
All’apparenza poteva sembrare l’ennesima tragedia domestica consumata tra le mura di una casa di famiglia. Ma dietro quelle fiamme e quel silenzio irreale si nascondeva qualcosa di molto più inquietante. Una madre convinta che la propria abitazione fosse abitata da presenze oscure, terrorizzata dall’idea di essere in pericolo, ha trasformato una giornata qualunque in una scena da orrore puro.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe prima colpito con un coltello il figlio di sei anni, ferendolo mortalmente al petto. Subito dopo avrebbe cosparso l’abitazione con liquidi infiammabili, utilizzando un innesco artigianale composto da liquido per accendini e benzina. Le fiamme si sono propagate in tre punti distinti della casa, rendendo impossibile la fuga dell’altro bambino, Tristan, di soli cinque anni, che è morto a causa dell’inalazione del fumo. Nel caos che ne è seguito, la donna è fuggita portando con sé il figlio più piccolo, di appena tre anni.

Uccide i figli: era convinta fossero posseduti
La sparizione del bambino ha fatto scattare un’allerta Amber in tutto lo Stato, il protocollo di emergenza che entra in funzione quando un minore è ritenuto rapito e in grave pericolo. Le ricerche si sono attivate immediatamente e nel giro di poco tempo la donna è stata rintracciata e arrestata. In un primo momento, tuttavia, l’ipotesi investigativa si era concentrata su possibili negligenze: il rogo aveva distrutto gran parte delle prove e sembrava plausibile che si trattasse di un tragico incidente domestico.

Solo esami più approfonditi sui corpi dei bambini hanno fatto emergere una verità ben diversa. Le ferite da arma da taglio e la dinamica dell’incendio hanno spinto gli inquirenti a contestare accuse gravissime, tra cui omicidio di primo grado e incendio doloso. È così che la vicenda ha assunto contorni ancora più sconvolgenti, rivelando una pianificazione che andava oltre la fatalità.

La protagonista di questa storia è Jennifer Marie Stately, 37 anni. Il 15 marzo 2024, nella riserva di Red Lake Nation, in Minnesota, la donna avrebbe messo in atto quello che gli inquirenti descrivono come un gesto estremo e deliberato. Secondo quanto riportato dal New York Post, prima avrebbe pugnalato il piccolo Remi e poi avrebbe appiccato il fuoco alla casa, intrappolando Tristan all’interno.
La linea difensiva punta ora su un presunto stato di alterazione mentale. L’avvocato Paul Engh ha dichiarato al Minnesota Star Tribune: “Pensava che la casa fosse demonizzata, e che i due figli avessero minacciato di ucciderla. Si sentiva in pericolo e ha agito di conseguenza, era vittima di un delirio”. Una spiegazione che apre lo scenario dell’infermità mentale, ma che non cancella la gravità delle accuse. La donna rischia l’ergastolo, mentre il tribunale dovrà stabilire se dietro quell’atto si nascondesse davvero un delirio o una responsabilità piena e consapevole.


