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“C’è un bimbo rimasto senza padre”. Ladro ucciso, riesplode la polemica

Pubblicato: 23/09/2026 18:19

Un drammatico tentativo di furto si è trasformato in tragedia a Baldissero d’Alba, dove il trentaseienne Gjovalin Lazri ha perso la vita dopo essere stato raggiunto da due proiettili. L’uomo è stato colpito alla scapola e al collo mentre cercava di fuggire da un casolare, al termine di un blitz notturno finito nel peggiore dei modi con un esito mortale improvviso.

A fare fuoco è stato Roberto Mollo, un camionista di trentacinque anni che ha esploso ben 13 colpi di pistola su un totale di 15 presenti nel caricatore. L’uomo, che inizialmente aveva sostenuto di aver sparato nel buio spinto dal terrore, si trova ora ufficialmente iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato per accusa di omicidio.

Gli inquirenti mettono seriamente in dubbio la versione dell’aggressore: gli accertamenti balistici indicano che gli spari sarebbero stati indirizzati dal balcone del primo piano verso soggetti ben visibili. Nonostante l’oscurità, i malviventi impugnavano infatti delle torce e si trovavano ad appena trenta metri di distanza, rendendo meno plausibile la tesi del tiro al buio.

Sul corpo del trentaseienne è stata completata l’autopsia alla presenza dei consulenti di parte nominati dalla difesa dell’indagato. Saranno proprio gli esami medico-legali e le successive verifiche sulla traiettoria dei proiettili a chiarire in modo inconfutabile l’esatta dinamica del fatto avvenuto all’interno della proprietà.

La vittima, gestore di un locale di periferia con passati guai giudiziari, aveva provato a cambiare vita. Le difficoltà finanziarie legate alla gestione della propria attività potrebbero averlo spinto a riallacciare i contatti con ambienti criminali per reperire denaro immediato, spingendolo ad aggregarsi alla banda per il colpo.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, il gruppo puntava ad attrezzi da lavoro e materiale edile stoccato nel cortile, ipotizzando che la struttura fosse incustodita. Di parere opposto la difesa dell’indagato, secondo cui i malviventi stavano tentando di fare irruzione nell’abitazione, scatenando una forte paura per l’incolumità del residente.

Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti tecnici, la tragedia lascia dietro di sé strascichi dolorosi sul piano umano e familiare. L’avvocata della compagna del trentaseienne ha ricordato l’impatto devastante dell’accaduto su una donna improvvisamente rimasta sola e su un bambino senza padre.

La vicenda riaccende l’intenso dibattito pubblico sul tema dei confini della legittima difesa e sulla reazione armata di fronte alle intrusioni private. Spetterà ora alla magistratura stabilire se la reazione del camionista sia stata dettata da uno stato di necessità o se si tratti di un eccesso punibile.

In attesa dei risultati definitivi delle perizie, la comunità locale resta profondamente scossa da un episodio di sangue che evidenzia le crescenti tensioni legate alla sicurezza domestica. Un capitolo giudiziario complesso che attende ancora di scrivere la sua verità processuale.

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