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Studenti in piazza, scontri a Parigi, Lione e Strasburgo: 215 feriti. Lecornu chiude i licei

Pubblicato: 06/10/2026 16:55

Nuova giornata di mobilitazioni studentesche in Francia, dove migliaia di giovani sono scesi in piazza per chiedere maggiori risorse per l’istruzione e garanzie sul proprio futuro. Secondo i sindacati, nelle strade del Paese hanno manifestato oltre 250mila studenti, affiancati da universitari, alunni delle scuole superiori, insegnanti e rappresentanti sindacali. La protesta arriva dopo settimane segnate da tensioni e scontri con le forze dell’ordine, facendo nuovamente salire l’allerta sul fronte dell’ordine pubblico.

A Parigi, il corteo è partito nel primo pomeriggio dalla Gare du Nord diretto verso Place de la République. La manifestazione si è svolta in un clima di forte tensione, con contestazioni e insulti rivolti alle forze dell’ordine. Nelle stesse ore, a Lione, sono scattati i primi arresti della giornata. Secondo quanto riferito dalle autorità, alcune persone sono state fermate con l’accusa di vandalismo e trasporto di ordigni incendiari.

La protesta non riguarda soltanto la capitale. Gli studenti sono scesi in strada anche a Marsiglia, Nantes e Tolosa, oltre che in numerose altre città francesi. A Nantes, molti adolescenti hanno sfilato dietro uno striscione con un messaggio particolarmente netto: «Scuole senza soldi, Paese senza futuro». A Marsiglia, una studentessa di 15 anni ha spiegato di essere scesa in piazza perché preoccupata per il proprio futuro e intenzionata a rivendicare i propri diritti.

Sul fronte scolastico, il governo ha deciso di sospendere le attività didattiche ordinarie nei licei fino alla fine della settimana. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha spiegato all’Assemblea nazionale che la misura servirà a consentire alle scuole di organizzare un «momento di democrazia interna» con gli studenti. Secondo il Ministero dell’Istruzione, nella giornata di martedì erano già state sospese, totalmente o parzialmente, le lezioni in 891 licei su circa 3.700.

Il bilancio delle mobilitazioni è intanto sempre più pesante. Dall’inizio delle proteste, il 17 settembre, secondo i dati forniti dal governo sono rimasti feriti 215 studenti. Anche 85 membri del personale scolastico hanno riportato ferite. Il primo ministro ha definito il livello di violenza raggiunto «inaccettabile», sottolineando come il numero di dipendenti pubblici feriti rappresenti uno dei bilanci più elevati degli ultimi decenni nel sistema scolastico francese.

Particolarmente delicato è il capitolo relativo agli interventi delle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi, a Tours, uno studente di 16 anni ha perso l’uso di un occhio durante un blocco stradale. A Lens, invece, un adolescente di 15 anni è rimasto gravemente ferito a una mano dopo essere stato colpito da una granata utilizzata dalla polizia. Complessivamente sono state avviate dieci indagini interne per verificare le modalità degli interventi. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha assicurato che le operazioni sono state condotte nel rispetto del principio della «massima proporzionalità».

Le critiche nei confronti della gestione dell’ordine pubblico sono arrivate anche dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti umani (Cncdh). L’organismo ha espresso «viva preoccupazione» per quello che ha definito un ricorso «sproporzionato» alla forza durante le mobilitazioni, chiedendo al governo di rafforzare il dialogo con i giovani e di garantire pienamente l’esercizio dei loro diritti.

Anche le forze dell’ordine hanno registrato un numero elevato di feriti. Secondo i dati comunicati da Lecornu all’Assemblea nazionale, sono 715 tra poliziotti e gendarmi rimasti feriti dall’inizio delle proteste, molti dei quali in seguito a insulti, minacce o atti di intimidazione. Il governo si trova quindi a dover gestire una situazione particolarmente delicata, tra la necessità di garantire l’ordine pubblico e quella di dare una risposta alle rivendicazioni di un movimento che non ha un unico portavoce o una struttura centralizzata.

La mobilitazione assume inoltre un peso politico significativo perché arriva a poco più di sei mesi dalle elezioni presidenziali. Sullo sfondo ci sono l’aumento del costo della vita, le difficoltà economiche che interessano le nuove generazioni e le discussioni sui tagli alla spesa pubblica, compresi quelli che riguardano gli aiuti per l’alloggio. Intanto, il movimento continua a coinvolgere anche le università: lunedì l’Unione studentesca segnalava 32 sedi universitarie bloccate, mentre i rettori hanno chiesto l’apertura di veri e propri «Stati generali della gioventù».

Il governo francese si trova così davanti a una delle crisi sociali più delicate dall’insediamento di Sébastien Lecornu. Le autorità temono un’ulteriore escalation delle proteste e hanno annunciato una linea ferma contro gli episodi di violenza. I sindacati, invece, accusano l’esecutivo di una gestione eccessivamente repressiva della mobilitazione. Nel frattempo, il governo attribuisce parte della responsabilità delle tensioni a La France Insoumise, il partito della sinistra radicale, che ha dichiarato di «deplorare» le violenze ma ha contestato la scelta dell’esecutivo di ridurre il movimento studentesco agli episodi più violenti.

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