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“L’Inno nazionale non si tocca!”. Accusa gravissima: un partito nella bufera

Pubblicato: 15/10/2026 13:49

Il dibattito sull’identità nazionale e sui simboli della Repubblica torna al centro dello scontro politico in Parlamento. Questa volta al centro della discussione c’è il Canto degli Italiani, conosciuto da tutti come Inno di Mameli, e la proposta di inserirne formalmente il riferimento nella Costituzione. Un passaggio che punta a riconoscere anche sul piano costituzionale uno dei simboli più rappresentativi del Paese, ma che ha aperto un confronto sulla formulazione da adottare e, in particolare, sulla presenza dei nomi di chi ha dato vita all’inno.

A far discutere sono due emendamenti presentati dal Partito democratico al disegno di legge costituzionale promosso dalla senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione. Secondo quanto riportato dal Secolo d’Italia, le modifiche proposte dai dem mirano a eliminare dal testo i riferimenti a Goffredo Mameli e Michele Novaro, lasciando invece la denominazione dell’inno nazionale. Una scelta destinata ad alimentare il confronto politico su un tema che, almeno nelle intenzioni dei promotori della riforma, dovrebbe rappresentare un elemento di unità tra gli italiani.
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La proposta di modifica dell’articolo 12 della Costituzione

Il disegno di legge presentato da Susanna Donatella Campione interviene sull’articolo 12 della Costituzione, quello che definisce la bandiera della Repubblica italiana. La proposta, composta da un unico articolo, intende introdurre nella Carta fondamentale un riferimento esplicito all’inno nazionale, individuando nel Canto degli Italiani l’inno della Repubblica.

Nella formulazione originaria vengono indicati anche i nomi dei due autori: Goffredo Mameli, che scrisse il testo, e Michele Novaro, compositore della musica. Si tratta dei due protagonisti della nascita dell’inno che accompagna le principali cerimonie istituzionali e gli appuntamenti ufficiali del Paese.

È proprio su questo punto che si concentra la modifica proposta dal Partito democratico. I due emendamenti presentati dai senatori dem chiedono infatti di eliminare i riferimenti personali, mantenendo nel testo costituzionale soltanto la denominazione dell’inno.

La differenza riguarda quindi la formulazione della norma: da una parte, il riconoscimento del Canto degli Italiani con l’indicazione dei suoi autori; dall’altra, una versione che identifica il simbolo nazionale senza riportare i nomi di Mameli e Novaro.

Gli emendamenti del Partito democratico accendono il confronto politico

La proposta del Pd ha suscitato attenzione perché riguarda un simbolo che, al di là delle appartenenze politiche, rappresenta la storia e l’identità istituzionale dell’Italia. La discussione non riguarda soltanto l’inserimento dell’inno nella Costituzione, ma anche il modo in cui il testo dovrebbe essere formulato e quali elementi debbano comparire nella Carta fondamentale.

La questione si inserisce nell’iter parlamentare di un disegno di legge costituzionale che, secondo quanto riferito dalla prima firmataria, ha già raccolto un sostegno ampio in Senato. Il confronto sugli emendamenti dovrà chiarire se la formulazione iniziale sarà mantenuta oppure se verranno apportate modifiche prima dell’approdo in Aula.

La senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione ha sottolineato proprio la necessità di preservare il carattere condiviso dell’iniziativa, auspicando che il provvedimento possa ottenere un consenso ancora più ampio nel corso dell’esame parlamentare.

Susanna Donatella Campione: «L’inno d’Italia non appartiene a una parte politica»

Nel commentare l’iter del disegno di legge, la senatrice di Fratelli d’Italia ha richiamato l’ampiezza delle adesioni raccolte dalla proposta e ha espresso l’auspicio che il voto finale possa coinvolgere anche i gruppi che finora non l’hanno sottoscritta.

«Su questo disegno di legge c’è stata ampia convergenza, è infatti stato sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari del Senato a eccezione di AVS e M5S. Il mio auspicio è che quando arriverà in aula a dicembre anche coloro che non lo hanno firmato lo votino. L’inno d’Italia non appartiene a una parte politica, è di tutti gli italiani», ha commentato la senatrice di FdI.

Le parole di Campione riportano al centro il significato politico e simbolico dell’iniziativa: fare in modo che il riconoscimento costituzionale dell’inno nazionale sia il risultato di una convergenza parlamentare, senza trasformare il provvedimento in una questione legata alle contrapposizioni tra maggioranza e opposizione.

Il richiamo alla condivisione assume particolare rilievo proprio mentre si discute della possibilità di eliminare dal testo i nomi dei due autori. La formulazione definitiva dovrà essere stabilita nel corso dell’esame parlamentare, tenendo conto delle proposte di modifica presentate.

Inno di Mameli, il passaggio decisivo sarà l’esame in Parlamento

Il confronto sui due emendamenti del Pd si inserisce dunque in un percorso legislativo ancora da completare. La proposta di modificare l’articolo 12 della Costituzione punta a inserire nella Carta il riferimento al Canto degli Italiani, ma la discussione sulla presenza dei nomi di Goffredo Mameli e Michele Novaro dimostra che anche la formulazione di una norma dedicata ai simboli nazionali può diventare terreno di confronto politico.

L’obiettivo dichiarato dalla prima firmataria è ottenere una convergenza ampia sul riconoscimento dell’inno, considerato un patrimonio comune. Resta ora da vedere quale sarà l’esito dell’esame delle modifiche proposte e quale formulazione arriverà al voto dell’Aula.

La questione, in definitiva, riguarda il modo in cui la Repubblica sceglierà di indicare nella propria Costituzione il suo inno nazionale: con il riferimento esplicito agli autori oppure attraverso la sola denominazione del Canto degli Italiani. Sarà il confronto parlamentare a stabilire se il testo originario verrà confermato o modificato.

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