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Garlasco, rissa in diretta Tv tra Abbate e Capra: “Non siamo tutti scemi”

Pubblicato: 17/10/2026 14:18

Scontro durissimo a Quarto Grado sul caso Garlasco. Durante la puntata di venerdì 16 ottobre, il giornalista Carmelo Abbate e il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, si sono affrontati sul tema degli accertamenti eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

Al centro del confronto c’è ancora una volta il cosiddetto OPTI test, un esame utilizzato per verificare la presenza di sangue. Secondo la ricostruzione discussa in trasmissione, uno degli accertamenti effettuati all’epoca avrebbe dato esito negativo, mentre nella relazione del Ris si sarebbe comunque parlato di tracce ematiche associate al DNA di Chiara Poggi. È proprio su questo passaggio che Abbate ha concentrato le sue accuse, contestando il modo in cui i risultati sarebbero stati riportati e comunicati agli investigatori.

Abbate: “Avevate l’obbligo di comunicarlo al pubblico ministero”

Il confronto si è acceso quando Abbate ha sostenuto che il risultato negativo del test avrebbe dovuto essere esplicitamente comunicato alla Procura.

“Caro Capra, non sono io che dico le bestialità”, ha esordito il giornalista, rivolgendosi direttamente al genetista. Abbate ha poi sostenuto che il Ris e gli stessi consulenti coinvolti negli accertamenti avessero il dovere di mettere il pubblico ministero nelle condizioni di conoscere anche eventuali elementi favorevoli all’indagato.

Il riferimento è al principio secondo cui la Procura deve acquisire non soltanto gli elementi a carico, ma anche quelli potenzialmente a discarico. Secondo Abbate, dunque, un test negativo sulla natura ematica di una traccia avrebbe dovuto essere riportato in maniera chiara nella documentazione consegnata agli inquirenti.

Il nodo delle “tracce ematiche”

Il passaggio più contestato riguarda proprio l’espressione utilizzata nella relazione del Ris. Abbate ha sottolineato che parlare di “tracce ematiche” significa indicare la presenza di sangue e ha contestato il fatto che questa definizione sarebbe stata utilizzata nonostante un test avesse dato esito negativo.

“I Ris avevano l’obbligo di scrivere la verità nella relazione che consegnano al pubblico ministero”, ha affermato. Secondo il giornalista, nella documentazione si sarebbe attribuito alla traccia il DNA di Chiara Poggi parlando espressamente di materiale ematico.

È su questo punto che il tono del confronto è salito ulteriormente. “Non siamo tutti scemi”, ha detto Abbate a Capra, aggiungendo che sulla questione continuerebbero a emergere incongruenze che meritano una spiegazione tecnica precisa.

Capra: “Il DNA è molto più sensibile”

La replica di Marzio Capra è stata netta. Il genetista ha sostenuto che l’interpretazione di Abbate sarebbe fuorviante perché il test specifico per il sangue e l’analisi del DNA avrebbero riguardato prelievi differenti.

Secondo Capra, inoltre, l’analisi genetica avrebbe una sensibilità superiore rispetto al test utilizzato per identificare il sangue. Il consulente ha ricordato che su numerosi campioni furono ottenuti risultati negativi e che già nel 2007 era noto come molte delle tracce originarie fossero state consumate o asportate durante gli accertamenti.

“Il DNA è molto più sensibile e ha già dato una risposta negativa”, ha sostenuto Capra, contestando l’idea che il risultato dell’OPTI test possa da solo ribaltare il significato complessivo delle analisi effettuate all’epoca.

La domanda di Abbate: “Perché non gli dissero che il test era già stato fatto?”

Il giornalista ha quindi spostato il confronto su un altro passaggio considerato cruciale. Abbate ha ricordato che il 25 settembre 2007 il consulente della difesa Matteo Fabbri avrebbe chiesto di effettuare l’OPTI test su una specifica traccia.

La domanda posta in trasmissione è stata semplice: se quel tipo di esame era già stato effettuato in precedenza, perché non sarebbe stato detto chiaramente a Fabbri?

“Perché non gli si dice: l’abbiamo fatto e ha dato questo risultato?”, ha chiesto Abbate. Il giornalista ha insistito anche sull’assenza, a suo giudizio, di una verbalizzazione esplicita dell’esame già eseguito.

Capra ha replicato spiegando che Fabbri avrebbe chiesto un test su una traccia specifica dalle dimensioni estremamente ridotte. In quel caso, secondo la risposta attribuita all’allora capitano del Ris Alberto Marino, procedere con l’esame avrebbe potuto consumare il materiale disponibile senza lasciare una quantità sufficiente per le analisi genetiche successive.

“La domanda non è quella”

Il confronto è quindi degenerato in un serrato botta e risposta. Abbate ha continuato a sostenere che il punto non fosse la possibilità tecnica di eseguire un nuovo test, ma il fatto che non sarebbe stato detto che un accertamento analogo era già stato effettuato.

“Marino non dice che ha fatto l’OPTI test, è certo”, ha insistito il giornalista. Capra ha reagito sostenendo che la questione venisse impostata in maniera sbagliata: “La domanda non è quella”.

Lo scambio ha mostrato ancora una volta quanto siano distanti le interpretazioni dei protagonisti che stanno rileggendo oggi gli atti dell’indagine del 2007.

Il caso dei pedali torna al centro dell’inchiesta

La questione dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi è tornata centrale nelle ultime settimane dopo l’emersione di nuovi documenti e annotazioni relative agli accertamenti svolti dal Ris.

Sul materiale prelevato dai pedali venne individuato un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi, elemento che ebbe un peso nella ricostruzione accusatoria. Oggi, però, il dibattito si concentra sulla natura originaria di quelle tracce, sui diversi campioni utilizzati per i test e sulla corretta interpretazione delle analisi effettuate.

Il punto cruciale resta stabilire se vi sia stata semplicemente una normale differenza tra test eseguiti su campioni diversi oppure se alcuni risultati rilevanti non siano stati rappresentati in maniera completa agli inquirenti e alla difesa.

Abbate rilancia anche l’ipotesi dello scambio di campioni

Durante la stessa puntata Abbate ha inoltre riferito un’indiscrezione, precisando di non essere riuscito a verificarla, secondo la quale il DNA attribuito a Chiara Poggi e analizzato il 19 settembre 2007 potrebbe non provenire dalla traccia prelevata sui pedali.

Il giornalista ha collegato questa ipotesi alla possibilità di uno scambio di campioni, ma si tratta al momento di un’ipotesi non verificata e non di un fatto accertato. Capra ha respinto duramente questa ricostruzione, definendo prive di fondamento le conclusioni tratte sulla base di elementi non ancora dimostrati.

Proprio la distinzione tra dati documentali, interpretazioni tecniche e indiscrezioni resta quindi fondamentale in una vicenda giudiziaria che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a produrre nuovi elementi e nuove letture.

Il nuovo fronte giudiziario

Il dibattito sugli accertamenti del 2007 si inserisce nel nuovo capitolo dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Le verifiche riaperte negli ultimi mesi stanno riesaminando reperti, consulenze e testimonianze già acquisiti nella prima indagine, mentre continua l’attenzione sulla posizione di Andrea Sempio.

Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi segue con interesse ogni elemento che possa essere utilizzato in un eventuale futuro percorso di revisione della condanna definitiva. Al momento, però, nessuna revisione ha cancellato o modificato la sentenza che ha condannato Stasi per l’omicidio della fidanzata.

Lo scontro tra Abbate e Capra fotografa quindi il clima che circonda questa nuova fase del caso Garlasco: da una parte chi ritiene che nei vecchi accertamenti stiano emergendo anomalie capaci di mettere in discussione punti importanti della ricostruzione processuale, dall’altra chi sostiene che molti degli elementi presentati come nuovi fossero già noti e non cambino la sostanza delle prove valutate nei processi.

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Ultimo Aggiornamento: 17/10/2026 14:20

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