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Maltempo shock, terribile frana in discarica: ci sono morti e dispersi

Pubblicato: 09/03/2026 18:06

Una catastrofe ambientale e umana ha colpito la discarica di Bantargebang, in Indonesia, dove il collasso di un’imponente montagna di rifiuti ha causato almeno cinque morti e diversi dispersi. Il dramma si è consumato ieri pomeriggio, quando ore di intense precipitazioni hanno destabilizzato i colossali cumuli di scarti, trasformandoli in una massa liquida e inarrestabile che ha travolto tutto ciò che incontrava sul suo cammino. Le autorità locali riferiscono che detriti e fango hanno sepolto mezzi pesanti e postazioni di ristoro, trasformando il sito di stoccaggio in una trappola mortale per autisti e venditori ambulanti. Attualmente, oltre 200 soccorritori tra militari, polizia e volontari stanno setacciando l’area con l’ausilio di unità cinofile, nel tentativo disperato di individuare eventuali sopravvissuti.

Bantargebang: un colosso al collasso

Bantargebang rappresenta il cuore, ma anche il punto di rottura, dello smaltimento rifiuti per la megalopoli di Giacarta. Con un’estensione di oltre 110 ettari, il sito accoglie quotidianamente fino a 8.000 tonnellate di scarti. Dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 1989, la struttura ha dato vita a un panorama artificiale inquietante: colline di spazzatura che superano i 50 metri d’altezza, equivalenti a palazzi di 15 piani. Si stima che il sito contenga ormai oltre 55 milioni di tonnellate di rifiuti, una mole che ha superato ogni limite di capacità progettuale.

Questo luogo, tuttavia, è anche un ecosistema sociale drammatico. Circa 3.000 famiglie di “scavatori” vivono tra i rifiuti, setacciando quotidianamente plastica, metalli e cartone per sopravvivere. Per questi lavoratori, il pericolo di frane, infezioni e inalazione di gas tossici, come il metano prodotto dalla decomposizione dei materiali organici, è una minaccia costante. Il crollo di ieri ha reso evidente l’estrema precarietà di un modello di gestione che, oltre a gravare pesantemente sull’ambiente, sacrifica la sicurezza di migliaia di persone invisibili, costrette a convivere con una “bomba ecologica” pronta a esplodere al primo segnale di maltempo.

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