
Una quantità di ricina pari a 140 volte la dose minima letale. È il nuovo elemento che potrebbe imprimere una svolta alle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, al centro del giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso.
Secondo quanto riferito da Adnkronos, fonti vicine alle indagini sostengono che i risultati degli accertamenti autoptici avrebbero evidenziato nei reperti biologici delle due vittime una concentrazione della potentissima tossina tale da rendere sempre meno plausibile l’ipotesi di una ingestione accidentale.
La quantità di ricina e l’ipotesi dell’avvelenamento
È proprio il dato quantitativo emerso dagli esami a rappresentare uno degli elementi più rilevanti per gli investigatori. La presenza di una dose che, secondo quanto riferito dalle fonti, sarebbe 140 volte superiore a quella minima letale appare difficilmente compatibile con un’esposizione involontaria.
Si tratta comunque di elementi investigativi che dovranno essere valutati nel quadro complessivo dell’inchiesta. Gli accertamenti puntano infatti a stabilire non soltanto quanta ricina sia entrata nell’organismo di Antonella e Sara, ma anche come sia avvenuta l’esposizione alla sostanza.
La ricostruzione delle modalità attraverso le quali madre e figlia sarebbero entrate in contatto con il veleno resta uno dei nodi centrali dell’indagine.
Si rafforza la pista dell’omicidio
Alla luce degli ultimi risultati, perderebbe consistenza l’ipotesi dell’assunzione accidentale. Parallelamente, gli elementi raccolti dagli investigatori e le testimonianze acquisite nel corso delle indagini starebbero rafforzando la pista dell’omicidio.
La quantità di tossina rilevata, sempre secondo le fonti citate da Adnkronos, sarebbe infatti uno degli indizi che spingono a considerare sempre più attentamente l’ipotesi di un avvelenamento volontario.
Resta però ancora da chiarire un punto fondamentale: in quale modo una quantità così elevata di ricina sia arrivata nell’organismo delle due vittime e attraverso quale sostanza, alimento o altra modalità possa essere stata assunta.
Il padre e nonno delle vittime: “Lei avrebbe dovuto cantargliele da anni”
Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, ha parlato dei possibili motivi della tragedia durante le interviste a “La Vita in Diretta” di Rai Uno e “Dentro la Notizia” di Canale 5. «Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?».
L’uomo ha poi fatto riferimento a possibili problemi tra la figlia e Gianni Di Vita: “La moglie – ha detto – avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni a lui». Sul possibile coinvolgimento dell’uomo, Salvatore Di Ielsi ha aggiunto: «Io da principio mi facevo un pensiero. Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto perché io a lui l’ho chiamato il “bravo fesso”, cioè è bravo ma è pure fesso. Poi, voi lo sapete, siamo uomini”
Il giallo di Pietracatella
Le morti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono da mesi al centro di una complessa attività investigativa. Gli inquirenti hanno raccolto testimonianze, effettuato accertamenti scientifici e analizzato gli elementi utili a ricostruire gli ultimi giorni delle due vittime.
Il nuovo dato emerso dagli esami autoptici potrebbe ora assumere un peso rilevante proprio nella ricostruzione della dinamica dell’avvelenamento.
La presenza di una quantità di ricina enormemente superiore alla dose minima letale, se confermata nei termini riferiti dalle fonti investigative, restringerebbe ulteriormente il campo delle ipotesi. Gli accertamenti proseguono per stabilire l’origine della sostanza, le modalità dell’esposizione e soprattutto se dietro la morte di madre e figlia ci sia stata l’azione deliberata di qualcuno.


