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Insulti shock contro Umberto Bossi: “Meno male che è morto”. Bufera totale sul Pd

Pubblicato: 30/09/2026 16:31

È bufera politica a Reggio Emilia dopo le parole pronunciate in Consiglio comunale da Antonio Casella, consigliere del Pd. Nel corso della seduta, riferendosi alla Lega e al suo storico fondatore Umberto Bossi, morto nel marzo scorso, l’esponente dem ha detto: «Per fortuna l’ideatore di questa cosa qua pochi mesi fa il nostro Signore l’ha chiamato». Una frase che ha immediatamente scatenato la reazione del Carroccio, che ora chiede le dimissioni del consigliere. A contestare duramente Casella è anche Fratelli d’Italia, mentre il Pd viene chiamato in causa dagli avversari perché prenda posizione sulla vicenda.

A intervenire per prima è la deputata leghista Laura Cavandoli, secondo cui le parole pronunciate in aula non possono essere archiviate come una semplice schermaglia politica. «Definire “fortuna” la morte di una persona è gravissimo, in ogni contesto non solo politico», afferma. Per Cavandoli, il dissenso può essere anche duro, ma «la morte di una persona non può diventare una battuta da utilizzare contro un avversario politico». La deputata critica inoltre quello che definisce il silenzio del Pd, richiamando anche altri episodi di contestazione politica e sostenendo che il rispetto dovrebbe valere per tutti, soprattutto quando si ricopre un incarico istituzionale.

Ma da dove nasce lo scontro? Tutto avviene durante una seduta del Consiglio comunale di Reggio Emilia, mentre si discute del decreto Scuola a partire da un ordine del giorno presentato dalla consigliera di maggioranza Cinzia Ruozzi. A far scattare la replica di Casella è l’intervento di Cristian Paglialonga, esponente di Fratelli d’Italia, che parla di «differenze culturali e difficoltà linguistiche», definendole profondamente denigratorie nei confronti dei meridionali. Casella reagisce chiamando in causa proprio la Lega: «Trovo assurdo che queste parole arrivino da un partito alleato della Lega, che per anni ha denigrato la popolazione del Mezzogiorno». Poi arriva la frase su Bossi che fa esplodere la polemica.

A complicare ulteriormente il caso ci sono anche alcune espressioni utilizzate da Casella sui social network. Il consigliere, rispondendo ad alcuni utenti che lo avevano criticato, avrebbe definito «feccia che vi vota» alcuni commentatori. Parole che il centrodestra utilizza per contestare quello che viene descritto come un atteggiamento offensivo nei confronti degli elettori. Il caso, dunque, non riguarda soltanto il riferimento alla morte di Bossi, ma si allarga al linguaggio utilizzato nel confronto politico e sui social.

Per Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, quella pronunciata da Casella rappresenta una «mancanza totale di rispetto e dissacrante delegittimazione postuma di un grande leader come Umberto Bossi». Morrone parla anche di «problemi sempre più evidenti di cultura politica» e di selezione della classe dirigente nel Pd. Secondo il dirigente leghista, di fronte alla morte di un avversario politico dovrebbe esistere «un limite umano invalicabile». Da qui la richiesta di dimissioni di Casella e di una presa di distanza ufficiale da parte del Partito democratico.

Sulla stessa linea Elena Murelli, senatrice emiliana della Lega, che definisce le parole del consigliere dem «aberranti e inaccettabili». «Sono affermazioni che addolorano i familiari, offendono tutta la comunità della Lega», sostiene Murelli, sottolineando che la contrapposizione politica non dovrebbe cancellare il rispetto personale, soprattutto all’interno di un’assemblea elettiva. Anche per la senatrice, Casella dovrebbe lasciare l’incarico, mentre il centrosinistra dovrebbe prendere le distanze dall’accaduto.

Durissima anche la reazione di Fratelli d’Italia. Il senatore e coordinatore regionale del partito in Emilia-Romagna Michele Barcaiuolo critica inizialmente Casella per quello che definisce un italiano «rivedibile», ma concentra poi l’attacco sul contenuto delle sue dichiarazioni. «Questa sarebbe la classe dirigente del Partito democratico che ogni giorno impartisce al mondo lezioni di cittadinanza, rispetto e democrazia?», domanda polemicamente. Barcaiuolo contesta inoltre il riferimento alla «feccia» rivolto agli elettori e sostiene che un consigliere comunale rappresenti tutti i cittadini, compresi quelli che non condividono le sue idee politiche. «Se non è in grado di comprenderlo, non è in grado di continuare a ricoprire quel ruolo», afferma, chiedendo anche le scuse di Casella agli elettori e ai cittadini di Reggio Emilia.

Nel frattempo, il consigliere finito al centro della bufera prova a ridimensionare il significato delle proprie parole. Interpellato dalla Gazzetta di Reggio, Casella spiega che il suo intervento non era rivolto alla persona di Bossi, ma alle idee politiche espresse dal fondatore della Lega nel corso degli anni. «Stavamo parlando del pensiero che Bossi ha esposto per 30 anni», precisa. E aggiunge: «Rinaldi ha detto che quella Lega non esiste più, quindi non capisco perché avanzi queste richieste. Il mio intervento era riferito al pensiero di Bossi e lui difende Bossi». Quanto allo scontro con Paglialonga, Casella sostiene infine che il consigliere di FdI abbia trascorso «dieci minuti a dire che il Pd è razzista».

La vicenda lascia così aperto un doppio fronte: da una parte lo scontro politico sulla memoria di Bossi e sul linguaggio utilizzato nelle istituzioni, dall’altra la discussione sulle conseguenze che dovrebbero avere le parole pronunciate da un consigliere comunale. Lega e Fratelli d’Italia chiedono le dimissioni di Casella e una presa di distanza del Pd; il consigliere, invece, rivendica il senso politico del proprio intervento e respinge la lettura dei suoi avversari. Ora la palla passa anche al Partito democratico, chiamato dal centrodestra a pronunciarsi pubblicamente sulla vicenda.

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