
Il governo di Pedro Sánchez incassa una pesante battuta d’arresto al Parlamento spagnolo. I due decreti varati dall’esecutivo per affrontare l’emergenza abitativa sono stati bocciati dalle Cortes, con i voti decisivi di Junts de Catalunya, il partito catalano guidato da Carles Puigdemont. Il primo provvedimento è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli, mentre il secondo ha ottenuto 166 sì contro 184 no.
La bocciatura riapre così il confronto sul futuro della legislatura e aumenta la pressione sul premier Sánchez, al quale viene chiesto da più parti di valutare il ricorso a elezioni anticipate. Tra le ipotesi circolate c’è quella di un voto il prossimo 29 novembre, ma al momento si tratta di uno scenario politico e non di una decisione già presa. Il voto sui decreti conferma comunque la fragilità della maggioranza che sostiene il governo socialista.

Al centro dello scontro c’è la crisi della casa, diventata una delle questioni sociali più delicate della Spagna. Le proteste si sono intensificate dopo il caso di una donna di 87 anni, Maricarmen, il cui sfratto ha provocato una forte reazione pubblica. Migliaia di persone sono scese in strada e a Madrid la mobilitazione è proseguita anche a Puerta del Sol. Le organizzazioni degli inquilini hanno inoltre annunciato nuove manifestazioni in diverse città del Paese.
I decreti presentati dal governo Psoe-Sumar prevedevano una serie di misure per intervenire sul mercato degli affitti e rafforzare la tutela delle persone considerate vulnerabili. Tra le disposizioni più controverse figuravano il rafforzamento delle protezioni contro gli sfratti, le misure contro alcune forme di speculazione immobiliare e gli interventi sugli affitti turistici. Il pacchetto comprendeva inoltre il rinnovo automatico dei contratti di locazione in determinate situazioni, una misura particolarmente contestata dalle forze di opposizione e dai rappresentanti dei proprietari.
Il governo era riuscito a raccogliere il sostegno di gran parte delle forze che ne garantiscono la sopravvivenza parlamentare, tra cui Partito nazionalista basco, Esquerra Republicana e Podemos. A sfilarsi è stato invece Junts, che aveva già annunciato prima del voto la propria contrarietà ai provvedimenti. Il partito di Puigdemont ha sostenuto la necessità di un testo alternativo, con maggiori garanzie per i proprietari degli immobili.
Sánchez ha difeso fino all’ultimo l’impianto dei decreti, invitando i deputati a mettere da parte il calcolo politico e a concentrarsi sulle difficoltà delle famiglie alle prese con l’aumento degli affitti. Il premier ha sostenuto che le misure fossero necessarie per dare una risposta a chi vive una situazione di crescente difficoltà abitativa, chiedendo al Parlamento di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Di segno opposto la posizione del Partito Popolare, principale forza di opposizione. Il centrodestra ha contestato l’efficacia dell’impostazione del governo, sostenendo che l’emergenza abitativa non possa essere risolta soltanto attraverso nuovi decreti e vincoli sul mercato. Secondo questa impostazione, per ridurre il costo delle abitazioni sarebbe necessario soprattutto aumentare l’offerta, costruendo nuovi alloggi e favorendo un incremento del numero di case disponibili.
Durissimo anche il confronto tra il governo e Junts. Il partito catalano ha respinto le misure sostenendo che alcune di esse potrebbero produrre effetti negativi sul mercato immobiliare e penalizzare i proprietari, con il rischio di ridurre ulteriormente l’offerta di abitazioni in affitto. Il governo, al contrario, considera gli interventi necessari per contrastare la speculazione immobiliare e proteggere gli inquilini più esposti alla crisi.
La sconfitta parlamentare apre ora una fase delicata per Pedro Sánchez. Il governo dovrà continuare a governare con una maggioranza frammentata, nella quale il sostegno dei singoli partiti può diventare determinante anche per l’approvazione dei provvedimenti considerati prioritari. Nel frattempo, la protesta sulla casa non si ferma e la richiesta di nuove elezioni acquista spazio nel dibattito politico. L’ipotesi del 29 novembre resta sul tavolo, mentre nelle prossime settimane Sánchez dovrà fare i conti con gli equilibri sempre più complessi del Parlamento e con una questione abitativa diventata ormai centrale nell’agenda politica spagnola.


