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“Lacrime di disperazione!”. Carburanti e carovita, è rivolta al Sud: si commuove anche la polizia

Pubblicato: 16/10/2026 09:38

Il rincaro dei carburanti torna a mettere sotto pressione il sistema dei trasporti e la rete di distribuzione delle merci. In diverse aree del Sud Italia cresce la preoccupazione per le conseguenze dei costi del diesel sulle imprese di autotrasporto, mentre le proteste degli operatori si estendono e aumentano le difficoltà per chi deve fare rifornimento. La situazione coinvolge non soltanto il settore della logistica, ma anche la mobilità quotidiana di cittadini e lavoratori, alle prese con distributori senza scorte e possibili rallentamenti lungo le principali arterie stradali.

Il malcontento degli autotrasportatori si inserisce in un quadro già complicato dalla mobilitazione degli agricoltori e dalle tensioni che interessano alcuni nodi strategici della filiera energetica. Le imprese chiedono risposte concrete per fronteggiare l’aumento dei costi e ottenere le risorse annunciate nei mesi scorsi. Sullo sfondo c’è il timore che le difficoltà economiche del comparto possano tradursi in una riduzione dei servizi di trasporto, con ripercussioni sulla distribuzione dei prodotti e sulle attività commerciali.
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Protesta dei Tir in Calabria, circa 15 presidi sulle strade

La mobilitazione degli autotrasportatori in Calabria è partita oggi, con una quindicina di presidi individuati in diversi punti della regione. Tra le aree interessate figurano la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e alcuni svincoli della A2 nel Cosentino.

Al momento, la protesta si svolge senza veri e propri blocchi stradali. I camion vengono posizionati ai margini delle carreggiate, sotto il controllo delle forze dell’ordine, ma la presenza dei mezzi pesanti può comunque provocare rallentamenti alla circolazione a causa del restringimento della sede stradale.

La mobilitazione calabrese si aggiunge ai presidi degli agricoltori già in corso da giorni. In Puglia le agitazioni degli autotrasportatori sono iniziate prima, mentre in Sicilia sono previste ulteriori iniziative nei prossimi giorni. Il quadro restituisce una protesta che interessa progressivamente diverse aree del Mezzogiorno, alimentata dalle difficoltà economiche delle imprese e dall’aumento del prezzo del carburante.

Carburanti esauriti, allarme a Cosenza, Catanzaro e nel Foggiano

Accanto alle proteste cresce la preoccupazione per la disponibilità di benzina e gasolio. In Puglia e Calabria vengono segnalate stazioni di servizio rimaste senza carburante, con conseguenti code e disagi per gli automobilisti.

Nel Foggiano, secondo le informazioni riportate, quasi tutti i distributori sarebbero rimasti a secco. Una situazione critica viene descritta anche a Cosenza, dove la maggior parte delle stazioni di servizio avrebbe esaurito le scorte di benzina e diesel, con ripercussioni sulla mobilità urbana.

Le difficoltà si starebbero estendendo anche ad altre zone della Calabria, compresa Catanzaro, dove numerosi impianti avrebbero terminato le disponibilità di carburante. L’emergenza si inserisce in una crisi della distribuzione che, secondo la ricostruzione, risente anche delle tensioni legate allo sciopero nella raffineria di Taranto.

La concomitanza tra agitazioni nel settore energetico e proteste degli autotrasportatori contribuisce ad aumentare l’incertezza sulle forniture. In questo contesto, la disponibilità di carburante diventa un problema che coinvolge direttamente cittadini, imprese e attività che dipendono dagli spostamenti su strada.

Conftrasporto e Unatras chiedono un intervento urgente

A sollecitare un confronto immediato con il governo è Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto. Il rappresentante dell’associazione ha chiesto la convocazione urgente delle organizzazioni dell’autotrasporto, avvertendo che, in assenza di risposte, potrebbe essere valutata la possibilità di un fermo nazionale dei trasporti.

Russo ha sottolineato che le iniziative in corso non sarebbero state proclamate né coordinate dalle associazioni di categoria. Proprio questo elemento, secondo il presidente di Conftrasporto, evidenzierebbe la profondità del disagio tra gli imprenditori, spinti a manifestare dalla difficoltà di sostenere i costi operativi.

Sulla stessa linea si è espressa Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, che ha descritto una condizione di malessere ormai difficile da sostenere per le aziende del comparto. L’organizzazione ha chiesto un intervento tempestivo dell’esecutivo, avvertendo che il mancato confronto potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.

Le associazioni chiedono quindi un dialogo diretto con il governo guidato da Giorgia Meloni, affinché vengano affrontate le criticità economiche che stanno alimentando le proteste. Il timore espresso dai rappresentanti del settore è che, senza misure adeguate, le difficoltà delle singole imprese possano trasformarsi in una paralisi più ampia della rete dei trasporti.

Risorse contro il caro gasolio e convocazione al ministero

Al centro della vertenza c’è anche il mancato arrivo dei fondi stanziati lo scorso maggio per contrastare gli effetti del caro gasolio. Secondo quanto denunciato dalle associazioni, le risorse previste non sarebbero ancora giunte a destinazione, mentre il prezzo del diesel continua a pesare sui bilanci delle aziende.

Per gli operatori, il problema non riguarda soltanto lo sblocco dei finanziamenti già annunciati. Alla luce dell’andamento dei costi, viene richiesta anche la disponibilità di ulteriori stanziamenti, ritenuti necessari per sostenere un settore che dipende in misura significativa dal carburante.

Dopo le proteste degli ultimi giorni, il governo ha convocato un tavolo di confronto per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. L’incontro dovrà offrire un’occasione per affrontare le richieste delle organizzazioni e discutere le misure necessarie a contenere le difficoltà del comparto.

Nel frattempo, i sindacati metalmeccanici impegnati nella mobilitazione della raffineria di Taranto si sarebbero dichiarati disponibili a rimuovere i blocchi dopo la convocazione da parte dell’esecutivo. Un eventuale ripristino della normale attività potrebbe contribuire ad alleggerire le tensioni sulla distribuzione, mentre resta aperta la questione delle proteste degli autotrasportatori.

La data del 27 ottobre rappresenta dunque un passaggio importante per il confronto tra governo e associazioni di categoria. Le richieste riguardano il sostegno economico alle imprese, il costo del carburante e la necessità di evitare che le agitazioni si traducano in ulteriori difficoltà per la circolazione e per l’approvvigionamento. Intanto, tra Calabria, Puglia e Basilicata, l’attenzione resta concentrata sulla disponibilità di benzina e diesel e sulle possibili conseguenze di una crisi che coinvolge l’intera filiera della logistica.

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