
La risposta di Giuseppe Conte a Elly Schlein è arrivata poche ore dopo il discorso con cui la segretaria del Pd ha rilanciato la propria linea davanti alla Direzione del partito. Un botta e risposta che conferma tutte le difficoltà del campo largo e che, soprattutto, rende sempre più evidente la distanza tra Pd e Movimento 5 Stelle su programma, politica estera e riarmo.
Conte ha scelto un messaggio breve e un video di un’iniziativa a Frosinone, accompagnandolo con una sola parola: «Chiaro?». Nel filmato il leader del M5S parla direttamente agli iscritti e ribadisce di avere ricevuto un mandato preciso: cambiare il Paese senza annacquare le proprie posizioni per trovare un accordo con gli alleati.
«Se non si riesce a cambiare l’Italia e viene fuori un progetto diluito, annacquato, perché poi iniziano i compromessi tra le singole forze politiche, non dobbiamo scontentare gli Stati Uniti, poi Bruxelles, le banche, i colossi energetici, quelli delle armi. Poi ci verrà detto che dobbiamo mantenere buoni rapporti con Israele», attacca Conte. E conclude: «Io a questo non mi presto».
Il messaggio è rivolto anche al tavolo sul programma. Conte rivendica il lavoro di Nova, il percorso di partecipazione organizzato dal M5S, al quale avrebbero preso parte 17mila cittadini in 105 città attraverso circa 2mila tavoli di lavoro. «Siete voi che mi state chiedendo di cambiare il Paese in quel modo lì che avete scritto e che avete votato», sostiene il leader pentastellato.
Il terreno sul quale lo scontro appare più netto è però quello della politica estera. A Sesto Fiorentino, durante l’iniziativa “Il coraggio della pace”, Conte ha ribadito che un eventuale governo progressista non potrebbe limitarsi a proseguire la linea dell’attuale esecutivo. «Non possiamo batterci per un governo progressista continuando a fare la stessa politica estera di Giorgia Meloni», ha detto, promettendo di battersi per un cambio radicale di impostazione.
Conte insiste anche sul concetto di compromesso, respingendo l’idea che possa significare rinunciare alle proprie posizioni. «Compromesso significa ascoltare le ragioni altrui, non sottrarsi alla responsabilità di scelte chiare», sostiene. E sul conflitto russo-ucraino rivendica di rappresentare, a suo giudizio, una parte molto ampia dell’opinione pubblica: «Io porto la ragione del 60-70% della popolazione italiana che sta chiedendo una svolta».
Altro terreno di scontro è quello del riarmo. Conte contesta l’aumento delle spese militari mentre, sostiene, i salari reali italiani hanno perso terreno. «Con i salari reali in Italia che sono crollati negli ultimi anni di 8-9 punti, un governo può deliberare una spesa militare aggiuntiva all’incirca di 14 miliardi?», domanda. E ricorda i Consigli europei ai quali partecipava da presidente del Consiglio, contrapponendoli alla rapidità con cui oggi vengono prese alcune decisioni sull’industria della difesa.
Schlein, per ora, ha scelto di non alimentare lo scontro. «Ho parlato di questo già lungamente ieri e non ho niente da aggiungere», ha risposto ai cronisti. Ma le parole di Conte rafforzano i dubbi sulla possibilità di costruire una coalizione progressista realmente compatta, soprattutto mentre si apre anche la partita sulla leadership.
Il punto politico, infatti, va oltre le singole dichiarazioni. Da una parte Schlein rivendica il peso elettorale del Pd, dall’altra Conte insiste sulla necessità di non sacrificare l’identità del M5S in nome dell’alleanza. Una sfida che coinvolge anche Avs e le altre forze del centrosinistra e che rischia di trasformare la costruzione del campo largo in una lunga gara di leadership, nella quale programma, politica estera e riarmo saranno probabilmente tra i terreni di confronto più duri.


