
C’è sangue ovunque. Sul letto, sul pavimento, fino al bagno. E poi c’è il rumore dell’acqua che scorre. Non per lavare un piatto, non per rinfrescarsi dopo il lavoro. Ma per lavarsi via un omicidio. Per togliersi di dosso il sangue della donna che fino a pochi minuti prima diceva di amare. Solo dopo, vestiti puliti, via. In macchina, verso l’Abruzzo, a costituirsi. Come se una doccia potesse lavare anche la coscienza.
La confessione in caserma dopo la fuga in Abruzzo
Si chiama Marco Panichi, 53 anni, originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, termoidraulico. È lui l’uomo arrestato per il femminicidio di Grey Noralba Sanmartin Villalba, 36 anni, trovata senza vita la mattina di giovedì 22 ottobre in un appartamento a Vergiate, nel Varesotto.
Secondo quanto rivelato a Fanpage.it da fonti investigative, Panichi, dopo aver ucciso la compagna, si sarebbe fatto una doccia prima di lasciare l’appartamento e mettersi in viaggio verso l’Abruzzo, dove nella notte si è presentato in caserma per costituirsi e confessare il delitto.
La lite per una foto su un vecchio telefono
All’origine della lite che ha portato alla tragedia, ci sarebbe stata una fotografia trovata dalla donna in un vecchio telefono di Panichi. La foto di un’altra donna.
Secondo la ricostruzione, Grey aveva raggiunto il compagno nell’appartamento di Vergiate, che l’uomo usava come punto d’appoggio per lavoro. Lei viveva nelle Marche, lui scendeva nei weekend a trovarla. Una casa anonima, dove nessuno conosceva i due, nemmeno i vicini.
Quando lei ha visto quella foto, è scoppiata una discussione furiosa. Una lite che, secondo la versione fornita dalla difesa tramite l’avvocato Leonardo Casciere, sarebbe degenerata in un’aggressione.
La versione dell’uomo: “Mi ha aggredito lei”
Panichi sostiene di aver agito per difesa, dopo essere stato attaccato con un coltello dalla compagna. L’uomo avrebbe riportato ferite al braccio sinistro, con una lesione profonda che ha richiesto punti di sutura in ospedale, e alla mano destra.
Sarebbe la stessa arma che poi avrebbe usato per uccidere Grey, colpita ripetutamente con un coltello in diverse zone vitali: addome, seno e sterno.
La scena del crimine: sangue fino al bagno
Quando, diverse ore più tardi, soccorritori e investigatori sono arrivati nell’appartamento, la donna era già morta, con l’arma ancora sul corpo, nella camera da letto.
Secondo quanto riferito a Fanpage.it, sarebbe stato trovato sangue in diversi punti della casa, con una scia che arrivava fino al bagno, e scarpe e vestiti sporchi. Proprio in bagno Panichi si sarebbe lavato, cancellando le tracce più evidenti prima della fuga.
Nella sua confessione avrebbe descritto una relazione segnata in passato anche da tensioni legate alla gelosia.
Cosa succede ora
Sul piano giudiziario il procedimento è ancora nelle fasi iniziali. L’interrogatorio di convalida del fermo è stato rinviato a lunedì prossimo, in attesa che i carabinieri depositino gli atti nella mattinata di domani. Saranno quei documenti, insieme agli ulteriori accertamenti del medico legale, a definire meglio il quadro delle contestazioni.
Resta intanto l’orrore di un dettaglio, quello della doccia, che più di ogni altro racconta la lucidità di quei minuti dopo l’omicidio. La freddezza di chi uccide e poi trova il tempo di lavarsi, prima di scappare.


