
Dal 13 ottobre i cieli italiani entreranno nello scenario della grande esercitazione nucleare della Nato. Si chiama Steadfast Noon ed è l’appuntamento annuale con cui l’Alleanza atlantica verifica procedure, capacità operative e catena di comando legate alla deterrenza atomica. Non vengono utilizzate testate reali: i caccia decollano con simulacri degli ordigni custoditi nelle basi europee. Ma quest’anno il coinvolgimento dell’Italia appare particolarmente esteso e la vicenda ha già acceso lo scontro politico.
Nel nostro Paese le bombe nucleari tattiche statunitensi sono associate alle basi di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, e Ghedi, in Lombardia. Ad Aviano operano gli F-16 americani, mentre a Ghedi i Tornado italiani destinati a questo ruolo sono progressivamente sostituiti dagli F-35. L’esercitazione serve a dimostrare che la Nato è in grado di reagire anche nello scenario estremo di una minaccia nucleare, rafforzando così la propria capacità di deterrenza.
Bonelli: “Il governo non ha informato il Paese”
A sollevare il caso è Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che ha annunciato un’interrogazione al ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo Bonelli, le informazioni sull’esercitazione sarebbero emerse non attraverso una comunicazione dell’esecutivo ma da documentazione tecnica relativa alle limitazioni e ai corridoi aerei previsti tra il 13 e il 20 ottobre.
Il parlamentare parla di una esercitazione multinazionale di grandi dimensioni, con attività aeree e navali sul Tirreno e velivoli in partenza dalle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani. I corridoi interesserebbero diverse zone della penisola, dal Friuli e dalla Lombardia fino alla Puglia e alla Sicilia occidentale. Nelle attività sarebbero compresi anche tiri e impiego di droni.
Per Bonelli l’Italia dovrebbe imboccare una strada opposta, aderendo al Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari e chiedendo il ritiro delle testate statunitensi presenti sul territorio nazionale. Una posizione che trasforma l’esercitazione militare in un nuovo terreno di confronto politico sul ruolo dell’Italia nella strategia nucleare dell’Alleanza.
La tensione nucleare torna al centro del confronto tra Nato e Russia
La Steadfast Noon arriva in una fase internazionale segnata da un ritorno della questione atomica nel confronto tra Russia e Occidente. Al Forum Valdai, Vladimir Putin ha nuovamente richiamato il pericolo di una escalation capace di superare rapidamente il punto di non ritorno, sottolineando la potenza dell’arsenale nucleare russo e il rischio legato a una progressione incontrollata delle ritorsioni.
Il quadro europeo, nel frattempo, sta cambiando. Emmanuel Macron ha rilanciato il possibile ruolo della deterrenza nucleare francese nella sicurezza del continente, mentre Mosca ha trasferito sistemi nucleari tattici in Bielorussia e addestrato personale locale al loro utilizzo. Anche negli Stati Uniti resta aperto il dibattito sull’eventuale dislocazione di ordigni tattici in ulteriori Paesi europei in caso di crisi.
Nel 2025 la Steadfast Noon aveva coinvolto 71 velivoli di 14 nazioni, con il centro delle operazioni soprattutto nell’Europa centrale. Nel 2026, almeno secondo le informazioni richiamate da Bonelli, il peso operativo dell’Italia potrebbe risultare maggiore.
A rendere ancora più cupo il quadro simbolico c’è il Doomsday Clock, l’“orologio dell’apocalisse” elaborato dal Bulletin of the Atomic Scientists: dall’inizio dell’anno le lancette indicano 85 secondi dalla mezzanotte, il livello più vicino alla soglia simbolica della catastrofe globale mai raggiunto dalla sua creazione nel 1947.


