
Due passioni che correvano su binari apparentemente lontani, ma che per Giovanni Colle erano parte della stessa vita: da una parte le piste innevate dello sci, dall’altra quelle d’asfalto dei go-kart. Aveva appena 21 anni e tanti progetti davanti a sé. Quei sogni, però, si sono interrotti troppo presto: Giovanni, per tutti Gio, è morto a causa delle complicanze legate a una puntura di zanzara.
Il giovane era immunodepresso da tempo e le sue condizioni si sono aggravate fino a rendere necessario il ricovero all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. I medici hanno tentato di salvarlo, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. La notizia della sua morte ha lasciato sgomenta la comunità di Bassano del Grappa, dove Giovanni era conosciuto e stimato.
Oggi pomeriggio, lunedì 5 ottobre, la famiglia e gli amici si riuniranno per l’ultimo saluto. Accanto a Giovanni ci saranno la mamma Patrizia, il papà Paolo, la fidanzata Arianna e tutte le persone che negli anni avevano imparato a conoscerlo e ad apprezzarne il carattere.
Per circa sei anni Giovanni aveva fatto parte dello Sci Club Cornuda, una realtà nella quale era cresciuto sportivamente e umanamente. In queste settimane avrebbe dovuto prepararsi all’inizio della nuova stagione sciistica, continuando a coltivare una passione che lo accompagnava da tempo.
Chi lo ha conosciuto nello sci club lo descrive come un ragazzo umile, serio e affidabile, capace di diventare un punto di riferimento anche per gli altri giovani del gruppo. Non cercava di mettersi in mostra, ma riusciva a conquistare la fiducia degli altri attraverso il comportamento e l’impegno quotidiano.
«Giovanni era un ragazzo splendido, soprattutto per la sua umiltà», ha ricordato al Gazzettino Fabio Buzzol, direttore sportivo dello Sci Club Cornuda. Un ricordo fatto di piccoli gesti e qualità che, nel tempo, avevano reso Gio una presenza importante per tutta la squadra.
Durante gli allenamenti, racconta Buzzol, Giovanni affrontava ogni attività con serietà e dedizione. Non faceva le cose superficialmente e affrontava anche le trasferte con lo stesso atteggiamento. Quando il gruppo partiva per il ghiacciaio, sapevano di poter contare su di lui.
Dopo la maturità, Giovanni aveva iniziato a lavorare in un’azienda di Bassano del Grappa, la stessa realtà nella quale lavora anche il papà Paolo. Aveva così cominciato a costruire il proprio percorso professionale, senza però rinunciare alle sue passioni sportive e alla compagnia degli amici.
«Era sempre composto, educato, disponibile e molto affidabile», ha ricordato ancora Buzzol. Parole che restituiscono il ritratto di un ragazzo diventato, nonostante la giovane età, una presenza sulla quale gli altri potevano contare. Ora a restare sono i ricordi, le passioni condivise e il dolore di una comunità costretta a salutare Giovanni, Gio, a soli 21 anni.


