
Un nuovo attacco degli Houthi contro l’Arabia Saudita ha provocato una strage all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Il bilancio, secondo quanto riferisce il New York Times, è di 12 morti e decine di feriti. I frammenti di un missile balistico hanno colpito il terminal 3 dello scalo intorno all’ora di pranzo, provocando danni ingenti e costringendo le autorità a sospendere temporaneamente le attività aeroportuali. Si tratta dell’episodio più sanguinoso attribuito finora ai ribelli yemeniti filoiraniani contro obiettivi civili sul territorio saudita.
Le immagini diffuse sui social network dai passeggeri mostrano ambulanze sulle piste, persone in fuga e tracce di sangue all’interno del terminal. L’aeroporto è stato evacuato e temporaneamente chiuso, mentre le rappresentanze diplomatiche occidentali hanno invitato i propri cittadini a evitare lo scalo salvo necessità. Tra le ambasciate che hanno diffuso raccomandazioni figurano quelle di Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. È il terzo attacco contro l’aeroporto di Riad nell’arco di una settimana, un’escalation che mette sotto pressione la monarchia guidata da Mohammed bin Salman.
Trump valuta una risposta americana dopo il raid
La nuova offensiva degli Houthi rischia di allargare ulteriormente il conflitto regionale che coinvolge Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump, interpellato dai giornalisti sulla possibilità di un intervento militare diretto, non ha escluso alcuna opzione: «Abbiamo appena saputo dell’ultimo attacco, prenderemo una decisione». Finora Washington ha evitato di impegnarsi direttamente nelle operazioni contro le milizie yemenite, nonostante le richieste di sostegno avanzate dal principe ereditario saudita.
L’attacco arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per Riad, impegnata a ospitare importanti appuntamenti economici internazionali. Nella capitale saudita è previsto il World Petroleum Congress, che riunisce rappresentanti politici, manager e protagonisti dell’industria energetica mondiale. Le autorità hanno confermato lo svolgimento della manifestazione, ma sono già state annunciate alcune rinunce. Il ministro italiano dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha comunicato che interverrà esclusivamente in collegamento video.
A fine ottobre è attesa anche la Future Investment Initiative, il grande appuntamento economico internazionale conosciuto come la Davos del deserto. La successione di attacchi contro la capitale rischia di compromettere l’immagine di stabilità e sicurezza sulla quale l’Arabia Saudita ha costruito parte della propria strategia per attrarre investimenti e diversificare un’economia ancora fortemente legata al petrolio.
La guerra in Yemen e la rivendicazione degli Houthi
L’offensiva contro l’aeroporto di Riad si inserisce nella nuova fase della guerra in Yemen. Dieci giorni fa le forze saudite hanno avviato una controffensiva militare, concentrando le operazioni lungo la costa e intensificando i bombardamenti aerei. Le milizie alleate di Riad hanno riconquistato parte dell’isola di Perim, mentre numerosi raid hanno interessato anche Sanaa, la capitale yemenita controllata dagli Houthi.
A spiegare le ragioni dell’attacco è stato Mohammed al-Bukhaiti, alto esponente del movimento ribelle, che ha presentato il bombardamento dello scalo saudita come una rappresaglia per le operazioni militari condotte da Riad contro infrastrutture civili nello Yemen. Secondo il dirigente Houthi, i bombardamenti sauditi avrebbero provocato decine di vittime tra la popolazione.
Al-Bukhaiti ha sostenuto che l’obiettivo dell’operazione sia richiamare l’attenzione internazionale sulla protezione delle strutture civili, dagli aeroporti agli ospedali, dai mercati ai luoghi destinati a matrimoni e funerali. Le regole che dovrebbero tutelare queste infrastrutture nello Yemen, ha affermato, devono essere rispettate anche nel resto del mondo. Una rivendicazione che arriva mentre la tensione tra Arabia Saudita e ribelli yemeniti continua a crescere, con il rischio di un coinvolgimento sempre più diretto degli Stati Uniti.


