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Putin minaccia l’Occidente: «Nel Baltico state provocando un’escalation»

Pubblicato: 01/10/2026 19:38

Vladimir Putin torna ad alzare i toni nei confronti dell’Occidente, pur assicurando che la Russia non intende attaccare altri Paesi. Dal palco del Valdai International Discussion Club, il presidente russo ha accusato i Paesi occidentali di alimentare una nuova escalation militare, indicando nelle esercitazioni nel Mar Baltico e nei tentativi di bloccare le navi russe alcuni dei principali elementi di tensione.

Secondo Putin, Mosca non avrebbe alcun progetto offensivo nei confronti dell’Europa, né nel breve né nel lungo periodo. Il presidente russo ha sostenuto che la Russia non abbia intenzione di attaccare nessuno «né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050», respingendo così gli scenari che ipotizzano un possibile ampliamento del conflitto oltre i confini ucraini.

La linea rossa di Kaliningrad

Il passaggio più duro riguarda però Kaliningrad, l’exclave russa affacciata sul Baltico. Putin ha avvertito che, qualora emergesse una minaccia diretta contro il territorio, la Russia sarebbe pronta a valutare «tutte le armi» presenti nel proprio arsenale. Ha precisato tuttavia che una risposta con ogni mezzo disponibile non comporterebbe automaticamente il ricorso alle armi nucleari.

Il leader del Cremlino ha inoltre chiarito il significato della lettera inviata nei giorni scorsi alla Nato sulla possibile risposta russa a minacce contro Kaliningrad. Non si tratterebbe, nella lettura di Mosca, di un’intimidazione rivolta all’Alleanza Atlantica, ma della reazione a quello che Putin considera un tentativo di mettere sotto pressione la Federazione Russa.

Un’altra fonte di tensione resta il sostegno militare occidentale a Kiev. Putin ha definito le forniture di armi all’Ucraina una minaccia per la sicurezza russa. Ha escluso che ciò significhi un attacco immediato ai Paesi fornitori, ma ha lasciato intendere che Mosca considera ormai quel sostegno parte integrante del confronto strategico con l’Occidente.

Il rischio di un punto di non ritorno

Nel suo intervento al Valdai, Putin ha allargato il ragionamento allo scenario internazionale, sostenendo che la prosecuzione dei conflitti sia altamente probabile in una fase segnata da profondi cambiamenti negli equilibri mondiali. A suo giudizio, la crisi dell’egemonia occidentale e la nascita di nuovi rapporti di forza possono alimentare ambizioni e disponibilità ad assumere rischi sempre maggiori.

Il presidente russo ha anche evocato il pericolo più grave: l’impiego di armi di distruzione di massa. Una prospettiva che, ha detto, non può essere esclusa e che deve essere scongiurata prima che si raggiunga improvvisamente un «punto di non ritorno».

Putin ha infine rilanciato la prospettiva di un nuovo ordine mondiale, sostenendo che la Russia sarebbe disponibile a collaborare con altri Paesi per costruire una nuova architettura internazionale. Il messaggio resta però accompagnato da un avvertimento netto: Mosca dice di non volere un conflitto diretto, ma promette una risposta senza limitazioni qualora ritenga minacciato il proprio territorio.

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