
La sentenza sul caso Giulio Regeni riapre il nodo politico dei rapporti tra Italia ed Egitto, ma il governo sceglie la prudenza. Giorgia Meloni, interpellata a Praga sulle possibili iniziative dell’esecutivo dopo le condanne per il sequestro, le torture e l’uccisione del ricercatore italiano, esclude per ora una rottura diplomatica con il Cairo e rivendica la necessità di mantenere aperti i canali politici con il presidente Abdel Fattah al-Sisi.
La presidente del Consiglio ha ricordato innanzitutto che quella pronunciata è una sentenza di primo grado e che ogni eventuale iniziativa dovrà quindi essere valutata «nei modi e nei tempi» previsti. Meloni ha ribadito la vicinanza alla famiglia Regeni e la determinazione dello Stato italiano a ottenere verità e giustizia, ricordando che l’Italia è costituita parte civile nel processo. Ma ha anche chiarito la linea dell’esecutivo: interrompere il dialogo con l’Egitto, secondo Palazzo Chigi, potrebbe rendere più difficile e non più semplice raggiungere questi obiettivi.
Il nodo dell’estradizione e del risarcimento
Sul tavolo restano però due questioni politicamente molto delicate. La prima riguarda l’eventuale richiesta di estradizione dei condannati. Il governo può sostenere che, in assenza di una sentenza definitiva, i tempi non siano ancora maturi per una decisione. Più immediata è invece la questione economica: il tribunale ha riconosciuto allo Stato italiano un risarcimento di circa 500 mila euro, somma sulla quale Palazzo Chigi dovrà stabilire se e come procedere.
È proprio questo passaggio a creare imbarazzo nell’esecutivo. Per anni il governo italiano ha difeso la distinzione tra rapporti diplomatici e attività della magistratura, sostenendo di non poter interferire nel procedimento giudiziario. Una richiesta formale di pagamento avanzata direttamente dal governo avrebbe però inevitabilmente anche un valore politico nei confronti del Cairo.
La linea prevalente resta quella della cautela diplomatica. Alla Farnesina viene sottolineato il ruolo strategico dell’Egitto su numerosi dossier che coinvolgono direttamente l’Italia: dai flussi migratori alla Libia, da Gaza al Sudan, fino all’energia, alla sicurezza e alla lotta al terrorismo. Nella valutazione del governo pesa inoltre la vicenda di Nessy Guerra, la cittadina italiana ancora coinvolta in una complessa controversia giudiziaria in Egitto per l’affidamento della figlia.
Per Palazzo Chigi, dunque, il caso Regeni rimane una priorità giudiziaria e politica, ma senza mettere in discussione, almeno per ora, il rapporto con Al-Sisi. Una posizione destinata inevitabilmente a riaccendere lo scontro con chi, a partire dalla famiglia del ricercatore, chiede invece al governo un segnale più netto dopo la sentenza.


