
Quando l’ossessione per una relazione passata sfocia in un gesto scellerato capaci di insanguinare la strada e spezzare la tranquillità di una famiglia, la figura della presunta responsabile finisce inevitabilmente sotto i riflettori della cronaca e della giustizia. Tra indiscrezioni sulla sua vita privata, contestazioni di reati gravissimi e il disperato tentativo dei legali di ridimensionare la dinamica dell’impatto ad una sfortunata coincidenza, l’identità della giovane automobilista diventa il perno centrale di un’inchiesta complessa. Una vicenda torbida che intreccia rancori mai sopiti, testimonianze drammatiche e la corsa in ospedale per salvare un bambino rimasto vittima dell’accaduto.
Si chiama Camilla D’Alessandra, ha 24 anni e risiede nel comune di Nichelino, nella cintura urbana del capoluogo piemontese, dove convive insieme alla madre. È proprio attorno alla figura di questa ventiquattrenne che si concentrano le indagini dei carabinieri a seguito di quanto accaduto sabato 26 settembre a Torino, nell’intersezione tra via Pinelli e via dell’Industria, nel quartiere San Donato-Cit Turin. La giovane, indicata dagli investigatori come l’ex compagna del padre del bimbo travolto, si trova ora reclusa presso la struttura carceraria Lorusso e Cutugno con le pesantissime accuse di tentato omicidio e lesioni personali aggravate.
Secondo la ricostruzione fornita dal genitore del piccolo, Camilla D’Alessandra avrebbe prima avuto un diverbio con lui culminato in uno schiaffo, per poi mettersi alla guida della sua Fiat Panda gialla puntando con decisione verso il gruppo familiare e travolgendo il bambino di 5 anni.
Le tesi difensive dell’avvocato Scaramozzino e le condizioni della vittima
Mentre la giovane resta in attesa dell’interrogatorio, l’avvocato Scaramozzino, suo difensore, cerca di fare chiarezza sulla posizione della ragazza: «Il fatto che la ragazza e il padre del bambino si conoscessero, non esclude automaticamente l’incidente. Quella dell’incidente è un’ipotesi che terrei in piedi, con la particolarità che le persone si conoscessero». Il legale mette poi in discussione la volontarietà della manovra attribuita alla sua assistita: «Dalle condizioni del bimbo credo si possa parlare del fatto che il piccolo sia stato urtato, abbia avuto un contatto con l’auto, non che sia stato investito. Ma non ho ancora elementi sufficienti e non ho potuto parlare con la ragazza, quindi sono soltanto ipotesi».
Analizzando le dichiarazioni rese dal padre della giovane vittima, l’avvocato Scaramozzino puntualizza: «Sembrerebbe che il padre del piccolo l’abbia riconosciuta e che da lì sia emersa la contestazione di volontarietà del gesto. Io non so in che rapporti fosse col padre del bambino, non so se sia l’ex compagno. So soltanto che sarebbe stato quest’uomo a dire di conoscerla. Non so se nel momento di panico di vedere l’accaduto il padre abbia detto ‘la conosco, l’ha fatto apposta’, o se sia stata una coincidenza».
Sulla presunta fuga di Camilla D’Alessandra, il difensore riporta quanto riferito dai familiari: «La madre della ragazza, che però non era con lei, sa che non è scappata. Non so se sia scesa dall’auto subito, ma poi era sul luogo dell’incidente, da ciò che sappiamo, ed è lì che è stata fermata. Non so se a cento metri o a un metro da dove c’era il bimbo», aggiungendo inoltre che «Sembrerebbe che in auto con lei ci fosse un compagno, un amico, e che alla guida ci fosse però lei». Nel frattempo il bambino, soccorso dal 118 di Azienda Zero, resta ricoverato in Chirurgia all’ospedale infantile Regina Margherita diretto dal dottor Fabrizio Gennari con trauma toraco-addominale e prognosi di 30-40 giorni, fortunatamente non in pericolo di vita.


