
Donald Trump si avvicina alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti con un indice di gradimento indicato intorno al 36%, tensioni crescenti nel Partito Repubblicano e il rischio di perdere il controllo del Congresso. A pesare sulla campagna elettorale è soprattutto il carovita, diventato una delle principali preoccupazioni degli americani. Una possibile avanzata dei Democratici potrebbe complicare gli ultimi due anni della presidenza, aprendo la strada a indagini parlamentari e nuove iniziative di impeachment.
A tracciare il quadro è Damiano Ficoneri, giornalista della redazione esteri del Tg La7, per oltre trent’anni inviato negli Stati Uniti e autore del podcast Trumpology. Nella mente di Donald Trump. Nell’ambito della rubrica Un tema, 10 domande, Ficoneri ha analizzato le difficoltà dell’amministrazione americana, le divisioni politiche e il futuro del movimento Maga.
Elezioni Usa, Trump rischia di perdere il controllo del Congresso
Le elezioni di metà mandato rappresentano un passaggio fondamentale per la politica americana. Gli elettori saranno chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e circa un terzo del Senato.
Il sistema istituzionale statunitense prevede un equilibrio tra i poteri del presidente e quelli del Congresso, che può esercitare un ruolo decisivo nel limitare l’azione della Casa Bianca. Come spiega Ficoneri, la frequenza delle consultazioni obbliga i parlamentari a mantenere un rapporto costante con gli elettori. «Sostanzialmente, i deputati americani sono perennemente in campagna elettorale: vivono la loro vita politica in campagna elettorale anche quando sono a Washington e dovrebbero legiferare».
Secondo l’analisi del giornalista, il calo dei consensi di Trump sta creando preoccupazione anche in Stati tradizionalmente favorevoli ai Repubblicani, come Texas, Alaska e Kansas, dove i comitati di finanziamento politico stanno concentrando nuove risorse. Un’eventuale maggioranza democratica in entrambe le Camere potrebbe ostacolare l’approvazione delle misure economiche del presidente, rafforzare le attività di controllo sull’amministrazione e favorire nuove iniziative parlamentari per la sua messa in stato d’accusa.
«Il carovita è l’unico vero tema»: la difficoltà delle famiglie americane
Al centro della campagna elettorale non ci sono soltanto l’immigrazione, la politica estera o i rapporti con la Cina, ma soprattutto le condizioni economiche delle famiglie.
L’aumento dei prezzi, i costi energetici e le conseguenze dei dazi commerciali hanno alimentato il malcontento di una parte dell’elettorato. «Esiste un solo argomento in questa campagna elettorale, ed è il carovita per gli americani. Tutto ritorna su questo punto», sostiene Ficoneri. Il giornalista richiama anche la crisi di un modello di benessere che per decenni ha rappresentato uno degli elementi centrali dell’identità statunitense. «Il sogno americano non è semplicemente trovare lavoro o la mobilità sociale… è anche che, una volta con un certo stipendio, ti compravi la casa, ti compravi la macchina, mettevi su famiglia nel tuo sobborgo e vivevi sereno. Tutto questo non è più possibile». Secondo questa lettura, Trump paga politicamente la difficoltà di offrire risposte percepite come efficaci sui prezzi e sul potere d’acquisto, mentre i tentativi di collegare i problemi economici alle crisi internazionali non sembrano sufficienti a convincere tutti gli elettori.
Repubblicani divisi, cresce il peso di Elon Musk
Le difficoltà nei sondaggi stanno alimentando tensioni anche all’interno del Partito Repubblicano.
Secondo Ficoneri, alcuni candidati cercano di differenziarsi da Trump, recuperando posizioni più vicine al conservatorismo tradizionale, soprattutto in materia di disciplina fiscale e libero commercio. Anche il Partito Democratico deve però affrontare divisioni interne, tra l’ala progressista e quella moderata, con strategie differenti per conquistare il consenso degli elettori. Un ruolo importante nella campagna è attribuito a Elon Musk, che, secondo i dati citati nell’intervista, ha mobilitato circa 360 milioni di dollari a sostegno dei candidati Maga.
Ficoneri ritiene che per l’imprenditore siano in gioco anche interessi personali ed economici. «Sa benissimo che, se i democratici vanno al potere, lui è il primo obiettivo, più di Trump», afferma. Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe infatti avviare indagini parlamentari sulle attività di Musk, dal progetto Doge ai rapporti economici delle sue aziende con il governo federale.
Le accuse di brogli e il timore di nuove tensioni
Un altro tema affrontato nell’intervista riguarda la retorica di Trump sulle presunte irregolarità elettorali.
Il presidente è tornato a sollevare accuse preventive di possibili brogli, mentre si discute dell’eventualità di controlli straordinari ai seggi. Ficoneri interpreta queste dichiarazioni come un segnale di difficoltà politica e richiama il clima di tensione culminato nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Le accuse di brogli, tuttavia, non costituiscono di per sé prove di irregolarità. Anche l’eventuale impiego di forze federali nei pressi dei seggi dovrebbe confrontarsi con precisi limiti giuridici.
Il trumpismo sopravvivrà a Trump?
L’ultima questione riguarda il futuro del movimento Maga, indipendentemente dall’esito delle elezioni del 3 novembre 2026.
Secondo Ficoneri, il trumpismo rappresenta una componente della cultura politica americana destinata a sopravvivere anche a eventuali sconfitte elettorali. «Di sicuro non sarà la fine dell’ideologia trumpiana, non sarà la fine del popolo Maga», osserva il giornalista. «È una sfumatura all’interno dell’anima americana che ogni tanto viene fuori… e che anche in futuro vedremo».
Il risultato delle elezioni determinerà soprattutto i rapporti di forza tra Congresso e Casa Bianca negli ultimi due anni del mandato presidenziale. Anche una maggioranza democratica, però, non comporterebbe automaticamente un impeachment o la rimozione di Trump: quest’ultima richiederebbe una condanna del Senato con una maggioranza di due terzi.
A confermare la centralità dell’economia è anche una rilevazione del Pew Research Center pubblicata l’8 ottobre: l’84% degli elettori registrati considera l’economia molto importante per il proprio voto, mentre il gradimento di Trump si attesta al 30% nel sondaggio dell’istituto.
La sfida delle elezioni di metà mandato, dunque, non riguarda soltanto il futuro politico del presidente, ma anche la capacità dei due partiti di rispondere alle preoccupazioni economiche degli americani e di definire i nuovi equilibri istituzionali degli Stati Uniti.


