
La “impronta 33” potrebbe essere stata lasciata da una mano sporca di sangue. È uno degli elementi che emergono dalle nuove consulenze depositate dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Gli accertamenti, condotti dal Ris di Roma, hanno riguardato anche le caratteristiche dell’intonaco sul quale venne trovata l’impronta e la possibile presenza di tracce ematiche non rilevate dalle analisi effettuate all’epoca.
Al centro della nuova consulenza c’è proprio l’impronta 33, un’impronta di palmo rinvenuta sulla parete delle scale che conducono alla cantina della villetta di via Pascoli, non lontano dal corpo di Chiara Poggi. Per capire perché i vecchi esami non avessero rilevato sangue o materiale genetico, gli specialisti hanno effettuato una vera e propria sperimentazione su tre differenti tipologie di supporto murario, utilizzando porzioni di intonaco insanguinato.
I risultati, secondo la Procura, hanno evidenziato un elemento importante: nonostante nei campioni fosse stata accertata la presenza di emoglobina, i test per quantificare il materiale genetico e quelli finalizzati a confermare la presenza di sangue potevano restituire esito negativo. La spiegazione indicata dagli esperti è l’effetto inibente dell’intonaco, in particolare delle componenti minerali alcaline presenti nel particolato.

In altre parole, secondo la consulenza, il fatto che le analisi eseguite all’epoca non avessero dato risultati positivi non dimostrerebbe necessariamente l’assenza di sangue o di Dna sulla parete. La composizione dell’intonaco avrebbe potuto interferire con i test e rendere impossibile individuare le tracce. Un elemento che, nella ricostruzione della Procura, rafforza l’ipotesi che la “33” possa essere stata un’impronta insanguinata.
Gli investigatori hanno poi concentrato l’attenzione sulla scarpa Frau numero 42, uno degli elementi più discussi nella ricostruzione dell’omicidio. Sul pavimento della villetta di via Pascoli erano state individuate diverse tracce di sangue di forma puntiforme, attribuite alla suola di una scarpa. I nuovi accertamenti antropometrici, si legge nella nota della Procura, non hanno evidenziato un’incompatibilità fisica tra il piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa analizzata.
Non solo. Le dimensioni della Frau modello 42, considerate nella consulenza acquisita dagli inquirenti, risulterebbero compatibili con le misure del piede di Sempio. Si tratta, tuttavia, di un dato di compatibilità e non dell’identificazione dell’indagato come autore della traccia: la consulenza, infatti, non stabilisce che quella scarpa sia stata necessariamente indossata da Sempio.
Resta invece senza una conclusione l’approfondimento di carattere psichiatrico disposto dalla Procura. Il professor Roberto Catanesi non ha potuto completare gli accertamenti perché Sempio ha legittimamente rifiutato di sottoporsi al colloquio clinico. Dall’esame della documentazione disponibile sarebbero comunque emersi elementi di interesse, ma secondo lo stesso consulente sarebbe indispensabile un confronto diretto con l’indagato. Per questo motivo, la Procura ha comunicato che gli accertamenti sulle sue capacità sono al momento sospesi.

Le nuove consulenze sono state depositate insieme alla chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio. La Procura di Pavia considera gli accertamenti parte del quadro investigativo costruito sull’omicidio di Chiara Poggi, ma saranno ora gli sviluppi giudiziari a stabilire quale peso potranno avere questi elementi. Intanto i legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, contestano la lettura della Procura e sostengono che non siano emersi elementi realmente nuovi rispetto alle prove già esaminate nei procedimenti a carico di Alberto Stasi.
«Ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte d’Appello», hanno affermato i legali della famiglia Poggi, sostenendo che i nuovi dati riproporrebbero questioni probatorie già note. La partita giudiziaria sul delitto di Garlasco resta dunque aperta: da una parte le nuove analisi della Procura, dall’altra le contestazioni dei legali della famiglia della vittima, mentre saranno gli organi giudiziari a valutare il significato e la rilevanza dei nuovi elementi raccolti.


