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Garlasco, distrutti reperti sull’impronta 33 senza ok del pm. Luongo: “Se qualcuno dell’Arma ha sbagliato pagherà”

Pubblicato: 05/10/2026 23:24

C’è un’impronta che da quasi vent’anni continua a interrogare investigatori, giudici e opinione pubblica, un segno sul muro vicino a una scala dove tutto è finito, e ora quella traccia rischia di diventare il simbolo di ciò che non torna. Quando la verità sembra a portata di mano, spunta un dettaglio che rimette tutto in discussione, un documento, una data che non coincide, un reperto che non c’è più.

Garlasco distrutti reperti sull’impronta 33 senza l’ok del pm: bufera sul caso

Se qualcuno dell’Arma ha sbagliato su Garlasco pagherà. È intervenuto a parlare sul delitto di Chiara Poggi il comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo. Il Tg1 ha svelato che nel 2016 – anno in cui vengono aperte le indagini sul caso e su Andrea Sempio – l’ex capitano del Ris Alberto Marino aveva distrutto dei reperti senza il via libera del procuratore.

Si tratterebbe di soluzioni liquide del materiale genetico sull’impronta 33, ovvero su quell’impronta vicino alla parete della scala dove è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi e al centro delle nuove indagini perché i pm l’hanno attribuita solo ora ad Andrea Sempio. Sarebbero stati distrutti reperti liquidi quando l’autorizzazione sarebbe arrivata solo sei anni dopo, nel 2022. Come sarebbero potuti servire questo materiale in questi mesi? È il nodo che ora la Procura di Pavia vuole chiarire.

Le parole di Luongo

L’intervento del comandante Luongo arriva dopo giorni in cui la Procura di Pavia ha sollevato anche sospetti su test del 2007 eseguiti dal Ris di Parma e mai entrati nel fascicolo sul delitto di Garlasco. Al Tg1 quindi è intervenuto a parlare il comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo, che ha detto: L’Arma dei carabinieri opera nella massima trasparenza e nel rispetto della legge. Il Ris fornisce supporto all’autorità giudiziaria con cui da sempre c’è totale collaborazione. Il lavoro del Ris è parziale per cercare la verità nelle indagini. Si tratta di un’eccellenza e ha piena fiducia sull’opinione pubblica. E poi ha aggiunto: Rispettiamo il dolore delle famiglie coinvolte nel caso Garlasco. Se qualcuno dell’Arma ha sbagliato su Garlasco pagherà, ma il lavoro del singolo non deve intaccare il lavoro del Ris. La tutela della legalità viene prima di ogni cosa.

I dubbi sui test del Dna del 2007

I magistrati in un comunicato stampa dello scorso 28 settembre, giorno in cui si sono chiuse le indagini su Andrea Sempio, hanno ripreso una consulenza della difesa di Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio della fidanzata. I genetisti di parte Ugo Ricci e Pasquale Linarello avevano spiegato che il 19 settembre 2007 la comparazione tra il materiale genetico trovato sui pedali della bici di Alberto Stasi con il DNA della vittima aveva dato esito positivo. Ma sono loro a svelare i due test negativi del giorno dopo, il 20 settembre, e mai presi in considerazione. Quei risultati non sono nel fascicolo e, secondo i consulenti, la difesa Stasi non li ha mai visti.

Nel comunicato stampa della Procura si legge: La Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell’epoca, ha dato incarico ai propri consulenti Prof. Carlo Previderè e dott.ssa Pierangela Grignani di svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati. Consulenti tecnici hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e in ragione di questa discordanza hanno concluso per l’opportunità all’epoca di un approfondimento che non risulta essere stato effettuato.

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