
Volodymyr Zelensky annuncia la ripresa degli attacchi ucraini contro le raffinerie russe e apre uno scontro sempre più duro con Donald Trump. In un’intervista al Financial Times, il presidente ucraino ha dichiarato che “il blocco è finito”, spiegando che Kiev tornerà a colpire le infrastrutture energetiche russe dopo una breve sospensione decisa su pressione degli Stati Uniti.
La decisione arriva in un momento di forte deterioramento dei rapporti tra Kiev e Washington. Zelensky ha accusato gli Stati Uniti di avere ridotto il sostegno di intelligence e ha contestato anche il contemporaneo indebolimento del servizio satellitare Starlink, fondamentale per le operazioni militari ucraine. Secondo il presidente ucraino, non si sarebbe trattato di un semplice problema tecnico.
“Abbiamo fermato i raid, la Russia no”
Zelensky ha spiegato che l’Ucraina aveva sospeso per alcuni giorni gli attacchi contro gli impianti energetici russi dopo una richiesta americana. In quel periodo, però, Mosca avrebbe continuato a colpire infrastrutture ucraine e obiettivi civili.
È questo, secondo Kiev, il motivo che ha portato alla fine della tregua informale sugli obiettivi energetici. L’Ucraina considera ormai insostenibile continuare a rinunciare agli attacchi contro il settore petrolifero russo mentre le proprie città e infrastrutture continuano a essere bersaglio di missili e droni.
Nelle ultime ore le forze ucraine hanno già colpito una raffineria nella regione russa di Ryazan, segnando di fatto la ripresa della campagna contro il sistema energetico di Mosca.
Zelensky attacca Trump sul rapporto con Putin
Nell’intervista, il presidente ucraino ha usato parole molto dure anche nei confronti di Donald Trump, accusandolo di mostrare una particolare ammirazione per Vladimir Putin e per i leader autoritari capaci di restare al potere per decenni.
Secondo Zelensky, Trump tenderebbe a considerare la lunga permanenza al potere come una dimostrazione di forza. Un giudizio che arriva nel momento in cui Washington sta tentando di riaprire canali economici con Mosca, soprattutto sul fronte energetico.
Il presidente ucraino ha collegato direttamente questa nuova fase al recente accordo per la fornitura di diesel russo e alla possibilità che Stati Uniti e Russia possano sviluppare ulteriori intese commerciali.
Il nodo del gas e degli affari tra Washington e Mosca
Zelensky ritiene che il riavvicinamento economico tra Stati Uniti e Russia non si fermerà al diesel. “Probabilmente il prossimo accordo sarà sul gas”, ha osservato, sostenendo che Washington sembri interessata a riaprire progressivamente rapporti energetici con Mosca.
Secondo il leader ucraino, proprio questa strategia rischia di indebolire la pressione sulla Russia e di fornire nuove risorse economiche al Cremlino mentre la guerra prosegue.
Zelensky ha inoltre avvertito che l’apertura verso Mosca potrebbe provocare una forte reazione politica anche negli Stati Uniti, dove l’accordo sul diesel russo ha già suscitato critiche bipartisan al Congresso.
Lo scontro su intelligence e Starlink
Uno dei punti più delicati riguarda il sostegno militare americano. Zelensky ha raccontato che Kiev avrebbe ricevuto un messaggio molto chiaro: se gli attacchi contro le raffinerie russe fossero continuati, gli Stati Uniti avrebbero potuto ridurre o interrompere alcune forme di condivisione dell’intelligence.
Negli ultimi giorni l’Ucraina ha denunciato anche difficoltà nell’accesso a informazioni satellitari e agli avvisi preventivi sugli attacchi missilistici russi. Parallelamente, alcuni servizi legati a Starlink hanno subito limitazioni che avrebbero avuto conseguenze sulle operazioni militari ucraine.
Zelensky ha respinto l’ipotesi di un semplice guasto tecnico, sostenendo che dietro quelle limitazioni ci sarebbe stata una decisione precisa.
“Non siamo stati noi a distruggere il rapporto”
Nonostante i toni molto duri, il presidente ucraino ha definito ancora “onesta e strategica” la relazione costruita negli anni tra Kiev e Washington. Ha però chiarito che, secondo lui, non spetta all’Ucraina fare il primo passo per ricucire.
“Non siamo stati noi a distruggere la relazione”, ha affermato, lasciando intendere che il deterioramento dei rapporti sia dovuto alle scelte dell’amministrazione Trump.
Zelensky ha anche spiegato a quali condizioni sarebbe disposto a fermare nuovamente gli attacchi alle raffinerie russe: in cambio, Kiev dovrebbe ricevere nuovi intercettori Patriot per rafforzare la difesa aerea.
La richiesta di altri Patriot
Per il presidente ucraino si tratterebbe di una richiesta minima, legata alla necessità di proteggere città e infrastrutture dagli attacchi russi. Senza nuovi sistemi di difesa, Kiev non sarebbe disposta a rinunciare alla pressione sul settore energetico russo.
Il ragionamento è semplice: se l’Ucraina deve ridurre gli attacchi contro le raffinerie che finanziano l’economia di guerra di Mosca, allora deve ottenere in cambio strumenti sufficienti per difendersi dai bombardamenti.
La richiesta, però, arriva proprio nel momento in cui il rapporto con Washington è diventato più incerto e il sostegno americano non appare più scontato come in passato.
Zelensky liquida la richiesta di dimissioni
Nell’intervista il presidente ucraino ha risposto anche alle parole di Trump, che nei giorni scorsi aveva messo in discussione la sua leadership e auspicato un cambio al vertice di Kiev.
Zelensky ha liquidato quelle dichiarazioni come “retorica”, sostenendo che il problema reale non sia la sua permanenza al potere, ma l’assenza di una pressione sufficiente su Vladimir Putin.
“Quando Putin non sente pressione, attacca”, ha spiegato. Secondo il presidente ucraino, le divisioni tra Stati Uniti, Europa e Ucraina rafforzano il Cremlino e alimentano la convinzione russa di poter ancora vincere la guerra.
Senza gli Stati Uniti sarebbe “molto difficile”
Zelensky ha comunque riconosciuto apertamente che continuare a combattere senza il sostegno americano sarebbe estremamente difficile. L’Ucraina resta fortemente dipendente dagli Stati Uniti per intelligence, difesa aerea, tecnologia satellitare e forniture militari.
Proprio per questo il presidente ucraino insiste sulla necessità di una maggiore unità europea. Se il rapporto con Washington continuerà a deteriorarsi, l’Europa dovrà assumersi una parte ancora maggiore del peso della difesa di Kiev.
“Troveremo una via d’uscita”, ha assicurato Zelensky. Ma lo scontro con Trump segna ormai una nuova fase della guerra: non più soltanto il confronto con Mosca, ma anche una crescente tensione con quello che per anni è stato il principale alleato dell’Ucraina.


