
Una dura esternazione durante un’intervista radiofonica ha visto protagonista il leader di Azione, Carlo Calenda. Intervenuto come ospite nel programma Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, condotto da Giorgio Lauro e Nancy Brilli, il senatore ha reagito con toni particolarmente accesi alle provocazioni di un radioascoltatore relative ai suoi compensi e al suo ruolo parlamentare. L’episodio è scaturito dall’ascolto di un messaggio vocale inviato da uno spettatore, il quale chiedeva ironicamente a Calenda perché non tornasse a svolgere le sue precedenti attività dato che in passato guadagnava di più.
Di fronte alla sollecitazione, il segretario di Azione ha risposto con estrema durezza lanciandosi in un attacco diretto. «Questo paese ha un certo numero di cogi, tipo te*, che votano, alla fine quello che succede è che eleggono degli idioti, che distruggono il Paese», ha sbottai in diretta il parlamentare. Un’uscita che ha spiazzato i conduttori, spingendoli a chiedere se l’epiteto riservato all’ascoltatore non fosse del tutto fuori luogo.
Oggi a #ugdp #Radio1 il leader di @Azione_it @CarloCalenda a @matteorenzi: 'vergognoso che non abbia presentato la dichiarazione dei #redditi, @GiuseppeConteIT lo obblighi a farlo per stare nel campo largo. Perché #Renzi evita? Perché secondo me prende soldi da chiunque'. pic.twitter.com/JMI6tS68SX
— Un Giorno da Pecora (@1giornodapecora) September 23, 2026
La replica del leader politico non si è fatta attendere, difendendo la propria reazione come un atto di trasparenza nei confronti del pubblico. «Io sono molto diretto. Non ho detto coge a lui*, intendevo dire che è pieno di persone che fanno queste domande idiote», ha precisato Calenda. «E comunque tra uno che rinuncia a quattro quinti dello stipendio per lavorare per persone come lui, mentre qualcuno con la politica ci si è arricchito, c’è una bella differenza», ha poi rivendicato durante il prosieguo della trasmissione.
Nel corso dell’intervista, il senatore ha affrontato anche i temi delle future prospettive elettorali per la sua formazione politica. Mostrandosi decisamente ottimista per i prossimi appuntamenti con le urne, il fondatore del partito si è detto sicuro che «alle elezioni Azione prenderà tra il 5% e l’8%», tracciando così l’asticella delle proprie ambizioni nel quadro delle opposizioni.
Il discorso si è poi spostato sulle dinamiche di alleanza e sui rapporti sempre più tesi con i leader degli altri schieramenti. Calenda ha rivolto un appello venato d’ironia al presidente del Movimento 5 Stelle: «Giuseppe Conte ti supplico di ‘prenderti’ Matteo Renzi nel campo largo», esortando l’ex premier ad assumere la guida delle trattative per la coalizione progressista.
L’affondo principale ha riguardato la trasparenza patrimoniale, tema su cui il segretario di Azione ha attaccato duramente il fondatore di Italia Viva. «Peraltro Renzi è l’unico a non aver presentato la dichiarazione dei redditi, Conte lo convinca a presentarla, magari lo convince», ha incalzato Calenda dal microfono della radio, sollevando il caso tra i banchi di Palazzo Madama.
La questione della documentazione fiscale dei parlamentari è stata posta con forza al centro del dibattito d’attualità politica. «Non capisco perché tutti noi senatori abbiamo presentato la dichiarazione dei redditi, perché Renzi è l’unico che non l’ha presentata e continua a non farlo? La trovo una cosa vergognosa», ha ribadito l’ospite chiedendo chiarimenti immediati sul rispetto delle norme.
Secondo il leader di Azione, la palla passerebbe ora direttamente al campo delle condizioni per la costruzione della futura coalizione. «Conte dovrebbe dire a Renzi che per stare nel Campo Largo è obbligato a presentare la dichiarazione, e se gliela mettesse così lui lo farebbe, visto che fa qualunque cosa gli chieda il leader 5S», ha proseguito Calenda nella sua analisi politica.
In conclusione dell’intervento, il parlamentare ha sollevato pesanti dubbi sulla congruità tra i compensi pubblici e il patrimonio del collega senatore. «Secondo me prende soldi da chiunque», ha azzardato velenoso Calenda. «Lui dichiarava tre milioni di euro: vi risulta che il Senato ti dà quelle cifre?», ha chiosato il segretario, riaprendo una forte polemica sulle entrate extra-parlamentari.


