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Femminicidio Pamela Genini, Soncin: “Chiedo scusa alla famiglia”. La madre: “Parole di plastica”

Pubblicato: 05/10/2026 12:17

Un clima di estrema drammaticità ha avvolto la Corte d’Assise di Milano durante la prima presa di parola di Gianluca Soncin, a processo per l’atroce femminicidio di Pamela Genini, consumatosi il 14 ottobre di un anno fa nell’appartamento di via Iglesias. L’imputato ha letto a voce bassissima alcune righe scritte a mano per tentare una richiesta di perdono: «In questo momento di grande dolore e profonda tristezza, porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. Il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori. Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze del dolore che ho causato e mi assumo le mie responsabilità».

La reazione della parte civile non si è fatta attendere. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Una Smirnova, madre della vittima, ha bocciato senza appello il gesto definendolo un insieme di «parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla», aggiungendo con decisione che le scuse sono «molto tardive. Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare».

MILANO, 4/06/2025 – Tribunale di Milano, Gianluca Soncin, l’uomo che ha ucciso Pamela Genini, lascia il tribunale dopo l’udienza in corte d’Assise

Le testimonianze dei vicini, le immagini shock e l’arsenale dell’imputato

In aula sono sfilati gli investigatori che quella notte scoprirono il corpo della modella, massacrata con 76 coltellate. La proiezione delle foto del delitto ha fatto calare un silenzio surreale, prima che venissero ascoltati i vicini di casa. Un agente ha ricordato la deposizione di un teste che «l’ha vista sul terrazzino, in ginocchio, colpita ripetutamente da Soncin», mentre un altro residente ha riferito di aver notato la ragazza tentare la fuga prima che l’aggressore la afferrasse per i capelli per trascinarla nuovamente all’interno.

Durissimo il giudizio finale dell’avvocato Nicodemo Gentile, che ha ribadito come Soncin «poteva evitare di leggere quel foglietto scritto da chissà chi» e che l’uomo «non ha convinto nessuno», dovendo anzitutto «fare pace con il suo carattere, con il suo orribile gesto». Il legale della madre ha rimarcato come la ragazza fosse costantemente minacciata con i coltelli prima della tragedia, descrivendo l’imputato come un «uomo corroso dal delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica» che in casa custodiva un arsenale di coltelli e scacciacani dopo aver compiuto «un’attività di macelleria». Presente in aula anche Nicola, fratello della vittima; la sua legale, l’avvocato Sara Sontoli(che assiste anche la sorella Veronica), ha giudicato le scuse «inopportune, ma non ho ancora avuto modo di discutere con Nicola che non se la sente ancora di parlare».

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Ultimo Aggiornamento: 05/10/2026 15:18

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