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Garlasco, Andrea Sempio rompe il silenzio a Quarto Grado: cosa succede (VIDEO)

Pubblicato: 02/10/2026 17:46

Andrea Sempio parla per la prima volta dopo la chiusura delle indagini della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. In un’anteprima dell’intervista che sarà trasmessa da Quarto Grado su Rete 4, l’indagato interviene sui possibili sviluppi giudiziari e sugli elementi investigativi che lo riguardano, a partire dalla cosiddetta impronta 33.

Sempio commenta innanzitutto l’eventualità di un rinvio a giudizio, mostrando di non ritenere sufficienti gli elementi raccolti dagli inquirenti per arrivare a un processo. «Non mi sembra che ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo», afferma. Ma aggiunge: «Se capiterà di doverlo affrontare, lo affronteremo».

Tra gli elementi al centro dell’inchiesta c’è proprio la traccia indicata come impronta 33, individuata sul muro delle scale della villetta di Garlasco e che, secondo gli investigatori, potrebbe essere riconducibile alla mano di Sempio. L’indagato contesta però il valore che viene attribuito a questo elemento e sottolinea la necessità, a suo giudizio, di arrivare a una certezza.

«Sono state fatte sperimentazioni su un muro, ma a noi non serve sapere cosa potrebbe essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza», sostiene Sempio. E ricostruisce così la questione: «C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Per come la vedo io, la questione finisce lì».

Un altro punto dell’inchiesta riguarda invece una impronta di scarpa insanguinata, sulla quale una consulenza della professoressa Cristina Cattaneo avrebbe individuato una possibile compatibilità con il piede di Sempio. Anche su questo aspetto l’indagato contesta che la compatibilità possa, da sola, rappresentare un collegamento concreto con la scena del delitto.

«Se a casa di Andrea Sempio avessero trovato una scarpa riconducibile a quella, magari sporca di sangue, sarebbe un altro discorso», spiega. Secondo Sempio, però, il fatto che una misura possa risultare compatibile non costituirebbe di per sé una prova della sua presenza sulla scena del crimine.

«Finché mi si dice che è compatibile, non c’è comunque un elemento vero che mi colleghi a quell’impronta», afferma l’indagato nell’intervista. Una posizione che ribadisce la linea difensiva già sostenuta nel corso dell’inchiesta e che punta a distinguere tra una compatibilità tecnica e un elemento che dimostri concretamente un collegamento con il delitto.

Sempio affronta anche la questione della misura della scarpa, precisando di aver portato il numero 44 al momento dei fatti e di continuare a portarlo ancora oggi. Il riferimento è agli accertamenti effettuati sull’impronta rinvenuta nell’abitazione, uno degli elementi che gli investigatori stanno valutando nel quadro complessivo dell’inchiesta.

L’intervista arriva dunque in una fase particolarmente delicata del procedimento, dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia. A questo punto, gli sviluppi giudiziari dipenderanno dalle successive valutazioni della magistratura e dalle eventuali decisioni sul prosieguo del procedimento.

Nel frattempo, Sempio ribadisce la propria posizione e si dice pronto ad affrontare anche l’eventualità di un processo. La sua versione sugli elementi investigativi è netta: le compatibilità tecniche, senza ulteriori riscontri, non sarebbero sufficienti a collegarlo al delitto. Saranno ora gli sviluppi dell’inchiesta e le valutazioni dell’autorità giudiziaria a stabilire il peso dei diversi elementi raccolti.

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