
La linea del Movimento 5 Stelle sull’Ucraina non cambia: niente armi a Kiev e nessun arretramento rispetto alla posizione ribadita da Giuseppe Conte alla chiusura di Nova, a Milano. Una presa di posizione che riaccende le tensioni nel campo largo e mette in difficoltà il Partito democratico, dove cresce la preoccupazione per il vantaggio politico conquistato dall’ex presidente del Consiglio sul terreno del pacifismo.
Nel Pd nessuno si aspettava una svolta dei Cinque Stelle, ma la manifestazione milanese ha confermato quanto Conte sia riuscito negli ultimi mesi a occupare uno spazio politico molto riconoscibile, nonostante il Pd disponga di un consenso elettorale e di una struttura organizzativa più ampi. Il timore tra i dem è che il leader pentastellato sia riuscito a imporre nel centrosinistra una contrapposizione semplice e potenzialmente efficace anche sull’elettorato democratico: da una parte chi rivendica il disarmo e la pace, dall’altra chi continua a sostenere anche militarmente l’Ucraina.
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Nel Pd cresce l’insofferenza verso Conte
A preoccupare il Nazareno è anche il diverso margine di manovra dei due alleati. Conte può alzare il livello dello scontro, minacciare una rottura e, soprattutto in presenza di una nuova legge elettorale proporzionale, arrivare a ipotizzare una corsa autonoma del M5S. Il Pd, al contrario, continua a rivendicare la necessità di tenere insieme la coalizione e appare molto più vincolato alla strategia unitaria.
Tra i riformisti democratici il malessere è ormai evidente. Lia Quartapelle ha accusato Conte di insistere contro gli aiuti all’Ucraina fino al punto da far dubitare della sua reale volontà di costruire una coalizione attorno a una comune idea di Europa. Il timore è che, nel migliore dei casi, si possa arrivare soltanto a un compromesso lessicale nel programma comune, magari attenuando il riferimento esplicito al sostegno militare. Nel peggiore, invece, la divergenza potrebbe trasformarsi in una frattura politica vera.
Il confronto è destinato a riaccendersi il 26 settembre a Prato, quando l’area riformista del Pd si riunirà per una nuova assemblea nazionale. La tensione non riguarda però soltanto i democratici. Anche Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha fatto sapere che il suo partito non potrebbe partecipare a una coalizione nella quale prevalesse una linea ritenuta troppo debole di fronte all’imperialismo di Putin.
Il Nazareno prova a evitare lo scontro
La strategia ufficiale del Pd resta quella di non alimentare la polemica. Francesco Boccia ha provato a ridimensionare le distanze, sostenendo che da Nova non sarebbe emerso un abbandono dell’Ucraina, ma una contrarietà al riarmo degli Stati nazionali e una richiesta di rafforzare il ruolo della diplomazia europea. Il capogruppo dem ha inoltre ricordato le divisioni esistenti anche nel centrodestra tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani sulla politica internazionale.
Anche Matteo Orfini ha richiamato la linea seguita dal Pd in Parlamento, ricordando che il partito ha sempre votato a favore degli aiuti all’Ucraina e che Elly Schlein ha più volte confermato il sostegno anche militare a Kiev. Resta però aperto il nodo politico: capire se la strategia della pazienza e dell’unità porterà davvero a una sintesi oppure finirà per rafforzare ulteriormente Conte, fino a trasformare le future primarie del campo largo in un terreno di scontro ancora più difficile per il Pd.


