
Una telefonata al 112 fatta con voce tremante, confusa, quasi incomprensibile. Un ragazzo di 26 anni che dice di aver fatto del male a qualcuno e una madre che gli strappa il telefono di mano per urlare agli agenti di arrivare subito. Poi il ritrovamento agghiacciante in un appartamento alla periferia nord di Torino, un corpo fatto a pezzi, teli, cemento e l’idea di gettare tutto in un fiume. Una storia di droga, di due notti senza dormire, di allucinazioni e di un massaggio cardiaco praticato per due ore su un uomo già morto. È il delitto più efferato degli ultimi mesi a Torino, che ha come protagonista un giovane di Chivasso e una professoressa di 47 anni che da giorni non si presentava a scuola.
Ucciso e fatto a pezzi a Torino, parla la madre del fermato e l’avvocato del ragazzo
Christian Matheus De Oliveira Morando è accusato di aver ucciso il 39enne Fabio Colapietro; con lui anche due donne, tra cui la prof inquilina dell’appartamento. Mi ha detto cose molto confuse: che lui era disperato, continuava a piangere, era sconvolto. Queste le parole, rivolte ai giornalisti al citofono, della madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, il 26enne di Chivasso, fermato nella serata di venerdì 25 settembre per l’omicidio di Fabio Colapietro, di 39 anni, il cui cadavere è stato ritrovato, dopo essere stato fatto a pezzi, la notte precedente in un appartamento alla periferia nord di Torino. Il giovane è il principale indiziato dell’omicidio. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, ha aggiunto la madre, anche lei sconvolta per quanto accaduto. Io non conosco nessuna delle persone che frequenta. Io frequento tutt’altra gente. Lui non abitava più qua da una vita.
La chiamata al 112 con voce agitatissima e la confessione alla madre prima dell’arresto
È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io come state mettendo sui giornali, ha aggiunto la donna. Però lui quando parlava con il 112, parlava molto agitato, non si capiva bene. Gli hanno chiesto se c’era qualcuno e ha detto c’è mia madre. Mi ha passato il telefono e allora ho parlato, dicendo agli agenti di accorrere immediatamente perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno. Una telefonata drammatica che ha permesso ai carabinieri di intervenire immediatamente nell’appartamento di via Madonna di Campagna, dove hanno fatto la macabra scoperta. Il corpo di Fabio Colapietro era già stato sezionato e avvolto in teli, pronto per essere occultato. Una scena che ha lasciato sotto shock anche gli investigatori più esperti.
Insieme al 26enne sono state fermate altre due donne con l’accusa di favoreggiamento e concorso nella soppressione di cadavere: Keith Butig, 22 anni, e Nicole Formichetti, l’inquilina dell’appartamento incriminato, una professoressa di 47 anni, originaria di Rieti, che vive in affitto nella casa. E che, stando al racconto del personale della scuola, non si sarebbe mai vista dall’inizio delle attività didattiche. Le indagini proseguono, ma stando a una prima ricostruzione, l’omicidio si sarebbe consumato dopo un festino a base di alcol e droga. Due notti di eccessi, di sostanze pesantissime, di un mix letale che avrebbe portato alla tragedia. L’appartamento della prof, una casa apparentemente normale in un quartiere popolare di Torino, si sarebbe trasformato in un luogo di spaccio e consumo continuo.
“Ha ammesso ma è confuso”, il racconto dell’avvocato dopo l’udienza
A parlare dopo l’udienza di convalida nel carcere di Lorusso-Cutugno di Torino, è l’avvocato Wilmer Perga, legale di Matheus De Oliveira Morando: Quando si sono accorti che era morto, hanno praticato un massaggio cardiaco per circa un paio d’ore e successivamente hanno cominciato a pensare a come disfarsi del corpo. Poi ancora: È confuso, ma ha ammesso. Morando, secondo l’avvocato, ha detto di non ricordare assolutamente se è stato o meno lui a fare a pezzi il cadavere o uccidere il 39enne, però da solo non l’ha fatto. È molto confuso, non ricorda bene come, ma sono andati fuori, hanno comprato i teli, il cemento, avevano l’intenzione poi di buttare i pezzi in un fiume. Un piano agghiacciante, studiato nei dettagli, per far sparire ogni traccia del delitto e gettare i resti della vittima in acqua.
Il 26enne ha poi indicato al legale tutte le sostanze stupefacenti che ha assunto: mdphp, crack, lsd, funghi allucinogeni, cannabis, super alcolici, questo per due notti. Sempre stando alle parole dell’avvocato Perga, Morando era in cura anche al Centro di salute mentale, una persona borderline oltre che dipendente da droghe pesanti. Non sta mangiando e ha paura, vorrebbe andare in una struttura in cui possano curarlo. Poi ancora: Parlerò con la dottoressa e la psicologa che lo assistono al Sert per vedere se i problemi che possano incidere. La difesa punta quindi sul grave stato di alterazione mentale dovuto all’abuso di sostanze e sui problemi psichiatrici già diagnosticati al giovane, che ora si trova in carcere in attesa degli interrogatori e degli esami tossicologici che dovranno chiarire definitivamente le cause della morte di Fabio Colapietro.


