
Giorgia Meloni perde la pazienza e interviene direttamente per fermare le divisioni nel centrodestra. Le tensioni tra Forza Italia e Lega sulle candidature alle prossime elezioni comunali, soprattutto a Milano, hanno provocato l’irritazione della presidente del Consiglio, preoccupata che le rivalità locali possano compromettere l’immagine di compattezza della coalizione. La premier avrebbe così telefonato ad Antonio Tajani, chiedendo di abbassare i toni e ottenendo rassicurazioni su un imminente chiarimento pubblico da parte degli azzurri.
Secondo un retroscena pubblicato da Repubblica, il ragionamento di Meloni sarebbe netto: il centrodestra non può permettersi di apparire diviso come il campo largo. Fratelli d’Italia, pur essendo il primo partito in Lombardia, ha già accettato di non esprimere direttamente il candidato sindaco di Milano. Una rinuncia che, nella visione della premier, dovrebbe favorire un accordo tra gli alleati, non alimentare ulteriori scontri. Tajani avrebbe garantito che Forza Italia ribadirà pubblicamente la propria fedeltà alla coalizione fondata da Silvio Berlusconi.
Milano, la sfida tra Lega e Forza Italia e il piano di Meloni per la Lombardia
Il principale terreno di scontro resta Milano, dove Fratelli d’Italia guarda con favore alla candidatura del forzista Matteo Perego, mentre Matteo Salvini continua a sostenere la leghista Silvia Sardone. Meloni, per il momento, non intende imporre una soluzione. La sua indicazione è di rinviare le decisioni definitive a dopo il congresso della Lega del 24 e 25 ottobre, quando gli equilibri interni al Carroccio dovrebbero essere più chiari. La questione potrebbe comunque essere affrontata nel prossimo vertice dei leader della maggioranza, che avrà come argomento principale la manovra economica.
Dietro la scelta di Fratelli d’Italia di lasciare agli alleati la candidatura per Palazzo Marino ci sarebbe una strategia più ambiziosa: conquistare la presidenza della Regione Lombardia. Il nome sul quale punterebbero i meloniani è quello di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, considerato una figura capace di rappresentare il centrodestra senza appartenere direttamente a Fratelli d’Italia. Alla Lega potrebbe essere riservata una vicepresidenza di peso. Sempre negli ambienti del partito della premier sarebbe circolata anche l’ipotesi di una candidatura di Marina Berlusconi a sindaco di Milano, ma la possibilità viene considerata assai remota, soprattutto per il disinteresse dell’imprenditrice.
Le difficoltà della coalizione non riguardano soltanto il capoluogo lombardo. A Roma, per la candidatura a sindaco, si è fatto avanti Fabio Rampelli, uno dei fondatori di Fratelli d’Italia, mentre i vertici del partito preferirebbero Roberta Angelilli, attuale vicepresidente della Regione Lazio. A Napoli si cerca invece una figura civica capace di rendere competitiva una sfida considerata particolarmente difficile. Tra i nomi evocati figura quello di Maurizio Marinella, imprenditore conosciuto per lo storico marchio di cravatte. Uno scenario che potrebbe cambiare qualora Luigi De Magistris decidesse di candidarsi, sottraendo potenzialmente consensi al sindaco uscente Gaetano Manfredi.
A complicare il quadro ci sono anche le tensioni interne a Fratelli d’Italia in Campania. Dopo la promozione politica di Gennaro Sangiuliano, negli ambienti del partito circolerebbero timori su una possibile clamorosa uscita del viceministro Edmondo Cirielli verso Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Si tratta di un’ipotesi, non di una decisione annunciata, alimentata anche dalle precedenti aperture dello stesso Cirielli alla possibilità di includere il movimento di Vannacci nella coalizione.
Meloni irritata anche con Occhiuto per gli elogi a Renzi. Sullo sfondo il voto anticipato
A infastidire la presidente del Consiglio sarebbe stato anche Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e protagonista del confronto interno a Forza Italia con Tajani. Durante la festa del Foglio, Occhiuto ha espresso apprezzamento per Matteo Renzi, sostenendo che avrebbe potuto essere un ottimo leader dell’intero centrodestra. Un giudizio politicamente delicato per Meloni, che considera l’ex presidente del Consiglio un avversario e non intende aprire spazi a possibili riposizionamenti nella coalizione.
Sullo sfondo delle schermaglie per le amministrative resta la questione delle elezioni politiche anticipate. Secondo il retroscena, Meloni continuerebbe a guardare con interesse alla possibilità di votare a maggio 2027, mentre gli alleati mantengono pubblicamente una posizione diversa. Ignazio La Russa ha indicato ottobre come il mese più probabile per tornare alle urne, ricordando che la legislatura potrebbe teoricamente proseguire anche oltre quella data. Salvini, dal canto suo, continua a parlare di governo fino all’autunno, ma contemporaneamente chiede di approvare la riforma dell’autonomia differenziata entro la primavera.
È proprio questo intreccio tra candidature locali, rapporti di forza nella maggioranza e calendario elettorale nazionale a rendere particolarmente delicata la situazione. Meloni vuole arrivare alle Politiche presentando un centrodestra unito, capace di contrapporre la propria stabilità alle divisioni dell’opposizione. Ma prima dovrà convincere gli alleati a mettere da parte le rivalità sulle grandi città, evitando che la battaglia per le Comunali diventi il primo vero elemento di frattura della coalizione di governo.


