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“Lo hanno fatto 5 volte!”. Garlasco, quel particolare che cambia tutto

Pubblicato: 02/10/2026 09:17

Diciannove anni dopo il delitto di Chiara Poggi, uno degli elementi più discussi della scena del crimine torna al centro dell’inchiesta. È la porta a soffietto che, nella villetta di via Pascoli, separava il soggiorno dalle scale che conducevano alla cantina, il punto dell’abitazione nel quale il 13 agosto 2007 venne trovato il corpo della giovane.

Quella porta è da tempo uno degli elementi rimasti più difficili da interpretare. Sulle ante e sul pomello non erano state individuate le impronte che ci si sarebbe potuti attendere, compresa quella di Alberto Stasi, che aveva riferito di averla aperta al suo arrivo. Ora, nell’ambito della nuova indagine della Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio, un dossier fotografico viene utilizzato dagli investigatori per ricostruire anche ciò che sarebbe avvenuto sulla superficie della porta nei giorni immediatamente successivi all’omicidio.
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Le immagini della porta a soffietto

Secondo quanto riportato da Il Messaggero sulla base delle carte dell’inchiesta, la porta sarebbe stata aperta e richiusa più volte, circostanza che avrebbe inciso sulla possibilità di conservare eventuali impronte digitali e tracce di Dna presenti sulle superfici.

In particolare, le immagini analizzate dagli investigatori documenterebbero diverse condizioni della porta nell’arco temporale compreso tra le 14.07 del 13 agosto e le 15.15 del 20 agosto. Il materiale fotografico, esaminato insieme ai relativi metadati, mostrerebbe la porta aperta in sei occasioni, chiusa in due e semichiusa in altre due.

È proprio la successione delle diverse interazioni con la porta a essere considerata nell’ambito della nuova ricostruzione. La documentazione investigativa sostiene infatti che il contatto con il pomello o con le ante, anche attraverso l’utilizzo di guanti, avrebbe potuto determinare la rimozione di materiale genetico e la sovrapposizione o cancellazione di eventuali tracce dattiloscopiche già presenti.

L’elemento assume particolare rilievo perché l’assenza di impronte sulla porta era rimasta, negli anni, una delle questioni più discusse della ricostruzione della scena del delitto.

Il rilievo del Ris e il tampone sul pomello

Un’altra circostanza indicata nelle carte riguarda i tempi con cui sarebbero stati eseguiti alcuni accertamenti tecnici. Attraverso la documentazione del Ris di Parma, gli investigatori avrebbero rilevato che il tampone destinato alla ricerca del Dna sul pomello della porta venne effettuato soltanto il 5 settembre 2007.

Secondo la ricostruzione riportata da Il Messaggero, l’operazione sarebbe quindi avvenuta dopo le numerose interazioni documentate sulla porta. Questo elemento viene inserito dagli investigatori nel quadro delle circostanze che potrebbero aver influito sulla possibilità di individuare materiale genetico o impronte originariamente presenti.

La questione era stata già affrontata nella relazione degli esperti del Ris del 24 agosto 2007, nella quale venivano indicate operazioni di rilevamento delle impronte. La nuova documentazione evidenzierebbe però che di alcune di queste attività non sarebbe stata trovata corrispondenza nei verbali relativi agli interventi eseguiti nei giorni precedenti nella casa dei Poggi.

A segnalare queste criticità è una nota integrativa dell’11 giugno, trasmessa dal Nucleo investigativo di Milano ai pubblici ministeri di Pavia. Gli investigatori hanno utilizzato le fotografie disponibili della scena del crimine e i relativi metadati per ricostruire la sequenza delle operazioni e delle modifiche rilevate sulla porta.

Gli accertamenti sulle impronte

Un ulteriore elemento riguarda le tecniche utilizzate per individuare eventuali impronte latenti. Nella documentazione dell’indagine viene citato l’impiego della cosiddetta supercolla, una tecnica utilizzata per rendere evidenti tracce che non risultano immediatamente visibili.

Anche in questo caso, secondo quanto riportato nelle carte citate da Il Messaggero, emergerebbe una discrepanza documentale. Nei verbali del 21 agosto richiamati nella relazione non sarebbe infatti presente un’indicazione specifica delle operazioni effettuate con questa tecnica.

La stessa osservazione riguarderebbe altre analisi condotte utilizzando differenti reagenti. Secondo la documentazione investigativa, tali attività sarebbero indicate nella nota conclusiva, mentre non risulterebbero riportate nei verbali dei rilievi.

Il dossier fotografico e la successiva analisi delle attività svolte sulla porta diventano così un ulteriore tassello dell’inchiesta-bis sul delitto di Garlasco. La Procura di Pavia, che ha concluso le indagini nei confronti di Andrea Sempio, sta ricostruendo anche attraverso questi elementi le condizioni nelle quali vennero effettuati i rilievi sulla scena del crimine.

Al centro rimane quindi la porta a soffietto che conduce alle scale della cantina: una superficie sulla quale, fin dalle prime indagini, l’assenza di impronte aveva lasciato aperti interrogativi. Le nuove carte, attraverso l’analisi delle fotografie e delle operazioni documentate, propongono una spiegazione legata alle numerose aperture e chiusure avvenute nei giorni successivi al delitto e alle modalità con cui vennero eseguiti i successivi accertamenti.

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