartimenti separati.

L’Italia deve fare contemporaneamente i conti con una popolazione sempre più anziana, una natalità ai minimi, percorsi lavorativi più frammentati e vaste zone del Paese che continuano a perdere residenti. Da qui la richiesta di costruire politiche capaci di guardare oltre il singolo esercizio finanziario. La fiscalità di vantaggio per i pensionati rappresenterebbe quindi soltanto una parte di un progetto più ampio sul futuro del welfare italiano.

L’idea del “salvadanaio previdenziale” fin dalla nascita

Tra le proposte più innovative avanzate dal presidente Covip c’è anche quella di iniziare a costruire la pensione fin dai primi anni di vita, attraverso una posizione individuale alimentata da famiglia e Stato.

Pepe immagina un meccanismo con versamenti fino a cento euro mensili, modulati in modo da garantire un sostegno maggiore ai nuclei economicamente più fragili. L’orizzonte sarebbe lunghissimo: sessanta o settant’anni di accumulo permetterebbero infatti ai rendimenti composti di trasformare somme relativamente contenute in un capitale significativo.

L’obiettivo sarebbe anche abbassare l’età media degli aderenti alla previdenza complementare. Oggi i fondi pensione italiani contano circa 10,5 milioni di iscritti con un’età media di 47 anni.

Più incentivi per i versamenti destinati ai figli

Alla stessa logica appartiene la proposta di modificare il trattamento fiscale dei versamenti previdenziali effettuati dai genitori per i figli minorenni.

Per le famiglie con redditi più elevati, Pepe suggerisce di aumentare la deducibilità fiscale. Per i nuclei con redditi più bassi, invece, potrebbe essere più efficace rafforzare la detraibilità Irpef.

L’obiettivo è rendere la previdenza complementare uno strumento utilizzato fin dall’infanzia e non una scelta affrontata soltanto quando il momento della pensione comincia ad avvicinarsi.

Covip anche sulla sanità integrativa

Nel progetto del presidente rientra inoltre un rafforzamento dei controlli sulla sanità integrativa. Pepe propone che questo settore entri pienamente nel perimetro di vigilanza della Covip.

La sanità integrativa gode infatti di agevolazioni fiscali che producono un mancato gettito per lo Stato. Secondo il presidente, proprio per questo deve essere verificabile la funzione sociale svolta dai fondi e dalle coperture sanitarie.

Il principio è che l’integrazione privata debba affiancare il Servizio sanitario nazionale senza trasformarsi in un sistema parallelo destinato a sostituire quello pubblico.

Le posizioni previdenziali senza titolare

Pepe interviene anche sul tema delle posizioni previdenziali silenti, cioè somme accumulate per le quali non è più immediatamente individuabile il titolare.

La priorità, precisa, deve essere quella di rintracciare il proprietario delle risorse e ricongiungere correttamente la posizione. Soltanto quando, dopo ricerche rigorose, questo risultasse impossibile si potrebbe prendere in considerazione un utilizzo alternativo del denaro.

L’ipotesi consiste nella creazione di un patrimonio separato da utilizzare come garanzia per gli investimenti dei fondi pensione nelle piccole e medie imprese italiane.

Più risparmio previdenziale nell’economia italiana

Il tema è particolarmente rilevante perché, secondo i dati citati da Pepe, su 262 miliardi di euro investiti dai fondi pensione italiani circa l’80% è destinato all’estero.

Il presidente Covip propone quindi di creare condizioni che permettano di indirizzare una quota maggiore di queste risorse verso l’economia reale nazionale, soprattutto attraverso investimenti nel capitale delle piccole e medie imprese, equity crowdfunding, veicoli specializzati e nuove quotazioni su Euronext Growth Milan.

La garanzia costruita con le posizioni silenti potrebbe servire a ridurre il rischio e ad attirare investimenti di dimensioni superiori alla dotazione iniziale.

Pensionati e borghi al centro di una strategia più ampia

La proposta delle tasse ridotte per chi sceglie i piccoli Comuni è quindi soltanto il tassello più immediato di un progetto molto più vasto. Pepe immagina un sistema nel quale previdenza, risparmio e fiscalità possano contribuire contemporaneamente alla protezione delle persone e allo sviluppo del territorio.

Per i borghi significherebbe recuperare residenti e attività economiche. Per i pensionati, avere nuove opportunità di vita con un trattamento fiscale più favorevole. Per lo Stato, evitare che una quota crescente di cittadini e dei loro consumi venga trasferita definitivamente all’estero.

Il progetto dovrà naturalmente essere tradotto in norme e coperture finanziarie prima di poter diventare operativo. Ma la questione che pone è destinata a rimanere centrale: se l’Italia vuole evitare che centinaia di piccoli centri continuino a svuotarsi, dovrà rendere conveniente non soltanto visitarli, ma tornarci a vivere.

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