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Garlasco, cosa si sa sull’incontro tra il generale Garofano e i pm: le prime indiscrezioni

Pubblicato: 26/09/2026 09:49

Ha deciso di non rilasciare dichiarazioni l’ex generale Luciano Garofano, sentito ieri 25 settembre in Procura a Pavia alla vigilia della chiusura delle indagini su Andrea Sempio. Prima di consegnare l’avviso di conclusione indagini alla difesa, i magistrati – che dall’inizio del 2025 indagano per la terza volta l’amico di Marco Poggi – hanno deciso di ascoltare i carabinieri del Ris di Parma che nel 2007 entrarono nella villetta di Garlasco nelle ore successive il ritrovamento del corpo di Chiara Poggi. Nei mesi successivi il Ris aveva eseguito tutti gli accertamenti scientifici sotto la guida dell’ufficiale Garofano: i primi risultati avevano portato ai sospetti su Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio.

Dalle prime indiscrezioni non si sarebbe parlato della traccia 33, ovvero quella impronta parziale di mano destra sulla parete destra delle scale interne dove è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi. Nel 2007 quella impronta venne notata e l’intonaco analizzato completamente, ma non emersero elementi utili. Il 20 maggio 2025 la Procura di Pavia ha associato quella traccia all’attuale indagato. A riguardo erano già stati sentiti gli ufficiali del Ris in servizio a Parma nel 2007, i quali avevano riferito di aver notato la traccia perché sembrava “bagnata”, ma le analisi non diedero esiti. Essendo l’intonaco consumato allora, oggi gli accertamenti si basano su vecchi dati e foto.

I dubbi sui pedali della bicicletta e i nodi procedurali

Di cosa hanno parlato dunque durante l’interrogatorio? L’oggetto del colloquio potrebbero essere stati i pedali della bici di Alberto Stasi su cui è stato trovato il materiale genetico di Chiara Poggi, attribuibile a sangue o a sudore. Per i giudici della Corte d’Appello bis di Milano questo è stato uno degli elementi chiave per condannare Stasi, poiché nelle scanalature dei pedali del modello “Umberto Dei” è stato riscontrato il DNA della vittima. Per i giudici, Stasi sarebbe risalito sulla bicicletta con le scarpe imbrattate di sangue e avrebbe successivamente sostituito i pedali per depistare le indagini.

Se venisse confermato che il colloquio si sia concentrato su una delle prove cardine della condanna, i magistrati dovrebbero spiegarne il motivo, poiché la Procura di Pavia si occupa delle accuse su Andrea Sempio e non della revisione del processo a Stasi, spettante alla Procura generale di Milano o alla difesa. Un caso simile in Italia non si è mai verificato: mai un indagato ha rischiato il processo per un reato per cui c’è già un condannato definitivo. Se la Procura chiedesse il rinvio a giudizio per Sempio, il gup difficilmente potrà mandarlo a dibattimento senza una previa revisione e assoluzione per Stasi. Intanto si attende la seconda chiusura indagini per Sempio.

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