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“Trovate vicino casa!”. Avvelenate dalla ricina: scoperte le piante

Pubblicato: 15/10/2026 09:21

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita proseguono lungo due direttrici: individuare la possibile origine della ricina utilizzata per avvelenarle e ricostruire eventuali ricerche informatiche effettuate nei mesi precedenti ai decessi. Gli investigatori stanno approfondendo una serie di elementi che potrebbero contribuire a chiarire come sia stata reperita la sostanza tossica e se qualcuno abbia cercato informazioni utili per procurarsela o utilizzarla.

Tra gli aspetti al vaglio della polizia c’è la presenza di piante di ricino in alcune aree del territorio molisano, non lontano dai luoghi frequentati dalle vittime. Parallelamente, gli accertamenti si stanno concentrando su diversi computer presenti in istituti scolastici, per verificare l’eventuale esistenza di ricerche online riconducibili alla ricina. Si tratta di piste investigative ancora da approfondire, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino.
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Ricina, individuate piante tra Riccia e il lago di Occhito

Gli agenti della Squadra mobile di Campobasso avrebbero individuato diversi esemplari di ricino nelle campagne comprese tra Riccia e il lago di Occhito, nell’area al confine tra Molise e Puglia. La notizia è stata riportata da la Repubblica, che ha ricostruito gli ultimi sviluppi dell’indagine diretta dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli.

L’attenzione degli investigatori si concentra sulle caratteristiche della pianta, che produce capsule contenenti i semi dai quali si può ricavare la ricina, una sostanza altamente tossica. Il periodo compreso tra agosto e ottobre è particolarmente rilevante perché coincide con lo sviluppo delle capsule.

La presenza di queste piante sul territorio viene valutata per verificare l’ipotesi che il veleno possa essere stato ottenuto attraverso una preparazione artigianale. Al momento, tuttavia, il ritrovamento di esemplari di ricino non dimostra che siano stati utilizzati per produrre la sostanza impiegata nel caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Gli accertamenti dovranno chiarire se esistano collegamenti concreti tra le piante individuate, la provenienza della ricina e la dinamica dei fatti. La ricostruzione della filiera della sostanza tossica rappresenta infatti uno dei punti centrali dell’inchiesta.

Le ricerche online sulla ricina e il computer da individuare

Accanto alla pista botanica, gli investigatori stanno cercando di risalire al dispositivo dal quale sarebbero state effettuate alcune ricerche online sulla ricina nell’agosto scorso.

Secondo quanto ricostruito da la Repubblica, l’attenzione si sarebbe concentrata anche su un utente che, presentandosi come scrittore sulla piattaforma Reddit, avrebbe chiesto informazioni sulla sostanza. L’obiettivo degli accertamenti è individuare il computer utilizzato e verificare se sia possibile collegare quelle richieste agli altri elementi raccolti durante le indagini.

La Procura di Larino ha disposto verifiche su circa 200 computer distribuiti in quattro istituti scolastici. Gli specialisti della Polizia di Stato stanno impiegando un software in grado di individuare termini specifici associati a sostanze chimiche potenzialmente rilevanti per l’inchiesta.

Le analisi informatiche mirano a individuare eventuali tracce utili, senza che la presenza di una ricerca o di una determinata parola costituisca, da sola, la prova di un coinvolgimento nei fatti. Sarà necessario valutare ogni risultato nel contesto degli altri elementi investigativi e accertarne l’effettiva rilevanza.

I controlli nelle scuole di Riccia

Una parte delle verifiche ha già interessato alcuni istituti scolastici di Riccia. Dopo gli accertamenti nell’istituto agrario, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di una docente di matematica legata da amicizia a Gianni Di Vita, gli investigatori hanno esaminato anche i computer del liceo scientifico del comune.

In quest’ultimo istituto sono stati controllati 21 computer, compresi quelli presenti nella sala insegnanti. La docente citata nella ricostruzione dell’inchiesta lavora proprio al liceo scientifico e in passato si sarebbe occupata anche della formazione informatica della scuola, ricoprendo cinque anni fa il ruolo di supervisore del servizio dedicato.

Durante gli accertamenti effettuati finora non è stato sequestrato alcun computer. Questo elemento descrive l’esito delle verifiche svolte, ma non consente da solo di trarre conclusioni sull’intera attività investigativa o sull’eventuale presenza di dati utili negli altri dispositivi da esaminare.

La verifica dei sistemi informatici rappresenta uno strumento per ricostruire possibili attività precedenti ai fatti e individuare eventuali collegamenti. Gli investigatori dovranno stabilire se le informazioni raccolte abbiano un valore concreto e se possano essere ricondotte a persone o circostanze pertinenti all’inchiesta.

Le prossime verifiche a Campobasso e Casacalenda

Il programma investigativo prevede ulteriori controlli in altri due istituti scolastici. Gli accertamenti dovrebbero riguardare il liceo classico di Campobasso, frequentato nell’anno precedente da Sara Di Vita e dalla sorella Alice, e il liceo delle scienze umane di Casacalenda, dove insegna come docente di sostegno una cugina di Gianni Di Vita.

Anche in questi casi, l’obiettivo è verificare i computer e individuare eventuali tracce informatiche che possano contribuire alla ricostruzione dei fatti. La scelta degli istituti coinvolti negli accertamenti si inserisce nel tentativo di circoscrivere l’origine delle ricerche sulla ricina e identificare il dispositivo dal quale sarebbero partite le richieste di informazioni.

Le verifiche non equivalgono ad accuse nei confronti delle persone che lavorano o hanno legami con le scuole interessate. Saranno gli eventuali riscontri oggettivi, valutati insieme agli altri elementi acquisiti, a determinare la rilevanza dei risultati.

L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita resta dunque concentrata sulla provenienza della sostanza tossica e sulle tracce che potrebbero consentire di ricostruire le fasi precedenti all’avvelenamento. Da un lato, la presenza di piante di ricino nelle campagne molisane; dall’altro, le ricerche online e l’analisi dei computer. Due filoni distinti, che gli investigatori stanno approfondendo per verificare se possano convergere in una ricostruzione documentata dei fatti.

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Ultimo Aggiornamento: 15/10/2026 10:03

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