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Quirinale 2029, Schlein pensa a Draghi: il nome a sorpresa mentre cresce la candidatura di Bersani

Pubblicato: 14/10/2026 08:09

La partita per il Quirinale del 2029 è già cominciata e nel centrosinistra si fanno strada due nomi molto diversi tra loro. Da una parte Pier Luigi Bersani, diventato quasi a sorpresa il protagonista di una campagna spontanea sui social che lo vorrebbe successore di Sergio Mattarella. Dall’altra Mario Draghi, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe invece la carta sulla quale starebbe ragionando Elly Schlein. Due personalità, due storie politiche e due modi completamente differenti di interpretare la presidenza della Repubblica. E una partita che, inevitabilmente, si intreccia con le prossime elezioni politiche.

Bersani, intanto, può contare su una popolarità che va ben oltre i confini tradizionali della sinistra. Ex ministro dello Sviluppo economico, già segretario del Partito democratico, protagonista di una lunga stagione politica cominciata nel Pci, ha conservato una capacità di comunicazione che pochi altri esponenti della sua generazione possono vantare. Piace in televisione, funziona sui social, conquista anche i giovanissimi e riesce a parlare a un pubblico che non necessariamente condivide le sue idee. Una combinazione che ha alimentato l’ipotesi di una sua candidatura al Colle, con qualcuno che già immagina per lui un ruolo simile a quello interpretato da Sandro Pertini: un presidente popolare, riconoscibile, capace di rappresentare anche chi non appartiene alla sua parte politica.
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La corsa al Quirinale e i nomi di Casini e Gentiloni

Il prossimo Parlamento avrà il compito di scegliere il successore di Sergio Mattarella, il cui mandato terminerà nel 2029. È anche per questo che le manovre sembrano essere cominciate con largo anticipo. Tra gli osservatori della politica romana c’è chi suggerisce di prestare particolare attenzione ai protagonisti della vita istituzionale che stanno annunciando l’intenzione di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Una scelta che potrebbe lasciare aperta la strada a incarichi differenti, compreso quello di presidente della Repubblica.

Tra questi figura Pier Ferdinando Casini, già protagonista dell’ultima elezione presidenziale, quando il suo nome era circolato con insistenza prima della riconferma di Mattarella. E c’è anche Paolo Gentiloni, che ha recentemente annunciato di non voler tornare in Parlamento. L’ex presidente del Consiglio ha spiegato a Sky TG24 che l’impegno politico può proseguire anche al di fuori delle assemblee elettive. Una dichiarazione che inevitabilmente alimenta le interpretazioni sul suo futuro, anche se per Gentiloni potrebbe profilarsi un nuovo incarico nelle istituzioni europee.

La carta di Schlein sarebbe Mario Draghi

Ma il nome sul quale si concentrerebbero le riflessioni della segretaria democratica sarebbe un altro. Mario Draghi, già presidente della Banca centrale europea e presidente del Consiglio, rappresenterebbe una candidatura capace di offrire garanzie a una vasta parte del mondo istituzionale ed economico, italiano e internazionale. Secondo le indiscrezioni, Schlein e Draghi avrebbero costruito negli ultimi mesi un rapporto personale e politico, cominciato con un incontro prima dell’estate e proseguito attraverso contatti occasionali. Un’intesa che non cancellerebbe le differenze tra i due, ma potrebbe diventare significativa in vista dei prossimi passaggi istituzionali.

Per Schlein, soprattutto nell’eventualità di una vittoria del centrosinistra alle elezioni politiche, avere Draghi al Quirinale potrebbe rappresentare una garanzia importante. L’ex presidente della Bce gode di una riconoscibilità internazionale e di una credibilità presso le cancellerie europee, le istituzioni finanziarie e il mondo delle imprese che potrebbero contribuire a rassicurare gli ambienti più diffidenti nei confronti di un eventuale governo guidato dalla segretaria del Pd. Una valutazione politica che spiegherebbe perché, nonostante le distanze tra le rispettive impostazioni economiche e sociali, il nome di Draghi possa risultare particolarmente interessante.

Naturalmente, la strada è ancora lunga. Prima del Quirinale ci saranno le elezioni politiche, la definizione delle alleanze, la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio e soprattutto la necessità, per il centrosinistra, di conquistare una maggioranza parlamentare. Senza dimenticare che l’elezione del capo dello Stato richiede equilibri e convergenze che difficilmente possono essere programmati con tre anni di anticipo. Ma una cosa appare già evidente: la successione a Mattarella è entrata nei ragionamenti dei principali protagonisti della politica italiana. E mentre sui social cresce l’entusiasmo per Bersani, nelle valutazioni attribuite ai vertici democratici si affaccia una soluzione assai diversa. Quella che potrebbe portare Mario Draghi al Quirinale.

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