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“Malattia cronica”. Jannik Sinner, bruttissima notizia: cos’ha il campione

Pubblicato: 06/10/2026 18:59

Jannik Sinner ha deciso di chiudere in anticipo la stagione per concentrarsi sul problema al ginocchio destro e tornare in campo soltanto quando sarà completamente recuperato. Una scelta che, secondo il professor Giovanni Di Giacomo, tra gli specialisti italiani più conosciuti nel campo dell’ortopedia e della medicina dello sport, va nella direzione giusta. In un’intervista a Fanpage.it, l’esperto sottolinea come il numero uno al mondo abbia scelto di pensare alla propria carriera a lungo termine, rinunciando alla possibilità di inseguire le ATP Finals per evitare di aggravare una patologia già diventata cronica.

«Vuole salvare la carriera, non la stagione», spiega Di Giacomo. Secondo l’ortopedico, Sinner avrebbe potuto tentare di giocare ancora per difendere la posizione in classifica, ma alla sua età la scelta più prudente è fermarsi e dedicare il tempo necessario alla guarigione. Il problema, spiega lo specialista, riguarda una patologia extra-articolare, cioè non direttamente localizzata all’interno dell’articolazione, riconducibile a un’infiammazione della bandelletta ileotibiale.

Si tratta, secondo Di Giacomo, di una tendinopatia cronica che può essere particolarmente difficile da risolvere proprio per le caratteristiche dei tendini. «Sono poco vascolarizzati», spiega l’ortopedico, e questo contribuisce a rendere più lunghi i processi di guarigione. Il percorso prevede generalmente fisioterapia e rinforzo muscolare specifico, mentre gli esami diagnostici, come ecografie e risonanze magnetiche, possono essere utilizzati per monitorare l’evoluzione dell’infiammazione. L’ipotesi è quindi che lo stop serva anche a consentire al tessuto di completare il processo di recupero.

C’è però una distinzione fondamentale: guarire non significa essere immediatamente pronti a giocare. È questo, secondo Di Giacomo, uno degli aspetti più importanti da comprendere nel caso Sinner. La scomparsa del dolore non coincide necessariamente con il recupero della condizione necessaria per affrontare una partita ad altissima intensità. «Un conto è forzare progressivamente in allenamento, un conto è entrare in campo per vincere partite da numero uno», osserva l’esperto.

Il dolore, in questo quadro, rappresenta soprattutto un campanello d’allarme. Sinner può continuare a giocare finché il problema non si manifesta in modo evidente, ma l’aumento dei carichi può far riemergere il dolore. Per questo, secondo Di Giacomo, non è sufficiente intervenire esclusivamente sulla zona interessata. Il fatto che il problema si manifesti al ginocchio non significa necessariamente che la sua origine sia nel ginocchio stesso.

Ed è qui che entra in gioco la biomeccanica. Ogni atleta distribuisce lo stress fisico in modo differente e può avere un proprio punto debole. Nel caso di Sinner, il ginocchio potrebbe rappresentare il punto in cui si manifesta un problema generato anche da altri fattori: un particolare assetto della schiena, un disequilibrio del bacino o caratteristiche individuali legate al modo di muoversi. Per questo, spiega lo specialista, il lavoro dovrebbe concentrarsi anche sull’analisi del passo, della postura e delle catene cinetiche, per individuare eventuali squilibri che contribuiscono a sovraccaricare il ginocchio.

Di Giacomo utilizza un paragone con il mondo delle automobili per spiegare il concetto: quando una macchina consuma male una gomma, il problema non necessariamente riguarda lo pneumatico. Potrebbe dipendere dall’equilibratura o dalla convergenza. Allo stesso modo, nel corpo umano il dolore al ginocchio può rappresentare soltanto l’effetto finale di uno squilibrio che coinvolge altre parti dell’apparato muscolo-scheletrico. Individuare questa eventuale causa richiede però un lavoro approfondito e non può essere risolto in pochi giorni.

Per questo l’ortopedico ritiene che l’intervento chirurgico non sia la soluzione da privilegiare. Operare soltanto il punto in cui compare il dolore, secondo la sua spiegazione, significherebbe intervenire sull’effetto senza correggere la causa. «È giustissimo quello che hanno fatto: sfiammiamo il ginocchio localmente, ma è più importante trovare la causa», sostiene Di Giacomo. L’eventuale squilibrio biomeccanico, infatti, dovrebbe essere affrontato attraverso un percorso riabilitativo mirato e condotto da professionisti altamente specializzati.

Quanto abbia inciso il grande numero di partite disputate da Sinner resta difficile da stabilire. Il sovraccarico è certamente un fattore importante, riconosce l’esperto, ma da solo non spiegherebbe necessariamente perché il problema sia comparso proprio in quel punto. «Bisogna trovare il colpevole. E il colpevole non è necessariamente dove senti il dolore», ribadisce Di Giacomo. L’obiettivo dello staff sarà quindi comprendere quali fattori abbiano contribuito alla sofferenza del ginocchio e intervenire su di essi.

La situazione, secondo lo specialista, non deve essere definita grave, anche se è una patologia che richiede tempo e attenzione. Ci sono due aspetti fondamentali: ottenere una guarigione completa e individuare gli eventuali fattori biomeccanici che hanno favorito il problema. Per questo non è possibile fissare oggi una data precisa per il ritorno in campo. Di Giacomo ritiene comunque che ci sia tempo sufficiente per lavorare con calma e auspica che Sinner possa ripartire dall’Australia all’inizio del 2027. L’obiettivo, prima ancora di stabilire una data, sarà però arrivare al rientro con un ginocchio guarito e un corpo nuovamente pronto a sostenere i carichi del tennis ai massimi livelli.

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