
Un verbale, alcune domande e una serie di risposte che riportano l’attenzione su uno dei passaggi più delicati delle indagini svolte dopo il delitto. A distanza di anni, un accertamento scientifico torna infatti a essere esaminato per capire se i risultati ottenuti all’epoca siano stati interpretati e gestiti correttamente.
Al centro del confronto ci sono ancora una volta le analisi del Dna e, in particolare, i risultati ottenuti esaminando una bicicletta. Un dato negativo avrebbe assunto particolare rilievo proprio perché arrivato dopo un risultato di segno opposto. È su questa sequenza di accertamenti che gli investigatori stanno cercando oggi di ricostruire con maggiore precisione ciò che avvenne allora.
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L’audizione dell’ex comandante del Ris
È il 25 settembre, alle 17.30, quando negli uffici della Procura di Pavia viene ascoltato Luciano Garofano, ex comandante del Ris dei carabinieri nel 2007, l’anno delle indagini sulla morte di Chiara Poggi.
«Sono Luciano Garofano, nato a Roma». Con queste parole prende avvio il verbale di assunzione di informazioni nel quale l’ex comandante viene chiamato a rispondere alle domande dei pm Stefano Civardi e Giuliana Rizza.
L’audizione si inserisce nell’ambito degli accertamenti che stanno nuovamente esaminando alcuni passaggi della vicenda giudiziaria di Garlasco. Tra gli elementi affrontati nel corso dell’interrogatorio ci sono i cosiddetti controesami negativi sulla bicicletta di Alberto Stasi.
La questione riguarda un apparente contrasto tra risultati ottenuti in momenti ravvicinati. Gli accertamenti successivi avrebbero infatti dato esito negativo, mentre il giorno precedente erano state rilevate tracce di Dna della vittima.
È proprio questa successione temporale a rappresentare uno dei punti sui quali vengono richiesti chiarimenti.

Il nodo dei risultati sulla bicicletta
La bicicletta di Alberto Stasi rappresenta quindi uno degli elementi sui quali si concentrano le domande degli inquirenti. Il tema non è soltanto il risultato di una singola analisi, ma la sequenza con cui vennero effettuati gli accertamenti e gli esiti che ne derivarono.
Il primo risultato aveva indicato la presenza di Dna riconducibile a Chiara Poggi. Il giorno successivo, invece, i controesami avrebbero fornito un esito negativo.
Il confronto tra questi dati è particolarmente importante nell’ambito della nuova fase investigativa perché pone interrogativi sulle modalità con cui vennero eseguiti e documentati gli accertamenti scientifici.
Davanti ai pm, Garofano è quindi chiamato a ricostruire il lavoro svolto all’epoca dal Ris dei carabinieri, del quale era comandante. Ma proprio su alcuni dettagli della vicenda l’ex ufficiale avrebbe manifestato difficoltà nel ricordare con precisione quanto accaduto.
È chiaro che Garofano ha mentito, viene subito sgamato da Civardi perché evidentemente Marino precedentemente ha dimostrato di aver comunicato a Garofano, Civardi interrompe la sit e lo mette tra gli indagati. Ciaone….#Garlasco pic.twitter.com/tGiX4ZXRxb
— Pierpaolo (@Pierpaolo__4) September 29, 2026
I ricordi di Garofano
Durante l’audizione, l’ex comandante del Ris avrebbe infatti dichiarato di non ricordare alcuni particolari importanti relativi alle analisi e ai passaggi investigativi dell’epoca.
Un elemento che si inserisce in una vicenda nella quale il tempo trascorso rende particolarmente complessa la ricostruzione puntuale delle operazioni compiute nel 2007.
Le domande dei magistrati puntano dunque anche a ricostruire il contesto nel quale furono effettuati i test e a comprendere la successione degli accertamenti sulla bicicletta di Stasi. L’obiettivo è mettere in ordine i diversi risultati e verificare come siano stati gestiti durante le indagini.
Il confronto assume particolare rilievo perché riguarda prove scientifiche che nel corso degli anni sono state oggetto di analisi, interpretazioni e valutazioni differenti.
L’audizione del 25 settembre porta così nuovamente in primo piano il lavoro del Ris nel 2007 e, soprattutto, quei risultati apparentemente contrastanti ottenuti nell’esame della bicicletta. Da una parte la rilevazione del Dna della vittima, dall’altra i successivi controesami negativi.
Sono proprio questi passaggi che la Procura di Pavia sta cercando di ricostruire, ascoltando anche chi all’epoca aveva responsabilità nell’attività investigativa. E le risposte di Garofano, insieme ai particolari che l’ex comandante afferma di non ricordare, rappresentano un altro elemento del nuovo approfondimento sul delitto di Garlasco.


