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“Gli aggressori lo hanno tenuto…”. David Rossi, ricostruita la sua morte: ora la notizia

Pubblicato: 28/09/2026 15:31

Quando l’ombra del dubbio continua ad allungarsi su uno dei gialli più intricati del nostro Paese, la ricerca scientifica della verità tenta di superare gli abissi dell’incertezza attraverso verifiche sperimentali senza precedenti. Tra tentativi di riprodurre scenari fisici complessi, l’analisi clinica di dettagli anatomici e l’impiego di periti d’eccezione in strutture d’avanguardia, il lavoro d’indagine cerca di fare piena luce su attimi drammatici che hanno segnato una pagina dolorosa della cronaca nazionale. Una ricostruzione meticolosa che punta a dissolvere i punti oscuri di una vicenda mai del tutto chiarita, scardinando vecchie certezze per restituire giustizia e dignità alla memoria di chi non c’è più.

Un test d’altissima precisione è stato recentemente allestito all’interno della palestra dell’Università del Foro Italico per fare definitiva luce sul decesso di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di MPS precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. Per ricreare le medesime condizioni strutturali, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del manager senese, sotto la guida del presidente Gianluca Vinci, ha fatto riprodurre un infisso identico a quello della sede del Monte dei Paschi di Siena, impiegando nelle prove un carabiniere atleta con massa corporea e corporatura analoghe a quelle della vittima.

Gli accertamenti peritali sono stati delegati al medico Robbi Manghi, all’ortopedico Marco Nigrisoli e al tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori. La relazione intermedia presentata dall’organismo parlamentare lo scorso marzo ha già spazzato via l’ipotesi del gesto volontario, avvalorando la pista di un’azione omicida scaturita da un’aggressione condotta da almeno due individui. Secondo tale quadro, il manager era vigile, tentò di opporsi e venne sospeso nel vuoto dagli assalitori prima di cadere.

Le valutazioni scientifiche dei periti sulla dinamica dell’aggressione

Nel corso degli esperimenti condotti al Foro Italico si è cercato di verificare la compatibilità di questa sequenza drammatica. Il consulente tecnico Marco Nigrisoli ha chiarito l’esito dei rilievi lesionali: «La perizia conferma che gran parte delle lesioni di David Rossi sono state procurate da un meccanismo di aggressione che lui ha subito. Al netto delle lesioni dell’impatto del corpo al suolo, altre sono incompatibili con la precipitazione. Ad esempio la frattura capitello radiale sinistro, emersa da una tac, è compatibile con meccanismo indiretto di leva esercitata da una terza persona che agisce sull’arto superiore sinistro. Dunque tutto è molto compatibile con un fatto aggressivo».

A completare il quadro delle valutazioni medico-legali è intervenuto anche il consulente Robbi Manghi, confermando l’origine esterna dei traumi rilevati sul corpo della vittima: «Quella sera non è successo nulla che Rossi si sia procurato da solo prima della precipitazione, evento procurato da terzi dopo un’aggressione: questo è un dato certo». Gli esiti delle prove pratiche verranno ora allegati agli atti conclusivi dell’inchiesta parlamentare.

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