
Il nuovo decreto Sicurezza cambia forma dopo gli scontri di Milano e il confronto tra il governo e il Quirinale. Sul tavolo ci sono misure più severe per contrastare le violenze durante le manifestazioni, nuove possibilità di intervento preventivo e un inasprimento delle norme che riguardano i minorenni. Ma non tutte le disposizioni contenute nelle bozze circolate finora sembrano destinate a superare l’esame istituzionale. In particolare, sarebbero emerse perplessità sull’ipotesi di attribuire funzioni di polizia giudiziaria ai militari dell’Esercito impiegati nelle strade. Il provvedimento è ancora in fase di definizione: gli uffici legislativi di Palazzo Chigi e del Quirinale stanno lavorando al testo, mentre resta da chiarire quali misure entreranno effettivamente nella versione definitiva.
Il nodo principale riguarda proprio il ruolo dei militari. Il governo punta a rafforzare il dispositivo di sicurezza, anche attraverso l’invio di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, nell’ambito del potenziamento dell’operazione Strade sicure. L’ipotesi di estendere a questi uomini i poteri di polizia giudiziaria avrebbe però incontrato la contrarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La preoccupazione, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni del confronto istituzionale, riguarda l’opportunità di affidare funzioni investigative a personale che non possiede la stessa formazione specifica di polizia, carabinieri e guardia di finanza. La soluzione alternativa sarebbe quella di organizzare pattuglie miste, composte da militari e appartenenti alle forze dell’ordine, mantenendo distinte le rispettive competenze.
Fermo preventivo e avviso orale per i minorenni

Tra le misure ancora in discussione c’è il fermo preventivo dei minorenni, che potrebbe essere limitato a un massimo di 24 ore. L’obiettivo sarebbe consentire alle autorità di intervenire prima che determinate situazioni degenerino in episodi di violenza, soprattutto in occasione di manifestazioni e mobilitazioni organizzate anche attraverso i social network. La durata e le modalità di applicazione della misura restano tuttavia legate alla definizione del testo. Si tratta di uno dei passaggi più delicati del decreto, perché coinvolge direttamente la libertà personale dei ragazzi e richiede garanzie precise sui presupposti del fermo e sulle procedure da seguire.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato inoltre l’introduzione di una specifica forma di avviso orale applicabile ai minorenni tra i 14 e i 18 anni. Intervenendo in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha spiegato che si tratta di una misura di prevenzione affidata all’autorità di pubblica sicurezza. Il provvedimento consente al questore di vietare, per esigenze preventive, la frequentazione di determinati luoghi aperti al pubblico, anche limitatamente a specifiche fasce orarie. La misura può riguardare persone che abbiano tenuto comportamenti lesivi nei confronti di persone o cose oppure che siano già state destinatarie di provvedimenti di prevenzione nei cinque anni precedenti. Con il nuovo decreto, ha precisato Piantedosi, questo strumento potrà essere applicato anche ai ragazzi che abbiano compiuto 14 anni e non abbiano ancora raggiunto la maggiore età.
La bozza interviene anche sulla responsabilità penale dei minorenni tra i 14 e i 18 anni. Tra le ipotesi discusse figura una presunzione di capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria, che modificherebbe l’impostazione tradizionale secondo cui tale capacità deve essere accertata caso per caso. Una modifica che inciderebbe su un principio importante del diritto penale minorile, nel quale l’età, la maturità individuale e il percorso educativo assumono un ruolo centrale. Il testo contempla inoltre l’estensione della flagranza differita ai minorenni: uno strumento che consente, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, di procedere all’arresto sulla base di elementi raccolti successivamente al fatto, come immagini e registrazioni.
Le nuove regole per le manifestazioni

Un ulteriore capitolo riguarda i ragazzi che hanno compiuto 16 anni. Per loro, secondo le disposizioni contenute nella bozza, il giudice potrebbe disporre misure cautelari anche quando queste comportino l’interruzione di percorsi educativi in corso. Si discute inoltre di un inasprimento delle sanzioni penali per i reati commessi da gruppi durante le manifestazioni pubbliche. L’intenzione è rendere più incisiva la risposta alle condotte violente, ma il confronto resta aperto sulla necessità di bilanciare la tutela dell’ordine pubblico con le garanzie specifiche previste per i minorenni e con la funzione educativa del sistema giudiziario.
Tra le novità più significative figura l’introduzione del reato di «partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche». La disposizione, nella formulazione circolata, riguarderebbe chi prende parte a gruppi composti da più di cinque persone e utilizza illegittimamente strumenti atti a offendere, creando un pericolo concreto. Il ministero della Giustizia avrebbe inoltre proposto di estendere la flagranza differita, prevista dall’articolo 382-bis del Codice di procedura penale, a una serie di reati: devastazione e saccheggio, attentati agli impianti di pubblica utilità, danneggiamenti commessi da gruppi e la nuova fattispecie legata alla partecipazione violenta alle manifestazioni. Anche in questo caso, la portata effettiva delle disposizioni dipenderà dal testo finale e dalle condizioni che saranno previste per la loro applicazione.
Il decreto potrebbe intervenire anche sulla tutela delle forze dell’ordine. Tra le misure allo studio c’è la procedibilità d’ufficio per le lesioni ai danni di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza, estesa a tutti i casi e non soltanto alle ipotesi aggravate previste dall’attuale disciplina. In questo modo, l’avvio del procedimento penale non dipenderebbe dalla presentazione di una querela nei casi contemplati dalla norma. Sul fronte organizzativo, la bozza prevede inoltre strumenti per rendere più efficiente la macchina giudiziaria, facilitando l’assegnazione provvisoria dei magistrati e consentendo, in determinate circostanze, che uno stesso magistrato venga assegnato a più uffici giudiziari all’interno del medesimo distretto.
Le altre misure allo studio
Un altro intervento riguarderebbe l’ampliamento dell’avviso orale, una misura di prevenzione personale che potrebbe comprendere il divieto di frequentare determinati luoghi pubblici anche soltanto in specifiche fasce orarie. La bozza punta inoltre a rafforzare la responsabilità dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni. Resta poi aperta la discussione sul potenziamento degli strumenti informativi a disposizione dell’intelligence, con possibili nuovi obblighi per le piattaforme digitali chiamate a fornire informazioni più ampie sulle mobilitazioni organizzate online. Un aspetto rilevante in un contesto in cui gli appuntamenti di piazza vengono spesso promossi e coordinati attraverso TikTok, Telegram e altri canali digitali.
Il confronto sul decreto Sicurezza si muove dunque tra la volontà del governo di rispondere agli episodi di violenza durante le manifestazioni e la necessità di rispettare i limiti costituzionali e le garanzie individuali. Il fermo preventivo dei minori per un massimo di 24 ore, l’avviso orale dai 14 anni, le nuove fattispecie di reato e l’estensione della flagranza differita sono tra i punti che potrebbero modificare le regole sulle manifestazioni. Sul fronte dei militari, invece, il confronto con il Quirinale sembra orientare il governo verso soluzioni che rafforzino la presenza sul territorio senza attribuire all’Esercito poteri investigativi aggiuntivi. La partita, tuttavia, non è ancora chiusa: fino all’approvazione del testo definitivo, le misure contenute nelle bozze restano ipotesi in discussione e non norme già in vigore.


