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“Ecco perché lo abbiamo fatto”. Banda della minicar, parlano i ragazzi fermati: parole atroci

Pubblicato: 14/10/2026 14:03

«L’abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo. Volevamo prenderli tutti a bastonate. Ci siamo fermati solo quando abbiamo saputo dell’attore ferito. Ci dispiace». È il racconto choc dei due minorenni denunciati per le aggressioni ai passanti a Monteverde, a Roma, compiute mentre si spostavano a bordo di una minicar. Una bravata, nelle loro intenzioni, che si è trasformata in una serie di episodi violenti, con diverse persone colpite e un ferito grave. I ragazzi sono stati ascoltati nel corso della notte dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, negli uffici della Procura, dopo essere stati identificati al termine di rapide e serrate indagini condotte dai carabinieri.

Due studenti, le famiglie sotto choc

I protagonisti della vicenda hanno 16 e 17 anni e frequentano istituti scolastici nei quartieri di Testaccio e Monteverde. Il più giovane, residente a Testaccio, frequenta un liceo e ha precedenti di polizia. Il diciassettenne, che era alla guida della minicar ed è figlio di un carabiniere, studia invece in una scuola a indirizzo umanistico a Monteverde. Secondo quanto emerso, entrambi avrebbero un rendimento scolastico insufficiente. Le rispettive famiglie hanno collaborato con gli investigatori, ma la scoperta del coinvolgimento dei figli nelle aggressioni le avrebbe lasciate profondamente scosse, provate e sconfortate.

Un dettaglio emerso dagli accertamenti contribuisce a ricostruire il contesto della vicenda: il 4 ottobre era il compleanno del sedicenne, il passeggero della vettura. Proprio quella giornata sarebbe stata segnata dalle aggressioni che hanno seminato paura tra i passanti di Monteverde. Secondo le testimonianze raccolte, sarebbe stato il ragazzo più giovane a colpire materialmente le vittime, mentre l’amico diciassettenne conduceva la minicar. Un’azione che, stando alle dichiarazioni rese dai due, sarebbe nata dalla noia e dalla volontà di prendere di mira persone incontrate lungo il percorso.

L’attore Davide Iacopini tra le vittime più gravi

Tra le persone aggredite c’è l’attore Davide Iacopini, che ha riportato le conseguenze più serie. Secondo la ricostruzione, l’uomo sarebbe stato colpito con un calcio mentre viaggiava sul monopattino. La stessa modalità sarebbe stata utilizzata contro altre quattro vittime, prese di mira mentre si trovavano in strada. Gli episodi delineano un quadro di violenza apparentemente indiscriminata: persone incontrate casualmente, senza un motivo specifico, trasformate in bersagli durante il passaggio della piccola automobile.

Tra gli episodi contestati figura anche l’aggressione ai danni di un uomo di 67 anni, colpito con un tubo di plastica mentre passeggiava vicino alla propria abitazione, in viale dei Quattro Venti. Un gesto che conferma, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, la varietà delle modalità utilizzate per colpire i passanti. Non soltanto calci contro chi si muoveva in monopattino, dunque, ma anche l’impiego di un oggetto per ferire una persona che stava semplicemente camminando per strada. La sequenza degli episodi ha spinto i carabinieri ad accelerare le verifiche per risalire ai responsabili.

Le telecamere e quei led rossi sulla minicar

A indirizzare le indagini sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza, insieme ad alcuni particolari che hanno permesso di riconoscere il veicolo. Sulla carrozzeria della minicar erano presenti, infatti, dei led rossi, installati da poco da un meccanico della zona, che ha riconosciuto il proprio intervento, e un adesivo a forma di serpente rosso. Dettagli apparentemente secondari, ma rivelatisi preziosi per restringere il campo delle verifiche e collegare il mezzo agli episodi denunciati.

Decisive le immagini di via Quadrio

Un contributo importante sarebbe arrivato anche dalle riprese effettuate in via Quadrio, acquisite alla fine della settimana precedente all’identificazione dei ragazzi. L’incrocio tra le immagini, le testimonianze e gli altri riscontri investigativi ha consentito ai militari dell’Arma di individuare i due minorenni. La ricostruzione si è così concentrata sui ruoli dei ragazzi: il sedicenne, indicato dai testimoni come l’autore materiale delle aggressioni, e il diciassettenne, che avrebbe guidato la vettura durante le azioni.

Tra gli elementi emersi durante gli accertamenti c’è anche la presenza, sul cellulare di uno dei ragazzi, di un’applicazione per monitorare gli spostamenti, installata dai genitori. Uno strumento pensato per seguire i movimenti del figlio che è stato rinvenuto nel corso delle verifiche investigative. Il dato si inserisce nel quadro degli accertamenti svolti dagli inquirenti, che hanno incrociato informazioni digitali, testimonianze e immagini per ricostruire gli spostamenti della minicar e individuare i presunti responsabili.

Davanti al pubblico ministero Ambrogio Cassiani, i due ragazzi avrebbero spiegato di aver agito per noia e per gioco, sostenendo di essersi fermati soltanto dopo aver saputo del ferimento più grave. Le loro parole, accompagnate dalle scuse, arrivano al termine di una vicenda che ha coinvolto persone incontrate casualmente per strada e provocato conseguenze fisiche e forte allarme nel quartiere. Le indagini dei carabinieri hanno portato all’identificazione dei due minorenni, mentre restano centrali la ricostruzione puntuale dei singoli episodi e gli accertamenti sulle responsabilità individuali. Sullo sfondo, lo sconcerto delle famiglie e una domanda inevitabile: come può la noia trasformarsi in una violenza tanto gratuita?

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