
Il risultato di Roberto Vannacci non ha prodotto il terremoto temuto a Palazzo Chigi, ma per Giorgia Meloni il problema resta aperto. Dopo il voto in Calabria, nella cerchia della presidente del Consiglio prevale il sollievo per uno scenario che avrebbe potuto essere molto più complicato: Futuro nazionale si è fermato all’11% e il centrodestra ha comunque conservato un vantaggio netto sul centrosinistra. Ma proprio quella percentuale viene considerata un segnale da non ignorare.
Secondo le valutazioni che circolano ai vertici di Fratelli d’Italia, una parte consistente del risultato di Vannacci sarebbe legata alle preferenze personali raccolte sul territorio, mentre soltanto una quota più ridotta rappresenterebbe un consenso politico trasferibile automaticamente sul piano nazionale. Resta però un dato a doppia cifra che potrebbe pesare nelle prossime elezioni politiche, soprattutto se non ci saranno altri appuntamenti elettorali capaci di misurare l’evoluzione dei rapporti di forza.

Meloni punta tutto sulla nuova legge elettorale
Il vero passaggio decisivo, per la maggioranza, arriverà il 9 ottobre, quando la Camera sarà chiamata a votare a scrutinio segreto sulla nuova legge elettorale, il cosiddetto Melonellum. Meloni considera la riforma essenziale per modificare lo scenario politico e ridurre il peso di eventuali formazioni concorrenti alla destra della coalizione.
Durante il vertice a Palazzo Chigi con Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, la premier avrebbe chiesto agli alleati di tenere compatti i rispettivi gruppi parlamentari. La convinzione è che, con il nuovo sistema, la competizione possa trasformarsi in uno scontro più diretto tra Meloni ed Elly Schlein, uno schema che la presidente del Consiglio considera più favorevole rispetto alla semplice somma dei voti dei partiti.
Parallelamente, la strategia politica passa dal tentativo di recuperare consenso sul terreno occupato da Vannacci. L’obiettivo è coprire il fianco destro, insistendo sui temi identitari e della sicurezza. In questa chiave vengono lette anche alcune recenti iniziative del governo, dal decreto sulla scuola alle norme sul burqa.
Sul fronte economico, invece, Palazzo Chigi guarda soprattutto al caro energia, considerato uno dei punti più delicati per il consenso della maggioranza. Le misure concordate con Eni e Ip vengono valutate positivamente, ma la premier starebbe già pensando a nuovi interventi capaci di accompagnare il governo verso i primi mesi del 2027 e quindi verso la campagna elettorale.
Milano divide Tajani e Salvini
Se il risultato calabrese ha ridimensionato almeno per ora il rischio rappresentato da Futuro nazionale, un’altra partita preoccupa il centrodestra: le elezioni comunali di Milano del 2027.
Durante il vertice di governo è emersa ancora una volta la difficoltà nel trovare un candidato condiviso. Tajani e Salvini non intendono sostenere Maurizio Lupi, ma restano divisi sull’alternativa. Il leader di Forza Italia spinge per Matteo Perego, mentre il segretario della Lega sostiene Silvia Sardone.
Una sfida che intreccia anche gli equilibri interni ai due partiti. Salvini guarda al prossimo congresso della Lega, mentre Tajani deve consolidare la propria leadership e mantenere saldo il rapporto con l’area berlusconiana. Per il momento Meloni osserva lo scontro senza imporre una soluzione.
Il quadro, dunque, resta aperto. Il voto calabrese ha evitato al centrodestra uno scenario peggiore, ma l’11% di Vannacci ha mostrato che alla destra della maggioranza esiste uno spazio politico reale. Ed è proprio su quel terreno che Meloni prepara la prossima battaglia.


