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Ennio Vitanza, lo storico telecronista Rai morto a 92 anni

Pubblicato: 06/10/2026 10:38

Per decenni ha accompagnato gli appassionati italiani attraverso le domeniche sportive, i grandi appuntamenti internazionali e le imprese dei campioni. La sua voce è rimasta legata a una stagione della televisione pubblica nella quale il racconto dello sport aveva un ruolo centrale, capace di entrare nelle case di milioni di persone e di trasformare una partita o una gara in un momento collettivo.

La sua carriera è stata segnata dai principali eventi sportivi della sua epoca, dal calcio alle Olimpiadi, passando per le grandi competizioni internazionali. Un percorso professionale lungo e ricco di appuntamenti che lo ha portato a intervistare alcuni dei più importanti protagonisti dello sport mondiale e a diventare uno dei volti riconoscibili del giornalismo sportivo Rai.
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È morto Ennio Vitanza

Ennio Vitanza è morto ieri all’età di 92 anni. Nato il 27 luglio 1934 a Postumia, in Slovenia, aveva iniziato il proprio percorso nel mondo dello sport come giovane calciatore del Torino. Un infortunio aveva però interrotto la sua esperienza sul campo, aprendo la strada a una lunga carriera nel giornalismo.

Nel 1969 era entrato in Rai come radio-telecronista. Da quel momento aveva iniziato a raccontare per la televisione pubblica le vicende di alcune delle principali squadre italiane, tra cui Inter, Milan e Atalanta, prima di approdare ai grandi eventi e alle trasmissioni sportive che lo avrebbero reso noto al grande pubblico.

Tra queste c’era Domenica Sprint, programma che Vitanza ha condotto dal 1982 al 1987. Il suo nome è stato inoltre associato a trasmissioni storiche come La Domenica Sportiva e 90° minuto, programmi che per anni hanno rappresentato un appuntamento centrale per gli appassionati di calcio.

Dai Mondiali alle Olimpiadi

Nel corso della sua carriera, Vitanza ha seguito alcuni dei più importanti appuntamenti dello sport internazionale. Ha raccontato tutti i Mondiali di calcio dal 1974 al 1990 e gli Europei dal 1980 al 1988, attraversando così una fase particolarmente significativa della storia del calcio internazionale.

Il suo lavoro non si è però limitato al pallone. Vitanza è stato anche una delle voci delle Olimpiadi di Mosca del 1980, dove ha raccontato le competizioni e le imprese degli atleti italiani.

Tra i momenti che ha seguito c’è stato anche l’oro di Pietro Mennea nei 200 metri, una delle grandi immagini dello sport italiano di quegli anni. La sua attività professionale lo ha quindi portato ben oltre il calcio, mantenendo un ruolo nel racconto dei principali appuntamenti sportivi.

Le interviste ai grandi campioni

Un altro capitolo importante della carriera di Vitanza è rappresentato dalle interviste ai grandi protagonisti dello sport. Davanti alla sua telecamera sono passati campioni come Gianni Rivera, Diego Armando Maradona e Pelé.

Nel suo modo di intervistare c’era anche una scelta precisa: Vitanza si rivolgeva ai campioni dando loro sempre del “lei”. Una modalità che, secondo il racconto legato alla sua carriera, aveva l’obiettivo di favorire l’immedesimazione dello spettatore e mantenere il rapporto tra il giornalista e l’intervistato all’interno di una dimensione professionale.

Per molti anni ha così raccontato partite, competizioni e protagonisti, diventando un volto familiare per il pubblico della Rai.

Il cordoglio per la scomparsa

La notizia della morte è stata diffusa dal giornalista Francesco Ordine, che ha ricordato Vitanza attraverso un messaggio pubblicato su X. Nel suo ricordo ha sottolineato il ruolo avuto dal giornalista all’interno della Rai, definendolo una colonna dell’emittente e ricordandone la presenza storica a Domenica Sprint.

Ordine ha inoltre evidenziato il rigore e la competenza che avevano caratterizzato il lavoro di Vitanza, accompagnando il messaggio con un pensiero dedicato alla sua scomparsa.

Con la morte di Ennio Vitanza, il giornalismo sportivo italiano perde una figura che ha attraversato diversi decenni della televisione pubblica. Dalle prime esperienze come radio-telecronista all’ingresso nella Rai, fino ai Mondiali, agli Europei, alle Olimpiadi e alle trasmissioni sportive più popolari, la sua carriera è rimasta legata al racconto dello sport e ai grandi campioni che ne hanno segnato la storia.

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