
Settimana decisiva per l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina nel dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Da domani scatteranno una serie di accertamenti informatici in quattro istituti scolastici tra Riccia e Campobasso, con l’obiettivo di verificare se da alcuni computer siano state effettuate ricerche online sulla sostanza utilizzata per uccidere madre e figlia.
Gli investigatori dovranno esaminare complessivamente 155 computer. Si comincerà dall’Istituto Agrario di Riccia, poi sarà la volta del liceo Scientifico di Riccia, del liceo Classico Mario Pagano di Campobasso e infine dell’istituto omnicomprensivo di Casacalenda. Le verifiche sono coordinate dalla Procura di Larino e coinvolgono la Squadra Mobile di Campobasso e specialisti informatici della Polizia di Stato.
Cosa cercano gli investigatori nei computer
L’obiettivo è individuare eventuali tracce di navigazione riconducibili a ricerche sulla ricina, sui semi di ricino, sui metodi di estrazione della tossina e sulle modalità con cui il veleno può essere rilevato nell’organismo. Tra le parole chiave indicate nei decreti compaiono anche termini più tecnici, come solfato di ammonio e solfato di sodio, oltre a riferimenti al deep web e al dark web.
Gli investigatori cercheranno anche eventuali tracce cancellate, file temporanei e cronologie che possano aiutare a stabilire quando siano state effettuate determinate ricerche e da quale postazione. Al momento non esiste però alcuna certezza che i computer delle scuole siano stati effettivamente utilizzati per cercare informazioni sulla ricina.
Le ricerche online prima e dopo le morti
Uno degli elementi considerati più delicati riguarda alcune conversazioni e ricerche individuate online e risalenti al periodo compreso tra agosto 2025 e gennaio 2026. Secondo quanto emerge dalle indagini, prima della morte di Antonella e Sara alcune domande avrebbero riguardato le modalità di utilizzo della ricina, mentre successivamente l’attenzione si sarebbe spostata sulla possibilità di individuare la sostanza durante gli esami autoptici e sulla durata delle tracce del veleno nell’organismo.
In particolare, il 5 gennaio 2026 un utente avrebbe modificato il contenuto delle proprie domande, passando dall’impiego della sostanza alla possibilità di rilevarla dopo la morte. È proprio questa sequenza temporale che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione, verificando se possa essere collegata a qualcuno vicino alla famiglia o alle persone coinvolte nell’indagine.
Le scuole finite sotto la lente
Il primo istituto interessato dagli accertamenti sarà l’Agrario di Riccia, dove sono presenti oltre 70 dispositivi. Nei giorni successivi le verifiche proseguiranno al liceo Scientifico di Riccia e al liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice.
La Procura ha esteso gli accertamenti anche ad altri istituti per ricostruire il più ampio possibile ventaglio di accessi informatici e connessioni utilizzate nei mesi precedenti e successivi all’avvelenamento.
Gli accertamenti saranno considerati prova irripetibile
Le operazioni sono state disposte con modalità particolarmente rigorose. Gli accertamenti informatici vengono infatti considerati atti irripetibili, perché l’analisi dei dispositivi potrebbe incidere sui dati presenti al loro interno. Per questo motivo le parti interessate sono state avvisate e potranno nominare propri consulenti.
Gli esperti dovranno effettuare copie forensi dei dispositivi, così da conservare integralmente i dati originari e consentire eventuali verifiche successive senza alterare il contenuto dei computer.
La Procura aveva già smentito il ritrovamento di un indirizzo Ip
Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni secondo cui sarebbe già stato individuato un computer o un indirizzo Ip collegato alle ricerche sulla ricina. La Procura di Larino aveva però smentito ufficialmente questa ricostruzione, precisando che fino a quel momento non era stato identificato alcun dispositivo riconducibile con certezza alle ricerche sul veleno.
Proprio per questo gli accertamenti nelle scuole assumono ora un peso particolare: servono a verificare se tracce informatiche ancora recuperabili possano finalmente consentire di risalire all’origine delle ricerche.
Un’inchiesta ancora senza una verità definitiva
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Gli esami tossicologici stabilirono successivamente che entrambe erano state avvelenate con ricina, una sostanza altamente tossica ricavabile dai semi della pianta di ricino.
Da allora l’inchiesta ha seguito numerose piste, tra perquisizioni, sequestri di dispositivi elettronici, interrogatori e confronti tra persone informate sui fatti. La settimana che si apre potrebbe ora diventare uno dei passaggi più importanti dell’indagine, perché l’analisi dei 155 computer potrebbe fornire nuovi elementi sulla provenienza delle ricerche online e, soprattutto, su chi le abbia effettuate.


