
Il Premio Nobel per la Pace 2026 assegnato alla giurista sudafricana Navi Pillay ha scatenato una durissima reazione del governo israeliano. Il ministero degli Esteri di Israele ha definito il riconoscimento una “grottesca strumentalizzazione” del premio e ha accusato Pillay di avere contribuito alla “demonizzazione” dello Stato ebraico attraverso il rapporto della commissione Onu che ha parlato di genocidio a Gaza. Il Nobel è stato assegnato a Pillay per il suo contributo alla giustizia internazionale e ai diritti umani, in una carriera che comprende incarichi alle Nazioni Unite, alla Corte penale internazionale e al Tribunale per il Ruanda.
La reazione israeliana è stata particolarmente dura. In una nota, il ministero degli Esteri ha sostenuto che, se esistesse un premio per “menzogne, odio e calunnie”, Pillay ne sarebbe una candidata ideale, aggiungendo che “Joseph Goebbels starebbe certamente applaudendo dall’inferno”. Israele continua a respingere con decisione l’accusa di genocidio formulata dalla commissione Onu presieduta da Pillay.
Il rapporto su Gaza al centro dello scontro
Il nodo politico e diplomatico resta proprio il lavoro svolto da Navi Pillay alla guida della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e Israele. Nel settembre 2025 la commissione concluse che Israele fosse responsabile della commissione di genocidio nella Striscia di Gaza e attribuì alle autorità israeliane quattro degli atti previsti dalla Convenzione del 1948, sostenendo inoltre l’esistenza di un intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo palestinese a Gaza.
Israele ha sempre respinto queste conclusioni, accusando la commissione di parzialità e di usare il diritto internazionale come strumento politico. La disputa resta aperta anche perché la qualificazione giuridica definitiva di genocidio compete ai tribunali internazionali e non a una commissione d’inchiesta.
Il Comitato Nobel: “Non siamo un tribunale”
Il presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jorgen Watne Frydnes, ha chiarito che l’assegnazione del premio a Pillay non equivale a una pronuncia del Comitato sul fatto che a Gaza sia stato commesso un genocidio.
“È il suo rapporto, il rapporto della Commissione”, ha spiegato Frydnes, sottolineando la fiducia nella professionalità e nell’integrità della giurista. Ha però aggiunto che spetta alla Corte internazionale di giustizia e agli altri organismi giudiziari competenti pronunciarsi sul merito. “Il Comitato Nobel non è un tribunale”, ha ribadito.
Pillay: “Perché dovrebbe servire coraggio per dire la verità?”
Dopo l’annuncio del Nobel, Navi Pillay è tornata direttamente sulla questione Gaza. La giurista ha ricordato che uno dei suoi ultimi lavori più rilevanti è stato proprio il rapporto della commissione Onu e ha difeso le conclusioni raggiunte.
Pillay ha spiegato di essere rimasta sorpresa quando le è stato riconosciuto “coraggio” per avere definito genocidio quanto accaduto nella Striscia. La sua replica è stata netta: “Perché dovrebbe servire coraggio per dire la verità?”. La giurista ha rivendicato il metodo seguito, basato sull’analisi dei fatti e sull’applicazione del diritto internazionale.
Chi è Navi Pillay
Navi Pillay, 85 anni, è una delle figure più note della giustizia internazionale. Nata in Sudafrica durante l’apartheid, fu la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte sudafricana e in passato ha anche difeso Nelson Mandela. Successivamente è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, giudice della Corte penale internazionale e Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Oggi ricopre anche il ruolo di giudice ad hoc presso la Corte internazionale di giustizia nel procedimento che riguarda il Myanmar e le accuse di genocidio contro la minoranza Rohingya. Il Comitato Nobel ha insistito soprattutto sulla continuità del suo lavoro in favore della responsabilità internazionale per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
Un premio che riapre lo scontro politico su Gaza
L’assegnazione del Nobel arriva in un momento in cui il dossier Gaza continua a dividere profondamente governi e istituzioni internazionali. La commissione Onu ha ribadito anche nel 2026 le proprie conclusioni sugli atti genocidari, mentre Israele continua a rigettarle e a contestare la legittimità politica di quelle valutazioni.
Il Nobel a Pillay riporta quindi in primo piano non solo la figura della giurista sudafricana, ma anche la battaglia diplomatica e legale che ruota attorno alla definizione di quanto accaduto nella Striscia. Da una parte Israele considera il premio una legittimazione di accuse false e infamanti; dall’altra Pillay rivendica di avere semplicemente applicato il diritto ai fatti esaminati. Il confronto, dopo il Nobel, è destinato a rimanere acceso.


