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Garlasco, le intercettazioni di Sempio: “Lui ha paura che venga fuori”

Pubblicato: 30/09/2026 17:43

Nuovi passaggi delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta sul delitto di Garlasco ricostruiscono le tensioni maturate un anno fa all’interno della difesa di Andrea Sempio, a partire dal rapporto con il consulente genetico Luciano Garofano, ex generale dei Ris. Nelle conversazioni captate tra il 30 settembre e l’1 ottobre, Sempio e i genitori discutono apertamente delle divergenze con il consulente, che proprio in quei giorni avrebbe poi deciso di lasciare l’incarico.

Al centro dello scontro c’è soprattutto l’impronta 33, uno degli elementi tornati sotto la lente della Procura di Pavia e che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe riconducibile a Sempio. Dalle conversazioni emerge una netta distanza tra la strategia sostenuta da Garofano e quella degli avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati.

Lo scontro sull’impronta 33

A parlare con il figlio è innanzitutto la madre, Daniela Ferrari, che manifesta apertamente i propri dubbi sull’atteggiamento del consulente: «Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi e non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose bene all’epoca».

Andrea Sempio risponde facendo riferimento ai rapporti tra il consulente della sua difesa e quelli della famiglia Poggi: «Garofano lavora con Capra e Tizzoni e vuole seguire la strategia di Tizzoni».

Il punto di rottura sarebbe stata proprio la possibilità di chiedere un incidente probatorio sull’impronta. «Garofano diceva che la 33 bisognava farla in incidente probatorio per levarla subito», racconta Sempio alla madre. Poi aggiunge, riferendo la posizione attribuita al consulente: «Garofano ha paura… in una intervista che dice “se lo fanno viene come dice la procura e non possiamo far più niente”».

Secondo quanto emerge dalle conversazioni, questa impostazione non sarebbe stata condivisa dai legali di Sempio. Il giorno successivo, parlando con i genitori, il 38enne sintetizza così la rottura: «Garofano è andato via perché non era d’accordo sul discorso della 33, è tutta lì la storia».

Sempio esprime inoltre forti perplessità sulla vicinanza professionale tra Garofano e i consulenti della parte civile: «Era pappa e ciccia con Capra della parte civile e, secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti nel senso “sì sì gli dico io cosa fare a loro” e via…».

Anche la madre contesta la situazione. In una nota dei carabinieri del Nucleo investigativo viene riportato il suo ragionamento: «Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra».

I «soldi» e l’esposto del 2016

Le intercettazioni toccano anche un altro fronte dell’inchiesta: quello relativo ai soldi e all’ipotesi di corruzione collegata alle indagini del 2017, vicenda nella quale risulta coinvolto Giuseppe Sempio, padre di Andrea.

Nelle conversazioni compare inoltre l’esposto presentato nel 2016 dai legali di Alberto Stasi, che sarebbe arrivato agli allora difensori di Sempio e successivamente consegnato a Garofano. Secondo l’impostazione della Procura, quell’atto sarebbe stato però coperto da segreto.

Andrea Sempio affronta direttamente il tema in una conversazione: «Se poi l’avvocato gli ha dato un documento che lui non poteva avere… e lui ci ha fatto un lavoro diciamo alla luce del sole, la colpa va all’avvocato».

Più criptiche le parole del padre Giuseppe, che parlando dell’origine degli atti afferma: «Io lo so e me lo tengo per me».

Venditti: «Stiamo preparando la guerra»

Tra gli atti compare anche una conversazione del 29 settembre di un anno fa tra l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e una donna. Venditti, coinvolto nell’indagine per corruzione e archiviato da questa accusa il 17 settembre 2026, manifesta la propria preoccupazione: «Stiamo preparando la guerra… Io temo che mi arrestino addirittura».

Nella stessa conversazione viene citata Laura Barbaini: «Poi c’è la Barbaini, perché era quella che mi… era il mio consulente, quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione».

Barbaini è stata la sostituta procuratrice generale che aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis ad Alberto Stasi. Il riferimento contenuto nell’intercettazione riporta così l’attenzione sulle indagini condotte nel 2017 nei confronti di Sempio e successivamente archiviate.

L’appunto di Laura Barbaini

Proprio durante quella fase investigativa, Barbaini, allora ancora in servizio, aveva redatto un appunto su carta intestata della Procura generale di Milano nel quale ricostruiva l’iter giudiziario relativo a Sempio.

Agli atti compare però anche un’altra versione del documento, depositata dai difensori di Venditti davanti al Tribunale del Riesame. Si tratta di un testo più articolato, nel quale venivano affrontate punto per punto alcune delle ipotesi formulate dai legali di Stasi nei confronti di Sempio, compresi i temi del Dna sulle unghie di Chiara Poggi e delle telefonate.

È proprio la disponibilità di queste informazioni a rappresentare uno dei punti esaminati dagli investigatori. Secondo l’ipotesi dei magistrati, infatti, l’allora procuratrice generale non avrebbe avuto titolo per conoscere e valutare il contenuto di un fascicolo che in quel momento era ancora segreto e affidato a un’altra Procura.

Le conversazioni intercettate non costituiscono di per sé una prova delle ipotesi investigative, ma restituiscono il clima di forte tensione che accompagnava la strategia difensiva di Sempio e mostrano come, già un anno fa, alcuni degli elementi oggi al centro dell’inchiesta — dall’impronta 33 ai documenti delle indagini del 2017 — fossero oggetto di un duro confronto tra indagato, famiglia, avvocati e consulenti.

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Ultimo Aggiornamento: 30/09/2026 17:44

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