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Meloni vede il voto in primavera, Lega e Forza Italia tremano: è partita la resa dei conti

Pubblicato: 07/10/2026 07:52

Il problema non è più soltanto far passare la nuova legge elettorale. Il problema, per Lega e Forza Italia, è quello che potrebbe succedere subito dopo. Perché dietro la battaglia sul Melonellum cresce un sospetto che agita i due alleati di Giorgia Meloni: che la presidente del Consiglio non abbia affatto abbandonato l’idea di portare il Paese alle urne già in primavera. Ufficialmente la linea resta quella di arrivare alla conclusione naturale della legislatura. Ma nel centrodestra ormai il calendario elettorale è diventato parte della trattativa politica. E Salvini e Tajani non nascondono il loro scetticismo sull’ipotesi di anticipare il voto.

È questo il vero retroscena delle ore decisive alla Camera. La riforma elettorale deve superare il voto finale, con lo spettro dei franchi tiratori e una maggioranza chiamata ancora una volta a dimostrare di essere compatta. Matteo Salvini e Antonio Tajani stanno lavorando sui propri gruppi, ma il nervosismo è soprattutto nella Lega. Per molti parlamentari anticipare le Politiche significherebbe infatti arrivare immediatamente al momento più temuto: quello delle nuove candidature e della riduzione dei posti disponibili.

Il messaggio arrivato da Palazzo Chigi nelle ultime settimane è stato altrettanto netto: se la legge elettorale dovesse saltare, lo scenario del ritorno immediato alle urne entrerebbe direttamente in campo. Una pressione che serve a blindare la maggioranza, ma che finisce anche per rendere ancora più evidente quanto la data delle elezioni sia ormai diventata una leva politica dentro la coalizione.

Bignami mette il dito nella piaga degli alleati

A fotografare il clima è soprattutto Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ribadisce che la posizione ufficiale è quella di votare alla fine della legislatura, ma aggiunge una frase che pesa: la decisione non dipende soltanto da FdI e gli alleati devono «risolvere i problemi che hanno in casa». Una formula diplomatica che lascia intravedere tutte le tensioni che attraversano il centrodestra.

E i problemi sono soprattutto politici. Fratelli d’Italia resta il perno della coalizione, mentre Lega e Forza Italia guardano con molta più cautela a un’accelerazione verso le Politiche. Andare al voto prima significherebbe sottoporre immediatamente gli equilibri interni della maggioranza alla prova delle urne e aprire la partita delle liste, dei seggi e dei nuovi rapporti di forza.

Per questo dentro il Carroccio l’ipotesi della primavera viene accolta con particolare freddezza. Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha già fissato un paletto: prima deve essere completato il percorso sull’autonomia differenziata, soltanto dopo si potrà discutere di elezioni anticipate. È una condizione politica precisa, che mostra quanto Salvini abbia bisogno di portare a casa uno dei dossier identitari del partito prima di affrontare una nuova campagna elettorale.

Anche dentro Forza Italia l’idea di correre alle urne in primavera non entusiasma. E così, mentre Meloni continua ufficialmente a parlare di legislatura da completare, gli alleati cercano garanzie. Il punto è capire quanto quelle rassicurazioni possano resistere una volta approvata la nuova legge elettorale.

La primavera che spaventa Lega e Forza Italia

Lo scenario di un voto anticipato non è più soltanto una voce di corridoio. Nei giorni scorsi anche il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan ha evocato la possibilità di un election day a maggio con le elezioni comunali, salvo poi precisare che la linea ufficiale resta quella di arrivare all’autunno del 2027 e che ogni decisione dovrà comunque rispettare le prerogative del presidente della Repubblica.

È proprio questa ambiguità a tenere Lega e Forza Italia sulla corda. Per Meloni anticipare potrebbe significare provare a capitalizzare l’attuale centralità politica di Fratelli d’Italia; per gli alleati significherebbe invece affrontare subito una verifica dei propri rapporti di forza e delle proprie rappresentanze parlamentari. Due interessi che non coincidono necessariamente.

Ecco perché la battaglia sulla legge elettorale racconta ormai qualcosa di più grande della riforma stessa. Il voto segreto alla Camera, i sospetti sui franchi tiratori, le telefonate ai parlamentari e le condizioni poste dalla Lega sono soltanto la superficie. Sotto c’è una domanda che attraversa tutta la maggioranza: quanto vuole davvero aspettare Giorgia Meloni prima di tornare alle urne?

A Palazzo Chigi la risposta ufficiale continua a essere: fino alla fine della legislatura. Ma Lega e Forza Italia si comportano come se non ne fossero affatto sicure. Ed è proprio questo, ormai, il punto politico.

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