
Sono arrivati in quattro, a bordo di un’auto scura, attraversando una folla compatta di giornalisti e curiosi. Gli ispettori del ministero della Giustizia hanno fatto il loro ingresso al Tribunale dei minorenni dell’Aquila dando ufficialmente il via a una verifica delicata e attesa. L’intervento è stato disposto dal Guardasigilli Carlo Nordio, pochi giorni dopo l’ordinanza del 6 marzo con cui i giudici hanno stabilito l’allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia in cui vivono i suoi figli.
L’attività ispettiva, iniziata tra grande attenzione mediatica, potrebbe non esaurirsi in tempi brevi. Non si esclude infatti che prosegua nei prossimi giorni con l’acquisizione di documenti e possibili colloqui con i magistrati coinvolti nella vicenda. Un lavoro che si preannuncia approfondito e che arriva in un momento particolarmente delicato, mentre il caso continua a dividere opinione pubblica e istituzioni.

Famiglia nel bosco, la decisione sui bimbi
A quasi 200 chilometri di distanza, nella cosiddetta casa nel bosco di Palmoli, la famiglia attende sviluppi con apprensione. Nathan Trevallion e Catherine Birmingham continuano a sperare in una svolta che possa riportare i figli a casa. Secondo quanto emerge dall’ultima relazione dell’assistente sociale, il padre potrebbe assumere un ruolo centrale come figura di riferimento e mediatore, ipotesi che aprirebbe alla possibilità di un nuovo affidamento dei minori.

Nel frattempo, Nathan ha accettato la proposta del sindaco Giuseppe Masciulli, che ha messo a disposizione l’ex casa del custode del campo da calcio, recentemente ristrutturata. È lì che la coppia si sta preparando a trasferirsi, in attesa di un possibile ricongiungimento con i bambini che, nelle speranze della famiglia, potrebbe avvenire entro un mese. Il progetto prevede che Nathan diventi affidatario, mentre Catherine potrebbe continuare a vivere con loro, pur senza potestà genitoriale. “Il percorso iniziato offre speranze per il ricongiungimento della famiglia”, ha spiegato il primo cittadino.
Ma il quadro resta complesso. La prima relazione dell’assistente sociale, arrivata in Procura dopo l’allontanamento, evidenzia come “I bimbi stanno meglio”, suggerendo al tempo stesso ulteriori restrizioni nei confronti della madre, già definita in passato dai giudici “ostile” e “squalificante”. Dal fronte istituzionale, intanto, prevale il riserbo. “Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari secondo la delega del ministro nella massima collaborazione e serenità. In questo momento l’attività nostra è riservata”, ha dichiarato la magistrata Monica Sarti, a capo della delegazione ispettiva, al termine della prima giornata di verifiche.
Attorno alla vicenda si muove anche un crescente interesse mediatico. A Palmoli sono arrivati due influencer, Rita De Crescenzo (a bordo di una Maserati) e PierGiovanni Gallerati, con l’intento di sostenere pubblicamente la famiglia. Un’iniziativa che però non è stata accolta con entusiasmo: Catherine, avvisata del loro arrivo, ha preferito allontanarsi, mentre Nathan ha atteso che se ne andassero prima di rientrare a casa dopo aver visitato i figli.

Il caso, nel frattempo, è approdato anche sul piano politico. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha annunciato un invito ufficiale alla famiglia per il 25 marzo, esprimendo “solidarietà” e “vicinanza” e criticando apertamente l’operato dei giudici, accusati di aver “inventato il reato di speranza”. “Contestano a una madre – sonno le sue parole – il fatto stesso di augurarsi di poter riavere presto i propri figli con sé”, ha dichiarato.
Parallelamente, il vicepremier Matteo Salvini ha deciso di rinviare la sua visita a Palmoli alla settimana successiva al referendum, senza però attenuare i toni: “Ritengo che questa sia una situazione di una violenza istituzionale senza precedenti”, ha ribadito.
È proprio in questo intreccio tra giustizia, politica e attenzione mediatica che si gioca ora il futuro della famiglia. Da un lato le verifiche ministeriali in corso, dall’altro le speranze di un ricongiungimento che appare possibile ma tutt’altro che certo. E mentre le istituzioni indagano e si dividono, resta al centro una vicenda umana che continua a interrogare profondamente l’opinione pubblica.


