
Pier Ferdinando Casini lascia il Parlamento. Dopo oltre quattro decenni trascorsi tra Camera e Senato, l’ex presidente della Camera ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche, mettendo fine a una delle carriere parlamentari più lunghe della storia repubblicana. La decisione è stata comunicata in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale il senatore ha ripercorso i momenti più significativi della sua vita politica, dagli esordi nella Democrazia Cristiana al rapporto con Silvio Berlusconi, fino agli ultimi anni. Un addio maturato nel tempo e condiviso, prima dell’annuncio pubblico, soltanto con i quattro figli. Tra i ricordi più emozionanti, quello del suo primo giorno a Montecitorio, nel luglio del 1983, quando telefonò al padre e scoppiò a piangere.
Casini annuncia l’addio al Parlamento: «Dopo 44 anni non mi ricandiderò»
La decisione arriva dopo una carriera iniziata nel 1983, quando Pier Ferdinando Casini entrò per la prima volta alla Camera dei deputati.
«Ho deciso: alle prossime elezioni Politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ringrazio tutti per la fiducia che m’è stata finora accordata. Mi fermo qui».
Con queste parole il senatore ha ufficializzato la scelta di non presentarsi alle prossime elezioni.
Un annuncio che segna la conclusione di un percorso politico iniziato nella Prima Repubblica e proseguito attraverso tutte le principali trasformazioni del sistema politico italiano.
Casini ha attraversato stagioni profondamente diverse, dalla Democrazia Cristiana al centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, fino alle esperienze politiche degli anni più recenti.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto anche la carica di presidente della Camera dei deputati dal 2001 al 2005 e ha svolto due mandati al Parlamento europeo.
La decisione comunicata ai quattro figli: «Ora capiranno che mi fermo davvero»
Prima di rendere pubblica la scelta, Casini ne ha parlato soltanto con i suoi figli: Maria Carolina, Benedetta, Caterina e Francesco.
Una decisione che, almeno inizialmente, non tutti avevano preso sul serio.
«Ne ho parlato solo con i miei figli», ha raccontato nell’intervista.
Le due figlie maggiori, Maria Carolina e Benedetta, lo avevano già sentito parlare in passato della possibilità di lasciare la politica parlamentare.
«Le più grandi, avendomi sentito ripetere più volte l’intenzione di mollare, pensavano che anche stavolta non facessi sul serio. Ora capiranno che mi fermo davvero».
Diversa la reazione degli altri due figli, Caterina e Francesco, che negli anni avevano sempre incoraggiato il padre a proseguire.
«Caterina e Francesco, che hanno sempre insistito affinché mi ricandidassi, nel nostro ultimo colloquio hanno invece convenuto che, sì, è giunto il momento di mettere un punto».
Parole che raccontano una scelta personale, oltre che politica, maturata dopo decenni di impegno nelle istituzioni.
Il primo giorno in Parlamento e la telefonata al padre: «Scoppiai a piangere»
Tra i ricordi più intensi dell’intervista al Corriere della Sera c’è quello del primo ingresso a Montecitorio, nel luglio del 1983.
Casini era un giovane deputato della Democrazia Cristiana e si trovava per la prima volta nei luoghi nei quali avrebbe trascorso gran parte della sua vita.
«Con la mente torno al primo giorno che, da neo eletto, metto piede a Montecitorio: è una mattina del luglio 1983», racconta.
All’epoca i telefoni cellulari non esistevano e i parlamentari potevano utilizzare alcune cabine telefoniche insonorizzate.
Fu proprio da una di quelle cabine che Casini decise di chiamare il padre Tommaso, che era stato segretario provinciale della Dc.
«Sono qui», riuscì soltanto a dirgli, prima di scoppiare in un pianto a dirotto.
Un ricordo che racconta il legame familiare con la politica e il significato che quell’elezione aveva avuto per il giovane deputato.
Casini conserva ancora una fotografia del padre sul palco insieme ad Alcide De Gasperi: un’immagine che, come ha spiegato, lo ha accompagnato su tutte le scrivanie occupate durante la sua carriera.
Il momento più bello della carriera: l’incontro con Giovanni Paolo II
Ripensando ai decenni trascorsi nelle istituzioni, Casini ha individuato anche il momento più emozionante della sua esperienza politica.
Non una vittoria elettorale o una trattativa parlamentare, ma l’incontro con Papa Giovanni Paolo II, ricevuto alla Camera quando Casini ne era presidente.
«Il giorno più bello? Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II, un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili».
Un incontro che rappresenta ancora oggi uno dei ricordi più importanti della sua vita istituzionale.
Corriere Roma
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Dalla Democrazia Cristiana a Berlusconi, fino al Senato
Nato a Bologna nel 1955, Pier Ferdinando Casini ha attraversato oltre quarant’anni di storia politica italiana.
Dopo gli esordi nella Democrazia Cristiana, ha partecipato alla nascita del Centro Cristiano Democratico e successivamente dell’Unione di Centro, diventando una delle figure più conosciute dell’area moderata.
Ha fatto parte della coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, prima della rottura politica del 2008, e negli anni successivi ha promosso diverse iniziative centriste.
Alle elezioni del 2022 è stato rieletto al Senato nel collegio di Bologna come indipendente sostenuto dal Partito Democratico e da parte del centrosinistra.
In una lettera pubblicata l’11 ottobre sul Resto del Carlino, Casini ha confermato la decisione di non presentarsi alle prossime elezioni, precisando che l’uscita dal Parlamento non coincide con l’abbandono della passione politica.
Il Resto del Carlino
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La scelta segna dunque la conclusione della sua esperienza parlamentare, ma non necessariamente della sua partecipazione alla vita pubblica.
Dopo 44 anni, il senatore ha deciso di non chiedere un nuovo mandato agli elettori. E nel momento dell’addio, tra le tante immagini di una lunga carriera, ha scelto di ricordare soprattutto quella di un giovane deputato che, appena arrivato a Montecitorio, telefonò al padre senza riuscire a trattenere le lacrime.


