
Israele rilancia il progetto di una funivia a Gerusalemme destinata a collegare la parte occidentale della città con il sito archeologico della Città di David, nel quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme Est. Un’infrastruttura turistica che torna al centro delle polemiche dopo anni di sospensione, tra contestazioni internazionali, espropri e ordini di demolizione che coinvolgono decine di residenti palestinesi. A documentare la ripresa del piano è un atto dell’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme, datato 14 settembre 2026.
Tra le persone coinvolte c’è Shadi, residente a Wadi al-Rababa, nella zona di Silwan, dove la sua famiglia possiede una casa da generazioni. L’uomo vive nell’abitazione con la moglie e quattro figli, ma il terreno è stato destinato alla realizzazione dei sostegni della funivia, alcuni dei quali raggiungeranno i 26 metri di altezza. Shadi sostiene che la proprietà familiare sia stata confiscata dalle autorità israeliane e di aver ricevuto un ordine di demolizione. Secondo il comitato locale di Wadi al-Rababa, sono almeno 60 i palestinesi interessati da provvedimenti analoghi.
Una funivia di 1,4 chilometri verso la Città di David
Il piano prevede la costruzione di un collegamento lungo 1,4 chilometri, con 15 piloni e una capacità di trasporto di 3.000 passeggeri all’ora. La partenza è prevista nell’area della Prima Stazione, l’ex scalo ferroviario trasformato in spazio ricreativo a Gerusalemme Ovest. Il percorso comprenderà una fermata sul Monte Sion e attraverserà dall’alto alcune delle zone storiche e religiose più importanti della città, tra cui il Monte degli Ulivi e il Giardino del Getsemani.
La destinazione sarà il complesso turistico Kadem, una struttura di circa 16.000 metri quadrati in costruzione all’ingresso della Città di David, il parco archeologico gestito nell’area di Silwan. Il progetto è sostenuto dalle autorità israeliane e dall’organizzazione di coloni Elad Foundation. Si tratta di un territorio particolarmente controverso: Gerusalemme Est è stata occupata da Israele nel 1967 e successivamente annessa, un’annessione che non viene riconosciuta dalla comunità internazionale.
Secondo Emek Shaveh, associazione israeliana composta da archeologi e attivisti impegnati nella tutela del patrimonio culturale, la funivia avrebbe conseguenze che vanno oltre la mobilità turistica. L’organizzazione sostiene che l’infrastruttura contribuirebbe a rafforzare la presenza israeliana nei quartieri palestinesi, modificando i tradizionali itinerari dei visitatori e indirizzandoli verso siti gestiti dalle organizzazioni dei coloni. L’associazione contesta inoltre l’effettiva necessità del collegamento dal punto di vista dei trasporti.
Si ritira anche un’azienda italiana coinvolta nel progetto
Nella vicenda compare anche una società italiana. Come ricostruisce Repubblica, la Ropes S.r.l. di Bolzano, specializzata nella consulenza ingegneristica per gli impianti a fune, era stata coinvolta nelle valutazioni tecniche preliminari. Il titolare Stephan Obexer ha confermato i contatti con i promotori e l’iniziale disponibilità a collaborare, precisando però che l’azienda ha deciso di ritirarsi nel corso di ottobre.
La società altoatesina non è la prima impresa straniera ad abbandonare l’iniziativa. Nel 2024 avevano già rinunciato a partecipare la francese CNA e la svizzera Histec Engineering. La difficoltà di individuare partner tecnici internazionali aveva contribuito a rallentare un progetto annunciato nel 2017 dall’allora e attuale primo ministro Benjamin Netanyahu. Il nuovo documento dell’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme conferma tuttavia la volontà di procedere, anche attraverso una possibile revisione degli interventi per ridurre i costi, inizialmente stimati in oltre 8,7 milioni di euro.
Le opposizioni alla funivia si susseguono da anni. Nel 2019 70 tra intellettuali, archeologi e architetti israeliani avevano sottoscritto una dichiarazione contraria alla sua realizzazione, mentre 27 architetti di rilievo internazionale avevano chiesto al governo di fermare i lavori per tutelare il paesaggio storico della Città Vecchia. Anche una coalizione di associazioni israeliane aveva presentato ricorso all’Alta corte, che nel maggio 2022 aveva però respinto le contestazioni.
Per gli abitanti palestinesi di Silwan, intanto, la controversia riguarda soprattutto il futuro delle proprie abitazioni. Le famiglie interessate continuano a contestare gli ordini di demolizione davanti ai tribunali israeliani. Shadi, intervistato da Repubblica, denuncia la mancanza di tutela per i residenti e ribadisce la volontà di non abbandonare la terra della propria famiglia. La ripartenza della funivia riapre così uno dei conflitti più delicati di Gerusalemme Est, dove sviluppo turistico, tutela del patrimonio storico e diritti dei residenti si intrecciano da decenni.


