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Ucraina, risoluzione del centrodestra: Meloni apre a gruppo di Stati negoziatori, ma senza citare Trump

Pubblicato: 12/10/2026 10:09

La posizione dell’Italia sulla guerra in Ucraina si prepara ad arrivare in Parlamento con una risoluzione che punta a definire le priorità del governo in vista del prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Nella bozza predisposta dalla maggioranza, tuttavia, non trovano spazio riferimenti espliciti alle recenti dichiarazioni di Donald Trump contro Volodymyr Zelensky né alle ipotesi di riapertura dei rapporti energetici con la Russia. Il documento, elaborato dai gruppi parlamentari del centrodestra in raccordo con Palazzo Chigi, mantiene una linea prudente sui dossier più delicati, mentre conferma la necessità di preservare il ruolo dell’Europa nei futuri negoziati di pace.

La scelta di non entrare nel merito delle ultime mosse della Casa Bianca rappresenta uno degli aspetti più significativi della bozza. Mentre le cancellerie europee devono confrontarsi con gli sviluppi dei rapporti tra Washington, Mosca e Kiev, il testo della maggioranza privilegia formulazioni generali sulla sovranità ucraina e sul sostegno europeo. Un’impostazione che tiene conto anche delle diverse sensibilità presenti nella coalizione, in particolare delle riserve della Lega di Matteo Salvini sull’invio di ulteriori armamenti a Kiev.
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Ucraina, il centrodestra evita lo scontro diretto con Trump

Nella risoluzione che la maggioranza si prepara a votare in Parlamento, il riferimento alla posizione italiana sulla guerra resta affidato a un principio generale: il «pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina». Non vengono invece affrontate direttamente le recenti dichiarazioni attribuite a Trump sulla permanenza di Zelensky alla guida del Paese, né le prospettive di una possibile ripresa delle forniture di gas russo verso i mercati occidentali.

Il documento non contiene neppure un impegno esplicito a favore dell’invio di nuove armi. Al suo posto compare la formula del «sostegno multidimensionale» all’Ucraina, una definizione che consente di mantenere aperta la collaborazione con Kiev senza entrare nel merito di una questione divisiva per la maggioranza.

La scelta rispecchia l’esigenza di trovare un equilibrio tra la linea del governo, il sostegno all’indipendenza ucraina e le posizioni della Lega, contraria a ulteriori forniture militari. Il testo evita così di trasformare la risoluzione in un terreno di scontro interno, concentrandosi sulle priorità che il governo intende portare al tavolo europeo.

Meloni rilancia l’inviato speciale europeo per la pace

La principale novità riguarda la rappresentanza dell’Unione europea negli eventuali negoziati per porre fine alla guerra. Da tempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sostiene la necessità di individuare un inviato speciale europeo incaricato di contribuire al processo di pace.

Nella bozza, tuttavia, la proposta viene formulata in termini più ampi rispetto alle precedenti posizioni italiane. Il governo si impegna infatti a «promuovere una decisione sulla rappresentanza europea nel processo di pace per l’Ucraina, sviluppando ulteriormente la proposta avanzata dal governo italiano per la designazione di un inviato speciale europeo o, in alternativa, definendo un formato che, in virtù di un chiaro mandato da parte del consiglio europeo, possa esprimere con autorevolezza ed efficacia la posizione dell’insieme degli stati membri nella convinzione che nessuna decisione sulla sicurezza europea possa essere assunta senza l’Europa».

Il passaggio apre quindi alla possibilità di una struttura negoziale diversa dall’invio di un singolo rappresentante, purché riceva un mandato chiaro da parte del Consiglio europeo e sia in grado di esprimere una posizione condivisa dai Paesi membri.

La proposta si collega al dibattito sul formato E3, che riunisce Francia, Germania e Regno Unito. In passato, Meloni ha sostenuto la necessità di evitare che le decisioni sulla sicurezza del continente vengano discusse senza un coinvolgimento adeguato dell’Italia e delle altre istituzioni europee.

L’apertura a un formato più ampio non chiarisce ancora quale struttura potrebbe essere adottata. Indica però la volontà del governo di sostenere una rappresentanza europea riconosciuta dagli Stati membri, con l’obiettivo di rafforzare il peso dell’Unione nelle trattative.

Sanzioni alla Russia, la maggioranza insiste sulla pressione europea

La bozza conferma inoltre la richiesta di mantenere alta la pressione su Mosca, senza indebolire le misure adottate contro la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina. Su questo punto, tuttavia, il testo introduce una precisazione che riflette una sensibilità particolarmente sostenuta dalla Lega.

Il governo intende ribadire che le sanzioni sono rivolte «contro il regime russo e la sua capacità di sostenere la guerra di aggressione e non contro la popolazione russa».

La formulazione mira a distinguere le misure dirette contro l’apparato politico e militare russo dalle conseguenze sulla popolazione. Il passaggio si inserisce nel tentativo della maggioranza di mantenere una posizione comune sul conflitto, evitando che il confronto sulle sanzioni diventi un ulteriore elemento di divisione tra i partiti.

La linea contenuta nella risoluzione combina dunque due indicazioni: da una parte, la conferma della necessità di esercitare pressione sul governo russo; dall’altra, l’intenzione di sottolineare che le misure restrittive non sono concepite come strumenti contro i cittadini russi in quanto tali.

Energia, inflazione e bilancio Ue: le altre priorità del governo

Oltre alla guerra in Ucraina, il documento affronta alcuni dei principali dossier destinati a essere discussi al Consiglio europeo. Tra questi figurano il costo della vita, i prezzi dell’energia e le regole europee che incidono sulla competitività delle imprese.

Il centrodestra intende rilanciare la richiesta di un intervento europeo per contenere gli effetti dell’inflazione e del caro energia. La posizione si collega alla lettera inviata da Meloni alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con la quale il governo ha chiesto maggiore flessibilità rispetto ai costi crescenti che gravano su famiglie e attività produttive.

Nella bozza si insiste sulla necessità di «un intervento decisivo sui prezzi dell’energia unitamente al contenimento dell’inflazione per la tutela dei nostri cittadini». La maggioranza punta inoltre a ottenere un sistema Ets più bilanciato, con l’obiettivo di tenere conto delle ricadute economiche delle politiche europee sulle imprese e sul sistema produttivo.

Un altro capitolo riguarda il prossimo bilancio comunitario. Su questo terreno, il governo italiano si oppone a riduzioni particolarmente consistenti della spesa europea, una posizione che lo distingue dalle richieste di maggiore rigore avanzate dai Paesi più vicini alle posizioni dei cosiddetti frugali del Nord Europa.

La risoluzione affronta anche le tensioni legate agli attacchi degli Houthi e la situazione in Libano, confermando l’ampiezza dei temi che la delegazione italiana intende portare al confronto con gli altri governi europei.

Un accordo in maggioranza, la partita si sposta in Europa

La bozza sembra aver consentito ai partiti della coalizione di trovare un punto di equilibrio sulle questioni più controverse, soprattutto per quanto riguarda il sostegno all’Ucraina e il rapporto con la Russia. La scelta di non indicare nuovi impegni militari specifici e di privilegiare una formulazione generale sul sostegno a Kiev contribuisce a mantenere insieme posizioni differenti.

Per Giorgia Meloni, la sfida successiva sarà trasformare questa sintesi interna in una linea capace di raccogliere consensi anche a livello europeo. Il confronto con gli altri governi si annuncia più complesso, sia sulla rappresentanza dell’Unione nei negoziati di pace sia sulle politiche energetiche e sulle risorse del bilancio comunitario.

Il nodo centrale resta il ruolo che l’Europa potrà esercitare in un eventuale processo negoziale tra Russia e Ucraina. La richiesta italiana di una rappresentanza comune punta a evitare che le decisioni sulla sicurezza del continente vengano prese senza un coinvolgimento diretto degli Stati membri.

La risoluzione del centrodestra, dunque, cerca di tenere insieme sostegno alla sovranità ucraina, pressione su Mosca, prudenza sulle forniture militari e maggiore peso diplomatico dell’Unione. Resta da capire quanto questa impostazione riuscirà a tradursi in risultati concreti al tavolo europeo, dove le posizioni nazionali e le divergenze sulle priorità economiche potrebbero rendere più difficile raggiungere una sintesi condivisa.

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