
Ha bevuto un sorso d’acqua da una bottiglietta acquistata al distributore automatico del Palazzo di Giustizia di Cagliari e si è sentita male con bruciori in gola e allo stomaco, tanto da dover essere ricoverata in ospedale. Vittima una giovane tirocinante in magistratura presso la Corte d’Appello. Ora la polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica indaga su un episodio oscuro che ricorda i casi degli “acquabomber” dei primi anni Duemila.
Il foro sigillato con la colla
Solo dopo aver bevuto la donna si è accorta che la bottiglietta, consegnata subito ai carabinieri e sequestrata come corpo di reato, aveva un minuscolo, quasi invisibile foro laterale, sigillato poi con una colla per impedire all’acqua di fuoriuscire. La sostanza nociva, altamente irritante e forse varechina, è stata quasi certamente iniettata con una siringa. La tirocinante non è grave ed è stata trattenuta alcune ore in osservazione, ma per valutare anche penalmente quanto accaduto si attendono gli esiti degli esami di laboratorio sulla sostanza che ha contaminato l’acqua.
Le indagini a Palazzo di Giustizia
Controlli sono stati subito effettuati nei corridoi del Palazzo di Giustizia. Il bar è chiuso da alcuni anni, ma sono in funzione i distributori automatici, almeno due: uno al sesto piano, l’altro proprio dirimpetto ai corridoi della Corte d’Appello, dove ogni giorno si radunano magistrati, avvocati e personale degli uffici giudiziari nelle pause delle udienze. Gli inquirenti ritengono difficile che la manomissione sia avvenuta nei distributori interni: la bottiglietta avrebbe dovuto essere estratta e, praticamente impossibile, reintrodotta. Avrebbe potuto farlo soltanto personale della ditta che fornisce le bibite. È stata comunque disposta un’accurata verifica sulle scorte.
Dalle prime indagini si esclude un’azione mirata a colpire un obiettivo ben individuato: chi ha alterato l’acqua non poteva sapere chi avrebbe prelevato la bottiglietta dal distributore. Più probabile l’intenzione di creare allarme. Gli “acquabomber”, così chiamati nei primi anni Duemila i solitari in azione per seminare panico infettando prodotti alimentari soprattutto nei supermercati, hanno raramente preso di mira la Sardegna. Nel 2018 un libanese sospettato di terrorismo venne arrestato a Macomer, nel Nuorese, ma ancora non aveva dato corso al progetto di avvelenare con ricina e antrace la rete idrica. E a Carbonia, nel dicembre 2025, una donna era rimasta ustionata dopo aver bevuto acqua da una bottiglietta con soda caustica acquistata in un bar.


