
Quattro anni dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, l’Ucraina resta il fronte più avanzato della sicurezza europea. In decine di città del continente e negli Stati Uniti migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere che il sostegno politico, militare e umanitario a Kiev non venga meno. Il messaggio è chiaro: la guerra non riguarda solo l’Ucraina, ma l’equilibrio dell’Europa.
Manifestazioni nelle capitali europee
A Berlino associazioni civiche ucraine e tedesche hanno organizzato una marcia con lo slogan “Per il futuro dell’Europa”, da Lustgarten fino alla Porta di Brandeburgo. Gli organizzatori hanno sottolineato che l’esito del conflitto inciderà sull’architettura di sicurezza europea per i prossimi decenni.
A Londra l’ambasciata ucraina ha convocato una commemorazione a Trafalgar Square per ricordare quattro anni di invasione su larga scala e dodici anni di aggressione russa. L’obiettivo è ribadire che l’attenzione internazionale non può spostarsi altrove per effetto delle nuove priorità geopolitiche.
A Praga migliaia di persone si sono radunate nella Piazza della Città Vecchia per l’iniziativa “Insieme per l’Ucraina”. Il presidente ceco Petr Pavel ha avvertito che la qualità di qualsiasi futura pace determinerà la stabilità dell’Europa. A Parigi circa duemila persone hanno marciato chiedendo la prosecuzione degli aiuti e la confisca dei beni russi congelati. A Lussemburgo un migliaio di partecipanti ha preso parte a una manifestazione con la presenza di funzionari europei, mentre a Budapest si è svolta un’iniziativa più contenuta con una mostra di disegni realizzati da bambini ucraini colpiti dalla guerra.
In Italia, a Milano, edifici pubblici sono stati illuminati con i colori della bandiera ucraina in concomitanza con eventi di solidarietà organizzati da associazioni civiche. Gli organizzatori hanno collegato l’anniversario alla prospettiva di un’integrazione europea di Kiev e alla necessità di sostenere i meccanismi di giustizia internazionale.
Manifestazione a Washington
Anche a Washington migliaia di persone si sono radunate per sollecitare un sostegno costante degli Stati Uniti. Gli interventi hanno richiamato il rischio di una “stanchezza politica” e insistito sull’importanza di mantenere aiuti militari e finanziari per evitare che il quinto anno di guerra si apra con un arretramento strategico.
A che punto è la guerra in Ucraina
La guerra è iniziata con un boato all’alba del 24 febbraio 2022. In poche ore Kiev si è trasformata in una città in fuga. I carri armati russi hanno attraversato il confine a nord, a est e a sud, avanzando verso Kharkiv, il Donbass e dalla Crimea. Nei primi giorni molte città sono cadute, ma l’aeroporto di Gostomel non è stato conquistato. Lì si è consumato uno dei primi fallimenti dell’offensiva russa, segnale che l’operazione non sarebbe stata una “passeggiata”.
La lunga colonna di mezzi diretta verso la capitale si è bloccata per problemi logistici. A Kharkiv interi quartieri sono stati devastati, ma la città non è caduta. Nel Mar Nero la flotta russa ha minacciato Odessa, ma l’affondamento dell’incrociatore Moskva ha cambiato l’equilibrio sul fronte navale. Sono seguiti mesi di avanzate e controffensive, le stragi di Bucha e Irpin, la distruzione del teatro di Mariupol, il referendum per l’annessione di regioni mai interamente occupate.
Oggi la guerra è logoramento. Le stime parlano di decine di migliaia di soldati russi uccisi ogni mese, mentre le perdite ucraine restano difficili da quantificare. I civili affrontano inverni rigidissimi, con carenze di elettricità e gas dovute ai bombardamenti sulle infrastrutture energetiche.
Sul piano politico il sostegno occidentale è cambiato di tono. Con Joe Biden la guerra veniva presentata come difesa dei valori occidentali. Con Donald Trump l’accento si è spostato sulla necessità di chiudere il conflitto rapidamente e ridefinire le priorità strategiche, in particolare verso la Cina. Volodymyr Zelensky, da simbolo della resistenza, è diventato oggetto di critiche crescenti, tra accuse di corruzione interna e tensioni con alcuni partner occidentali.
Nel frattempo il dibattito pubblico europeo si è polarizzato. C’è chi invoca concessioni territoriali alla Russia per “fermare la guerra” e chi sostiene che qualsiasi cedimento aprirebbe la strada a nuove aggressioni. In mezzo restano gli ucraini, entrati nel quinto anno di conflitto mentre l’attenzione internazionale oscilla.
Quattro anni dopo, la domanda non è solo se Kiev riuscirà a resistere. La questione è se l’Europa saprà mantenere coesione politica, sostegno militare e controllo della propria sicurezza. Perché l’Ucraina potrebbe perdere la guerra solo nel momento in cui l’Europa decidesse di arretrare.


